Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38555 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 09/06/2021, dep. 06/12/2021), n.38555

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 29522-2019 proposto da:

CASTER IMMOBILIARE s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t.,

elettivamente domiciliata presso l’avv. Giovanni Lauro dal quale è

rappres. e difesa, con procura speciale in atti;

– ricorrente –

contro

CREDITO VALTELLINESE s.p.a., quale incorporante il CREDITO ARTIGIANO

s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente

domiciliata in ROMA, in VIA NAZIONALE 204, presso lo studio

dell’avvocato LUCA ZITIELLO, che la rappresenta e difende, con

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 842/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 25/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 09/06/2021 dal Consigliere relatore, Dott. ROSARIO

CAIAZZO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il Tribunale di Milano accolse parzialmente le domande proposte dalla Immobiliare Caster s.r.l. nei confronti del Credito Valtellinese s.p.a. (avente ad oggetto l’accertamento del carattere usurario degli interessi di mora sul contratto di mutuo, e la condanna al pagamento della somma di Euro 89.292,11 a titolo d’indebito), ritenendo che il tasso degli interessi convenzionali non fosse usurario, a differenza di quelli moratori originariamente convenuti che, invece, nel corso del rapporto avevano superato il tasso-soglia, con condanna al pagamento della somma di Euro 1473,99.

Il Credito Valtellinese s.p.a. propose appello, con i seguenti motivi: contestazione del superamento del tasso-soglia per gli interessi moratori, da considerare estranei alla fattispecie dell’usura; gli interessi moratori non erano computabili, dal 2003, nel calcolo dei decreti ministeriali di rilevazione del TEGM: ai fini della verifica del carattere usurario degli interessi di mora era da prendere in considerazione la maggiorazione di 2.1 punti percentuali rispetto all’ordinario tasso-soglia.

Con sentenza del 25.2.19, la Corte d’appello, accogliendo l’impugnazione, ha rigettato tutte le domande della Caster Immobiliare s.r.l., osservando che: l’art. 644 c.p., s’applica anche agli interessi moratori; al fine di verificare se un tasso d’interesse moratorio pattuito abbia carattere usurario, occorre verificare se superi o meno il limite calcolato sul tasso d’interesse moratorio medio trimestralmente rilevato nel decreto min.; nel caso concreto, applicando il tasso-soglia di cui al D.M. 19 settembre 2007, con la maggiorazione del 2.1%, il tasso applicato era inferiore al limite, ritenendo inapplicabile il suddetto tasso-soglia, in applicazione della L. n. 108 del 1996, art. 3, mancando la prova delle condizioni di difficoltà economica o finanziaria.

La Caster Immobiliare s.r.l. ricorre in cassazione con due motivi.

Il Credito Valtellinese s.p.a. resiste con controricorso.

Diritto

RITENUTO

che:

Il primo motivo denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 108 del 1996, art. 1, comma 2 e art. 4, comma 3, per aver la Corte territoriale escluso che nella verifica dell’usura fossero applicabili agli interessi di mora i criteri fissati per gli interessi convenzionali, per cui l’unico accertamento da compiere riguarda il superamento del tasso convenuto al tasso-soglia di cui alla L. n. 108, senza alcuna maggiorazione.

Il secondo motivo denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., comma 1 e art. 92 c.p.c., comma 2, in ordine alla condanna al pagamento delle spese.

Il collegio ritiene di rinviare la causa alla pubblica udienza in considerazione della complessità della questione, anche alla luce della sentenza delle SU, n. 19597 del 2020, secondo la quale: La disciplina antiusura, essendo volta a sanzionare la promessa di qualsivoglia somma usuraria dovuta in relazione al contratto, si applica anche agli interessi moratori, la cui mancata ricomprensione nell’ambito del Tasso effettivo globale medio (T.e.g.m.) non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali di cui alla L. n. 108 del 1996, art. 2, comma 1, ove questi contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali; ne consegue che, in quest’ultimo caso, il tasso-soglia sarà dato dal T.e.g.m., incrementato della maggiorazione media degli interessi moratori, moltiplicato per il coefficiente in aumento e con l’aggiunta dei punti percentuali previsti, quale ulteriore margine di tolleranza, dal sopra citato art. 2, comma 4, mentre invece, laddove i decreti ministeriali non rechino l’indicazione della suddetta maggiorazione media, la comparazione andrà effettuata tra il Tasso effettivo globale (T.e.g.) del singolo rapporto, comprensivo degli interessi moratori, e il T.e.g.m. così come rilevato nei suddetti decreti. Dall’accertamento dell’usurarietà discende l’applicazione dell’art. 1815 c.c., comma 2, di modo che gli interessi moratori non sono dovuti nella misura (usuraria) pattuita, bensì in quella dei corrispettivi lecitamente convenuti, in applicazione dell’art. 1224 c.c., comma 1; nei contratti conclusi con i consumatori è altresì applicabile la tutela prevista del D.Lgs. n. 206 del 2005 (codice del consumo), art. 33, comma 2, lett. f) e art. 36, comma 1, essendo rimessa all’interessato la scelta di far valere l’uno o l’altro rimedio.

P.Q.M.

La Corte rinvia la causa alla pubblica udienza.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio dell’udienza, il 9 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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