Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38563 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 06/12/2021), n.38563

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 20150-2020 proposto da:

A.O. elettivamente domiciliato presso l’avv. Giacinto Corace

dal quale è rappres. e difeso, con procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., elett.te domic.

presso l’Avvocatura Generale dello Stato che lo rappres. e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 4156/2020 del Tribunale di MILANO, depositato

il 21/05/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’8/07/2021 dal Consigliere relatore, Dott. ROSARIO

CAIAZZO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con decreto emesso il 21.5.2020, il Tribunale di Milano ha rigettato l’opposizione proposta da A.O., cittadino della Nigeria, avverso il provvedimento emesso dalla Commissione territoriale di diniego della domanda di protezione internazionale, osservando che: le dichiarazioni del ricorrente non erano credibili con riferimento alle ragioni che lo hanno indotto a lasciare la Nigeria, in quanto lacunose e generiche; in ogni caso, non erano stati addotti motivi astrattamente riconducibili alle fattispecie di persecuzione; non sussistevano i presupposti della protezione sussidiaria, anche con riguardo alla fattispecie di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), come desumibile dalle fonti esaminate; non ricorrevano condizioni individuali di vulnerabilità legittimanti il permesso umanitario.

A.O. ricorre in cassazione con quattro motivi. Il Ministero si è costituito al fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

Diritto

RITENUTO

che:

Con il primo motivo si denunzia violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, lett. c), per non aver il Tribunale assolto l’onere di cooperazione istruttoria in ordine alla situazione della Nigeria, avendo omesso di compiere l’esame comparativo tra le informazioni provenienti dal ricorrente e la sua situazione personale.

Il secondo motivo denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6 e 14, del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27, degli artt. 2 e 3 CEDU, nonché omesso esame di fatti decisivi, in quanto il Tribunale aveva erroneamente escluso che nel paese d’origine del ricorrente vi fosse una situazione concretizzante il pericolo di persecuzioni.

Il terzo motivo denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 17 e art. 14, lett. c), per non aver il Tribunale riconosciuto la protezione sussidiaria sulla base dell’esame dei report delle organizzazioni internazionali dai quali si evinceva una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato.

Il quarto motivo denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, comma 2, dell’art. 10 Cost., comma 3, per aver il Tribunale adottato una motivazione apparente circa la protezione umanitaria e per aver al riguardo omesso l’esame dei fatti decisivi in ordine alla violazione dei diritti civili in Nigeria.

Va preliminarmente osservato che la procura speciale alle liti prodotta contiene la firma per autentica della sottoscrizione del ricorrente, ma non anche la certificazione della data del rilascio della stessa procura.

Al riguardo, va osservato che la recente sentenza delle SU ha affermato che il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, nella parte in cui prevede che la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato e che “a tal fine il difensore certifica la data del rilascio in suo favore della procura medesima” richiede, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale, regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di inammissibilità del ricorso nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore. Ne consegue che tale procura speciale deve contenere in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato e richiede che il difensore certifichi, anche solo con un’unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione, che l’autenticità della firma del conferente (Cass., SU, n. 15177 del 2021).

Nel caso concreto, come detto, la procura speciale non contiene la certificazione, da parte del difensore, della data del rilascio della procura speciale – che è indicata a margine del ricorso -, in difformità dal suddetto art. 35-bis, alla luce della richiamata sentenza delle SU.

Su tale norma, con ordinanza del 7.6.2021, è stata sollevata, dalla terza sezione di questa Corte, una questione di legittimità costituzionale in ordine al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, come inserito dal D.L. n. 46 del 2017, per violazione degli artt. 3,10,24,111 e 117 Cost., nonché della Carta dei diritti UE, artt. 28,46,47,18,19, degli artt. 6, 7, 13 e 14 CEDU.

Pertanto, la causa va rinviata a nuovo ruolo in attesa della decisione della Corte Cost..

P.Q.M.

La Corte rinvia la causa a nuovo ruolo, in attesa della decisione della Corte Costituzionale sulla questione di cui in motivazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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