Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38580 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38580

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21362-2020 proposto da:

R.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GERMANICO,

168, presso lo studio dell’avvocato GIAMPIERO AGNESE, rappresentato

e difeso dall’avvocato PAOLO ZORZI;

– ricorrente –

contro

P.R., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato CESARINA RAVAROTTO;

– controricorrente –

contro

VITTORIA ASSICURAZIONI SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA

della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

LEONARDO PASETTO;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

MILANO ASSICURAZIONI SPA;

– intimata –

– ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 1067/2020 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 14/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

FIECCONI FRANCESCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso notificato il 27 luglio 2020 R.A. impugna la sentenza della Corte d’appello di Venezia n. 1067/2020 pubblicata il 14 aprile 2020 sulla base di tre motivi. P.R. e Vittoria Ass.ni., quest’ultima con ricorso incidentale condizionato, hanno notificato controricorso. Milano Assicurazioni s.p.a., intimata, non ha svolto difese.

2. La sentenza impugnata, in un giudizio avviato da P.R. per ottenere la condanna al risarcimento del danno del Dott. R.A. in relazione alle cure odontoiatriche conservative (collegate al bruxismo da cui era affetta da anni), dal medesimo prestate sulla sua persona, ha accolto in parte l’appello principale della parte attrice limitatamente alla mancata personalizzazione del danno biologico, liquidato in favore della medesima in relazione all’applicazione di una protesi circolare risultata non idonea, nonché determinante un danno biologico pari al 3%, liquidando il danno in un ulteriore importo pari a Euro 265,04 rispetto a quanto già liquidato dal giudice di prime cure a titolo di restituzione del corrispettivo versato e di danno biologico, per un totale di Euro 32.808,86. Ha respinto, del pari, l’appello incidentale del Dott. R., fermo il resto, condannando quest’ultimo alle spese di entrambi i gradi, come liquidate e riconsiderate in sentenza.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. La Corte preliminarmente rileva l’inammissibilità del ricorso riguardo ai tre motivi e il conseguente assorbimento del ricorso incidentale svolto in via subordinata dalla compagnia assicuratrice (relativo al difetto di motivazione in relazione alla condanna alle spese). In particolare osserva quanto segue.

2. In relazione al primo motivo, con il quale si assume la violazione dell’art. 112 c.p.c. per omessa pronuncia sulla domanda di manleva rivolta dal medico nei confronti delle compagnie assicuratrici, sebbene riportata nella sentenza a p. 4, il motivo appare privo del requisito di autosufficienza ex art. 366 c.p.c., n. 6, in quanto non risulta indicata o localizzata la domanda di manleva proposta verso l’assicuratore con riguardo all’atto di costituzione in appello del ricorrente, essendo tale richiesta menzionata solo nelle conclusioni della parte qui ricorrente, riportate nella premessa della sentenza. La parte controricorrente Vittoria Ass.ni deduce, tra l’altro, che detta domanda sia stata tardivamente formulata in un successivo atto di integrazione della costituzione di R.. Pertanto questa Corte non è nelle condizioni di stabilire se la domanda di manleva sia stata tempestivamente reiterata nell’atto di costituzione in appello, non potendo autonomamente scrutinare gli atti di causa (Cass., Sez. U, Sentenza n. 34469 del 27/12/2019).

3. Difatti, in forza dei principi di economia processuale, ragionevole durata del processo e interesse ad agire, l’impugnazione non tutela l’astratta regolarità dell’attività giudiziaria, ma mira ad eliminare il concreto pregiudizio patito dalla parte, sicché l’annullamento della sentenza impugnata è necessario solo se nel successivo giudizio di rinvio il ricorrente possa ottenere una pronuncia diversa e più favorevole rispetto a quella cassata: nel valutare tutti questi aspetti, dunque, è necessario valutare la domanda per come inizialmente proposta unitamente all’atto processuale in cui è rinvenibile (Cfr. Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 23834 del 25/09/2019; Cass., Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 19985 del 10/8/2017; Sez. 6 – L, Ordinanza n. 17915 del 30/7/2010; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 11501 del 17/5/2006). Pertanto, la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rende il ricorso inammissibile (cfr. Cass., Sez. Un., 27/12/2019, n. 34469; Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).

