Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38567 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 06/12/2021), n.38567

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18198-2020 proposto da:

C.G., elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Cavour,

presso la Cancelleria della di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avvocato Mario Roccaforte;

– ricorrente –

contro

G.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2564/2019 del Tribunale di Taranto, depositata

il 17/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’01/07/2021 dalla relatrice Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– il sig. C.G. ha impugnato per cassazione la sentenza del Tribunale di Taranto, in funzione di giudice di appello avverso la sentenza del Giudice di pace di Taranto, con la quale è stata dichiarata inammissibile la domanda da lui proposta di accertamento della perdita del possesso del motoveicolo (OMISSIS) tg. (OMISSIS);

– l’attore C. aveva convenuto in giudizio G.M. allegando che lo stesso nel 2016 era stato sanzionato alla guida del suddetto veicolo per guida senza assicurazione, senza patente di guida e senza la carta di circolazione;

– assumeva di avere così appreso che dopo aver lasciato il motoveicolo in custodia alla cognata perché non funzionante, il fratello si era accordato per la riparazione con il fratello del G.M. nel senso che una volta riparato si sarebbe attivato per ottenere la vendita dello stesso da parte del proprietario C.G.; tuttavia a seguito del rientro del fratello del G. in Albania l’accordo non era stato coltivato;

– sulla scorta di tale racconto C.G. chiedeva la pronuncia di perdita del possesso del motoveicolo in questione;

– nella contumacia del convenuto il giudice di pace dichiarava l’inammissibilità della domanda;

– a seguito di gravame da parte del C., il tribunale dichiarava che solo a seguito di atto dispositivo poteva aversi la perdita del possesso della cosa registrata, e che nel caso di specie non si era verificato alcun valido trasferimento del possesso, trattandosi di concessione in detenzione alla cognata ed al fratello;

– secondo il giudice d’appello non ricorreva neppure la fattispecie di cui all’art. 1162 c.c., della perdita del possesso a favore del possessore di mala fede a seguito del decorso del termine decennale, né era ravvisabile una forma di rinunzia abdicativa della proprietà;

– la cassazione della sentenza d’appello è chiesta con ricorso del C. affidato ad un unico motivo, integrato da memoria;

– non ha svolto attività difensiva l’intimato G.M..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con l’unico motivo di ricorso si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione e falsa applicazione degli artt. 100,112 e 113 c.p.c., per non avere il giudice d’appello pronunciato sulla domanda attorea, per avere erroneamente dichiarato la mancanza di un interesse giuridicamente rilevante all’accertamento della perdita del possesso, senza considerare le ipotesi del furto, dell’appropriazione indebita, come nel caso di specie, o della ricettazione;

– la censura è inammissibile perché non sì confronta con la decisione che si è pronunciata sulla domanda del C. e non attinge la ratio decidendi posta nella sentenza impugnata a fondamento della conferma dell’inammissibilità della domanda (cfr. Cass. Sez. Un. n. 7931 del 2013; Cass. n. 4293 del 2016);

– il tribunale ha, infatti, ritenuto che non si era verificata alcuna perdita del possesso del motoveicolo in capo al C., avendo egli trasferito la (mera) detenzione dello stesso alla cognata ed al fratello senza porre in essere alcun atto dispositivo del bene mobile registrato (cfr. pag. 3 penultimo capoverso) ed avendo egli la possibilità giuridica di recuperarne la disponibilità materiale;

– tale ratio decidendi non è oggetto della critica formulata dal ricorrente, così come quella relativa alla fattispecie ex art. 1162 c.c., limitandosi egli ad allegare nel ricorso in esame una condotta di appropriazione indebita del G.M., allegazione non accompagnata dalla localizzazione di detta circostanza nei precedenti atti (cfr. Cass. n. 1435 del 2013; id. n. 27568 del 2017);

– il ricorso è pertanto inammissibile;

– nulla va disposto sulle spese di lite atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato;

– sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater -, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta sezione civile-2, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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