Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38595 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 05/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38595

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19047-2019 proposto da:

CITYCOM SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE

di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato MICHELE

PARRAVICINI;

– ricorrente –

contro

GENERALI ITALIA SPA, (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI

N. 35, presso lo studio dell’avvocato MARCO VINCENTI, rappresentata

e difesa dall’avvocato ANDREA ORLANDONI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5492/2018 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 10/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 05/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

ROSSETTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. In data non precisata né nel ricorso, né nella sentenza impugnata, la società Citycom s.r.l. convenne dinanzi al Tribunale di Como la società Assicurazioni Generali s.p.a., esponendo:

-) di avere stipulato con la società convenuta un contratto di assicurazione contro il furto dell’autoveicolo marca (OMISSIS). modello “(OMISSIS)”;

-) che il suddetto veicolo era stato rubato; che la società convenuta non aveva adempiuto l’obbligo di pagamento dell’indennizzo.

Concluse pertanto chiedendo la condanna della Generali al pagamento dell’indennizzo contrattualmente dovuto nonché al risarcimento del danno, indicato in via equitativa della somma di Euro 20.000.

2. La Generali si costituì eccependo che il furto denunciato dalla società assicurata era simulato.

3. Con sentenza 17 gennaio 2017 n. 83 il Tribunale di Como rigettò la domanda, e condannò l’attrice ai sensi dell’art. 96 c.p.c..

La sentenza venne appellata dalla parte soccombente.

4. La Corte d’appello di Milano, con sentenza 10 dicembre 2018 n. 5492 rigettò il gravame.

La Corte d’appello ritenne che le prove documentali e testimoniali acquisite nel corso dell’istruttoria dimostravano che un’accurata attività di indagine svolta dalla polizia stradale di (OMISSIS), in collaborazione con la polizia giudiziaria di altri paesi dell’Unione Europea, aveva portato alla luce un vasto commercio di autoveicoli illecitamente esportati in Africa, di cui veniva simulato il furto.

Ritenne che le trascrizioni di intercettazioni telefoniche acquisite agli atti dimostravano che il “furto” della suddetta vettura (OMISSIS) era stato in realtà simulato, e la simulazione era stata pianificata da persone che avevano in uso utenze telefoniche intestate alla Citycom, odierna ricorrente.

Da tutte queste circostanze emergeva che il veicolo, intercettato dalla polizia spagnola nel porto spagnolo di (OMISSIS), era stato illecitamente esportato avvalendosi di un cittadino senegalese dall’Italia in Spagna, e da qui se ne era tentata l’esportazione verso l’Africa, in data (OMISSIS).

Di conseguenza il veicolo non poteva essere stato oggetto di furto il (OMISSIS).

5. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione dalla Citycom con ricorso fondato su due motivi.

La società Generali ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo la società ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione di dieci differenti norme del codice civile, e di sei diverse norme dei codici penale, di procedura civile e di procedura penale.

Deduce che il legale rappresentante della Citycom, Q.F.P., condannato per il delitto di simulazione di reato in primo grado, venne assolto in grado di appello, ed in conseguenza di tale assoluzione “e’ venuto meno il fondamento della sentenza del Tribunale civile di Como che aveva rigettato la domanda di parte ricorrente sul presupposto che la denuncia di furto dell’autovettura (OMISSIS) fosse falsa.

1.1. Il motivo è in primo luogo è inammissibile perché censura la valutazione delle prove.

La Corte d’appello, infatti, ha rigettato la domanda non perché si sia ritenuto vincolato dal giudicato penale di primo grado, ma sulla base di una autonoma valutazione delle prove acquisite, costituite anche dagli atti di indagine penali.

In secondo luogo il motivo è comunque infondato perché la sentenza penale non riverbera alcun effetto nel giudizio civile, al di fuori delle limitate ipotesi previste dagli artt. 652 e 654 c.p.p., nel caso di specie non sussistenti.

2. Col secondo motivo la ricorrente lamenta il vizio di omesso esame d’un fatto decisivo.

Il “fatto decisivo” che non sarebbe stato preso in esame consisterebbe in ciò: che le prove raccolte nel corso dell’istruttoria emerse dalla sentenza penale di assoluzione “erano coerenti con la tesi difensiva della clonazione dei dati identificativi della (OMISSIS)”.

In sostanza la società ricorrente intende sostenere che la vettura ritrovata dalla polizia in Spagna il (OMISSIS) non era la vettura di cui aveva denunciato il furto il (OMISSIS).

2.2. Il motivo è inammissibile in primo luogo ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c.; in ogni caso è inammissibile perché nella sostanza censura la valutazione delle prove.

3. Le spese del presente giudizio di legittimità seguono la soccombenza, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1, e sono liquidate nel dispositivo.

P.Q.M.

(-) rigetta il ricorso;

(-) condanna Citycom s.r.l. alla rifusione in favore di Generali Italia s.p.a. delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 4.900, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

(-) ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di cassazione, il 5 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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