Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38583 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38583

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27111-2020 proposto da:

MINISTERO DELLA SALUTE (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

D.P.P., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli avvocati

MARIA LUCIA NICOLARDI, GIUSEPPE PEDONE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 542/2020 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 12/06/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

FIECCONI FRANCESCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il Ministero della Salute propone ricorso per cassazione della sentenza n. 542/2020, pubblicata il 12 giugno 2020 dalla Corte d’appello di Lecce, con la quale, in parziale accoglimento dell’appello proposto da D.P.P., ha condannato il Ministero al pagamento della somma di Euro 341.558,01 a titolo di danno biologico e invalidità temporanea, oltre le spese di giudizio, in conseguenza della infezione da virus HCV (epatite c)), contratta a causa di emotrasfusioni somministrate nei 1971, diagnosticata nel 2003, e che gli aveva causato una cirrosi epatica HCV correlata, diagnosticata nel 2008. Il ricorso è affidato a tre motivi. Parte resistente D.P.P. ha notificato controricorso illustrato da memoria.

2. La Corte d’appello, nel riformare la sentenza di primo grado, ha inteso uniformarsi alla sentenza della Cass. Sez. U. n. 576 e 581 del 2008 che ha ritenuto che, a partire dalla data di conoscenza dell’epatite B, sussiste la responsabilità del Ministero anche per il contagio degli altri due virus, poiché non costituiscono eventi autonomi e diversi, ma solo forme di manifestazione patogene dello stesso evento lesivo, posto che già a tale epoca sussistevano obblighi normativi di prevenzione con riguardo alla trasfusione e ai rischi connessi.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 2043 e 1233 c.c., ex art. 360 c.p.c., n. 3, sull’assunto che il virus dell’epatite C) fosse conosciuto solo a partire dal 1989 e che il test diagnostico non fosse ancora esistente al tempo dell’evento, non essendovi cause dell’infezione riferibili ad altro virus dell’epatite.

2. Con il secondo motivo si deduce falsa applicazione dell’art. 2043 c.c.ex art. 360 c.p.c., n. 3, in quanto non potrebbe essere desunto un generale obbligo di vigilanza in capo al Ministero, perché rimesso al personale medico e alle strutture sanitarie.

3. Con il terzo motivo si deduce omesso esame del fatto che nel 1991 il D.P. avesse eseguito esami di laboratorio che attestavano che le transaminasi erano nella norma, mentre la patologia era stata diagnosticata nel 2003.

4. Il ricorso va dichiarato inammissibile per i seguenti motivi.

5. I primi due motivi vanno trattati congiuntamente in quanto tra loro connessi.

6. Ex art. 360 bis c.p.c., n. 1 i primi due motivi risultano manifestamente infondati in relazione a precedenti conformi che hanno considerato che, in caso di patologie conseguenti ad infezione da virus HBV, HIV e HCV, contratte a seguito di emotrasfusioni o di somministrazione di emoderivati, sussiste la responsabilità del Ministero della salute anche per le trasfusioni eseguite in epoca anteriore alla conoscenza scientifica di tali virus e all’apprestamento dei relativi test identificativi (risalenti, rispettivamente, agli anni 1978, 1985, 1988), atteso che, già dalla fine degli anni ‘60, era noto il rischio di trasmissione di epatite virale ed era possibile la rilevazione (indiretta) dei virus, che della stessa costituiscono evoluzione o mutazione, mediante gli indicatori della funzionalità epatica, gravando pertanto sul Ministero della salute, in adempimento degli obblighi specifici di vigilanza e controllo posti da una pluralità di fonti normative speciali risalenti già all’anno 1958, l’obbligo di controllare che il sangue utilizzato per le trasfusioni e gli emoderivati fosse esente da virus e che i donatori non presentassero alterazione della transaminasi (v. da ultimo, Cass. Sez. 3 -, Ordinanza n. 1566 del 22/01/2019: in applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva ritenuto il Ministero della salute responsabile in relazione ad una infezione da epatite C contratta in seguito a trasfusioni risalenti al 1970; Cass. 24163 dell’11 aprile 2019). L’ipotesi, ovviamente, si riferisce ad ogni infezione isolatamente considerata, e non solo a quelle concatenate, contrariamente a quanto assunto dal Ministero ricorrente.

7. Il terzo motivo risulta inammissibile ex art. 366 c.p.c., n. 6 per mancata indicazione e trasposizione nel ricorso della contestazione o della allegazione che sarebbe stata omessa dal giudice, menzionata nel ricorso come del tutto tardivamente invocata nella comparsa conclusionale in appello (cfr. p. 29 del ricorso), circostanza che non permette a questa Corte di assumere la effettiva tempestiva deduzione negli atti difensivi di primo e secondo grado (sul punto cfr. Cass., Sez. Un., 27/12/2019, n. 34469; Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).

8. Conclusivamente, il ricorso va dichiarato inammissibile, con spese a carico del ricorrente soccombente e raddoppio del Contributo Unificato.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente alle spese liquidate in Euro 10.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie e ulteriori oneri di legge, in favore della controricorrente.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione sesta – sotto sez. terza civile, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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