Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38566 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 06/12/2021), n.38566

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6651-2020 proposto da:

B.E., elettivamente domiciliata in Roma, Via G.B. Vico

22, presso lo studio dell’avvocato Carlo Picarone, rappresentata e

difesa dall’avvocato Stefano Pardini;

– ricorrente –

contro

M.G., D.F.S., D.F.B.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1637/2019 della Corte d’appello di Firenze,

depositata l’08/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’01/07/2021 dalla relatrice Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– la sig.ra B.E. impugna per cassazione la sentenza della Corte di Appello di Firenze che, rigettando l’appello, ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale di Lucca-sezione distaccata di Viareggio che aveva accolto la domanda, avanzata dall’attrice in primo grado Agenzia Immobiliare Euroforte di P.D.F. nei suoi confronti di condanna al pagamento della provvigione, pari ad Euro 84.000,00 oltre Iva, dovuta per l’intermediazione immobiliare effettuata con riferimento all’acquisto da parte dell’attuale ricorrente dell’immobile sito in (OMISSIS);

– a fondamento della domanda di pagamento avanzata dall’agenzia era stato dedotta la prestazione di attività di intermediazione per l’acquisto da parte della B.;

– era stato allegato e provato, in particolare, che l’agenzia attrice aveva accompagnato a vedere l’immobile in oggetto dapprima il sig. Bi.Ma. e, in una seconda visita, lo stesso con la B.; era stato accertato che il Bi. era stato incaricato dalla medesima B. e che aveva sottoscritto una proposta di acquisto per sé, per persona o società da nominare) per conto della B.;

– la corte d’appello, avanti alla quale non si costituiva D.F.P. quale titolare dell’agenzia immobiliare, ha rilevato l’inammissibilità della censura articolata come primo motivo di gravame perché fondata su documenti esaminati dal primo giudice in quanto allegati dalla parte attrice ma non prodotti nel giudizio d’appello dall’appellante e non verificabili dal giudice d’appello stante la contumacia dell’appellata;

– inoltre la corte territoriale, decidendo sul secondo motivo di gravame, ha condiviso il percorso argomentativo del giudice di primo grado in ordine alla rilevanza delle deposizioni testimoniali ai fini della prova dei fatti costitutivi della domanda di pagamento azionata dall’Agenzia immobiliare, al contempo ribadendo l’inattendibilità delle deposizioni testimoniali richieste dalla convenuta B.;

– la cassazione della sentenza d’appello è chiesta con ricorso affidato a due motivi, illustrati da memoria;

– non hanno svolto attività difensiva gli intimati eredi del defunto D.F.P..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in relazione agli artt. 115,280,281 c.p.c., e all’art. 76 disp. att. c.p.c.;

– secondo la ricorrente, la corte d’appello avrebbe errato nel dichiarare inammissibile l’appello per la mancata allegazione agli atti del documento;

– nella specie, assume la ricorrente che il principio di estrazione della copia e di produzione in sede di gravame dei documenti non sarebbe pertinente al caso di specie perché in atto di appello non vi è stata una contestazione nell’interpretazione del documento ma una censura sull’assunto che detto documento fosse stato stipulato per conto della B.E.;

– la censura è infondata;

– sebbene la ricorrente sostenga che il primo motivo di appello non riguardava la contestazione dell’interpretazione data alla proposta irrevocabile di acquisto “per persona da nominare” firmata dal Bi. per conto della B., tuttavia la censura attinge proprio la portata del documento mancante e posto a fondamento della riconosciuta obbligazione di pagamento della provvigione in forza dell’attività di intermediazione sfociata nella proposta di acquisto sottoscritta dal Bi. per conto della B.;

– rispetto a detto documento la corte ha correttamente ritenuto, seguendo l’orientamento di questa Corte, che l’appellante dolendosi dell’erronea valutazione dei documenti prodotti dalla controparte e da questi non depositati in appello ha l’onere di produrli ai sensi dell’art. 76 disp. att. c.p.c. (Cass. n. 3033 del 2013; Cass. n. 11794 del 2016; id. n. 21557 del 2018) né la memoria illustrative apporta nuovi elementi di rilievo;

– con il secondo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1392,2697,2725 c.c., e dell’art. 2729 c.c., comma 2;

– assume la ricorrente che la proposta irrevocabile di acquisto collazionata dal Bi. asseritamente per suo conto, non era assimilabile ad un “incarico alla trattativa” ma ad un “incarico ad acquistare ” che necessitava della forma scritta ex art. 1392 c.c., e la cui prova era sottoposta ai limiti di cui all’art. 2725 c.c.;

– la censura è inammissibile perché deduce una questione nuova che non risulta trattata nella sentenza d’appello (ove era stata contestato il percorso argomentativo del primo giudice sulla scorta delle prove acquisite) e che la parte non ha specificato dove e quando ha prima di ora sollevato (cfr. Cass. n. 1435 del 2013; id. n. 27568 del 2017);

– l’esito sfavorevole di entrambi i motivi comporta il rigetto del ricorso;

– nulla va disposto sulle spese atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte degli intimati;

– sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater -, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte respinge il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta sezione civile-2, il 1 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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