Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38588 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 28/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38588

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 14282-2020 proposto da:

I.S., elettivamente domiciliato in ROMA, al corso TRIESTE

n. 87, presso lo studio dell’avvocato GREGORIA MARIA FAILLA, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA del DEMANIO, in persona del legale rappresentante in carica,

domiciliata in ROMA, alla via dei PORTOGHESI n. 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE dello STATO, che la rappresenta e difende per

legge;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 20855/2019 del TRIBUNALE di ROMA, depositata

il 29/10/2019;

udita la relazione della causa svolta, nella camera di consiglio non

partecipata in data 28/09/2021, dal Consigliere Relatore Dott. Valle

Cristiano, osserva quanto segue.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

I.S. impugna, con ricorso affidato a quattro motivi, la sentenza del Tribunale di Roma, n. 20855 del 29/10/2019, che, in riforma di sentenza del Giudice di pace della stessa sede, ha rigettato l’opposizione avverso una cartella di pagamento per oneri condominiali di un appartamento per civile abitazione, appartenente allo Stato, fruito dallo I. quale dipendente pubblico.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

La causa è stata avviata alla trattazione camerale non partecipata, secondo il rito di cui all’art. 375 c.p.c.

La proposta di manifesta infondatezza è stata ritualmente comunicata alle parti.

Il solo ricorrente ha depositato memoria nella quale ha insistito nella propria prospettazione.

I motivi di ricorso censurano come segue la sentenza d’appello.

il primo mezzo è per violazione degli artt. 348 e 342 c.p.c., in quanto l’appello era stato iscritto a ruolo oltre il termine previsto dall’art. 348 c.p.c. e non era redatto secondo i criteri indicati dall’art. 342 c.p.c., con conseguente sua improcedibilità

Il secondo motivo deduce: falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 274, trattandosi di norma non applicabile in quanto si verte in materia di locazione alla quale sono applicabili le norme civilistiche.

Il terzo motivo deduce: falsa applicazione dell’art. 1591 c.c. non vertendosi in ipotesi di mora nella riconsegna dell’immobile.

Il quarto e ultimo motivo deduce violazione dell’art. 2948 c.c. in quanto la prescrizione applicabile nella fattispecie è quella quinquennale e non quella decennale.

Il ricorso è infondato, ove non inammissibile.

Il ricorso motivo omette del tutto di specificare circostanze rilevanti, quale l’intervenuta cessazione del rapporto di impiego dello I., con la conseguenza che egli aveva perso ogni titolo di legittimazione alla fruizione dell’immobile ricadente in proprietà pubblica.

In ogni caso il ricorso e’: generico per quanto riguarda il primo motivo, in quanto non riporta i passi salienti dell’atto di appello dell’Agenzia delle Entrate che si assumono aspecifici, e comunque carenti, e non spiega quali ragioni, se non quelle di un mero opinamento soggettivo, dovrebbero condurre a ritenere che l’iscrizione a ruolo dell’atto di appello sia stata effettuata tardivamente a fronte di PEC che, come esattamente rilevato dal Tribunale di Roma, attestava l’avvenuta proposizione dell’appello il 23/12/2016, con generazione della relativa ricevuta di accettazione (in tema si veda, da ultimo Cass. n. 17328 del 27/06/2019 Rv. 654644 – 01): “Il deposito telematico degli atti processuali si perfeziona quando viene emessa la seconda PEC, ovvero la ricevuta di avvenuta consegna, da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia, come disposto dal D.L. n. 179 del 2012, art. 16 bis, comma 7 (conv., con mod.-, in L. n. 221 del 2012), inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 19, n. 2) e modificato dal D.L. n. 90 del 2014, art. 51, comma 2, lett. a) e b) (conv., con modif, in L. n. 114 del 2014), il quale ha anche aggiunto che, ferma l’applicabilità delle disposizioni di cui all’art. 155 c.p.c., commi 4 e 5, il deposito è tempestivamente effettuato, quando la ricevuta di avvenuta consegna viene generata entro la fine del giorno di scadenza, così superando quanto previsto dal D.M. n. 44 del 2011, art. 13, comma 3, ove è invece previsto che, quando la ricevuta viene rilasciata dopo le ore 14, il deposito deve considerarsi effettuato il giorno feriale immediatamente successivo.”.