4. In relazione al secondo motivo di censura, inerente al vizio di insufficiente o contraddittoria motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5 in ordine all’impugnazione incidentale della sentenza di primo grado, nella parte in cui il ricorrente R. è stato condannato a restituire quanto ricevuto a seguito della domanda di risoluzione del contratto di prestazione d’opera, il motivo tende a provocare una rivalutazione di fatti complessivamente osservati dalla Corte di merito, con espunzione di parte delle richieste restitutorie avanzate dall’attrice qui resistente (quanto alla attinenza dei compensi versati dalla paziente alla prestazione di cui si è chiesta la risoluzione per inadempimento) e, dunque, dell’esito di detta valutazione, oltretutto senza alcuna localizzazione delle specifiche contestazioni mosse in sede di appello e non accolte dal giudice dell’impugnazione, in manifesta violazione del requisito di autosufficienza di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, come enuncleato dalla giurisprudenza sopra richiamata.

5. In ogni caso, stante la intrinseca coerenza della motivazione qui in esame, dimostratasi rispettosa del c.d. minimo costituzionale di cui a Cass. SU 8053/2014, si osserva che il motivo è inammissibile ex art. 348 ter c.p.c., comma 4, in quanto si riferisce a una sentenza doppiamente conforme in merito al punto in contestazione, rispetto alla quale il vizio dedotto non può essere sollevato senza che vengano parimenti indicati i punti eventualmente difformi della sentenza di secondo grado che, nel rigettare l’appello, ha condiviso le valutazioni in fatto e in diritto esposte dal Tribunale, omettendo di aggiungere elementi fattuali di rilievo che sarebbe stato onere dei ricorrenti indicare. Al caso specifico va pertanto applicata la norma di cui all’art. 348 ter c.p.c., comma 4, applicabile, ai sensi del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, ai giudizi d’appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal giorno 11 settembre 2012, e pertanto il ricorrente in cassazione – per evitare l’inammissibilità del motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 – avrebbe dovuto indicare le ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass. Sez. 1 -, Sentenza n. 26774 del 22/12/2016): difatti, il sindacato di legittimità del provvedimento impugnato è possibile soltanto ove la motivazione al riguardo sia affetta da vizi giuridici o manchi del tutto, oppure sia articolata su espressioni o argomenti tra loro manifestamente ed immediatamente inconciliabili, perplessi o obiettivamente incomprensibili (Sez. 6 – 3, Sentenza n. 26097 del 11/12/2014).)

6. In relazione al terzo motivo, relativo alla violazione dell’art. 92 vigente all’epoca (2012) ovvero anche alla mancata motivazione in ordine alla riforma dell’operata compensazione delle spese legali di primo grado, a fronte dell’accoglimento dell’appello dell’attrice in una misura ridotta, pari a Euro 265,04, il motivo difetta del requisito di sufficienza ex art. 366 c.p.c., n. 4, in quanto non si rapporta a una decisione che ha respinto integralmente l’appello incidentale del ricorrente e riconsiderato le spese di entrambi i gradi del giudizio in base a un criterio unitario e globale di soccombenza del convenuto appellante incidentale, conformemente alla giurisprudenza di questa Corte (cfr. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 9532 del 12/04/2017; Cass. n. 3438/2016).

7. Conclusivamente il ricorso va dichiarato inammissibile con assorbimento del ricorso incidentale condizionato, con spese a carico del ricorrente a favore delle due parti separatamente intervenute Vittoria Ass.ni e P.R., oltre raddoppio del Contributo Unificato, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente alle spese liquidate in Euro 4.800,00 e in Euro 4.100,00, rispettivamente in favore di Vittoria ass.ni e di P.R., oltre Euro 200,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie e ulteriori oneri di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione sesta – sotto sez. terza civile, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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