In tema di mancata produzione della sentenza impugnata, da parte dell’appellante, deve richiamarsi la giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 24437 del 30/11/2016 Rv. 642076 – 01): “Il giudice di appello che rilevi, in sede di decisione, l’avvenuto deposito di una copia incompleta della sentenza impugnata, se non può decidere in base ai documenti disponibili, non deve immediatamente dichiarare l’improcedibilità dell’appello, in quanto tale statuizione, di carattere sanzionatorio, presuppone un comportamento colpevole della parte, ma deve assegnare a quest’ultima un termine per provvedere al deposito di una copia integrale della sentenza stessa, potendo poi solo in caso di inottemperana a tale invito pervenire alla suddetta declaratoria di tipo sanzionatorio.” e, in ogni caso, il Tribunale ha compiutamente esposto le ragioni per le quali riteneva che anche in carenza di produzione documentale la causa potesse essere decisa.

Il secondo motivo è del tutto infondato: la L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 274, consente il ricorso alla riscossione mediante cartella per i crediti relativi ad immobili dello Stato (Relativamente alle somme non corrisposte all’erario per l’utilizzo, a qualsiasi titolo, di immobili di proprietà dello Stato, decorsi novanta giorni dalla notificazione, da parte dell’Agenda del demanio ovvero degli enti gestori, della seconda richiesta di pagamento delle somme dovute, anche a titolo di occupazione di fatto, si procede alla loro riscossione mediante ruolo, con la rivalutazione monetaria e gli interessi legali. Limitatamente alle situa ioni debitorie per le quali la seconda richiesta di pagamento è intervenuta entro il 31 dicembre 2004, la riscossione di cui al primo periodo non è effettuata nel caso in cui i soggetti interessati provvedono, entro il 30 aprile 2005, a dichiarare alla Agenda del demanio ovvero all’ente gestore di voler adempiere, in unica soluzione, l’intera sorte del debito maturato, effettuando altresì contestualmente il relativo versamento. I giudizi pendenti, aventi ad oggetto l’accertamento, la liquidazione ovvero la condanna al pagamento dei debiti di cui al secondo periodo, si estinguono di diritto con l’esatto adempimento di quanto previsto nel medesimo periodo.) indipendentemente dalla circostanza dell’essere essi oggetto di un contratto di locazione retto dal diritto privato. L’affermazione della difesa del ricorrente del non applicarsi la detta norma all’immobile in esame, perché si tratterebbe di controversia civilistica, è del tutto apodittica, atteso che la L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 274, fa riferimento agli immobili di proprietà dello Stato. Nella specie, inoltre, le richieste di pagamento degli oneri accessori erano già state notificate allo I..

Il terzo motivo dell’impugnazione è pure del tutto apodittico e pretende di escludere l’applicazione dell’art. 1591 c.c. in quanto lo I. era nella convinzione, del tutto immotivata di poter ancora risiedere nell’appartamento, in quanto, come detto, l’immobile gli era stato concesso in uso nella qualità di pubblico dipendente ma il suo rapporto di servizio era oramai cessato, con la conseguenza che egli doveva ritenersi in mora nella restituzione del bene, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 1591 c.c..

L’ultimo motivo del ricorso, che chiede l’applicazione dell’art. 2948 c.c., in ordine alla prescrizione quinquennale, è infondato, in quanto, come già ripetutamente affermato da questa Corte (Cass. n. 03183 14/02/2006 Rv. 592519 – 01)): “La responsabilità del locatario per il ritardo nella restituzione – disciplinata dall’art. 1591 c.c., norma applicabile anche se il ritardo dipenda dal protrarsi della controversia – ha natura contrattuale perché deriva dalla violazione dell’obbligo del “conduttore” di restituire la cosa locata alla cessazione del contratto. Ne deriva che il diritto al risarcimento dei danni derivati dall’inadempimento a tale obbligo, ancorché in parte normativamente determinato con riferimento al corrispettivo convenuto, non si prescrive nel termine breve di cui all’art. 2948 c.c., n. 3, bensì nell’ordinario termine decennale. Le due obbligazioni previste dall’art. 1591 c.c., inoltre, sono autonome e di duplice natura: di valuta quella avente ad oggetto il canone, su cui maturano gli interessi dalla domanda; di valore invece quella avente ad oggetto il maggior danno”.

Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato.

Le spese di lite, seguono la soccombenza dello I. e, tenuto conto dell’attività processuale espletata e del valore della controversia, sono liquidate come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto (Sez. U n. 04315 del 20/02/2020).

PQM

Rigetta il ricorso; condanna parte ricorrente 1 pagamento delle spese di lite, che liquida in Euro 3.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA e IVA per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di Cassazione, sezione VI civile 3, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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