Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38553 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38553

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 18549-2020 R.G. proposto da:

CO.S.EDIL s.r.l. unipersonale, in persona del legale rappresentante

pro tempore, D.G., rappresentata e difesa, per procura

speciale in calce al ricorso, dall’avv. Edoardo FERRAGINA, presso il

cui studio legale (Studio legale tributario avv.ti Ferragina &

Parisi), sito in Roma, alla via Federico Cesi, n. 21, è

elettivamente domiciliata;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4193/02/2019 della Commissione tributaria

regionale della CALABRIA, depositata il 20/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 16/09/2021 dal Consigliere Lucio LUCIOTTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La CO.S.EDIL s.r.l. propone ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, che si costituisce con controricorso, avverso la sentenza in epigrafe indicata con cui la Commissione tributaria regionale della Calabria, in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento per IVA, IRES ed IRAP relativo all’anno d’imposta 2008, che la società contribuente assumeva non esserle mai stato notificato e di cui era venuta a conoscenza il 25/09/2015 a seguito di richiesta e conseguente rilascio da parte dell’agente della riscossione del relativo estratto di ruolo, accoglieva l’appello dell’ufficio finanziario e, ritenendo regolare la notifica del predetto avviso, dichiarava inammissibile l’originario ricorso della società contribuente perché tardivamente proposto.

2. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il motivo di ricorso la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, dell’art. 145 c.p.c., e della L. n. 890 del 1982, art. 8, sostenendo che la CTR aveva erroneamente ritenuto regolare la notifica dell’avviso di accertamento effettuata presso il domicilio fiscale della società contribuente con le modalità di cui all’art. 140 c.p.c., pur in mancanza dell’indicazione del nominativo e del recapito del legale rappresentante.

2. Con il motivo di ricorso la ricorrente sottopone a questa Corte la questione della mancata osservanza delle regole relative alla notificazione degli atti processuali ed in particolare la violazione del principio di notificazione degli atti processuali alle persone giuridiche, ove la sede risulti chiusa e non vengano rinvenute persone che la legge considera idonee a ricevere tali atti. Regole il cui rispetto la Commissione territoriale avrebbe dovuto accertare una volta che la società contribuente aveva nell’originario ricorso dedotto l’invalidità della stessa.

3. Ciò posto, osserva il collegio che il motivo è fondato e va accolto alla stregua del condivisibile principio affermato da questa Corte, secondo cui, “in tema di notificazioni ad una persona giuridica, è valida quella eseguita presso la sede, a mezzo del servizio postale ai sensi dell’art. 149 c.p.c., non essendovi alcuna previsione di legge ostativa al riguardo, con la precisazione che, laddove l’art. 145 c.p.c., comma 3, consente la notifica alla società con le modalità previste dagli artt. 140 e 143 c.p.c., deve ritenersi parimenti ammissibile la notifica compiuta con gli avvisi di deposito di cui alla L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8, comma 2, che costituiscono modalità sostanzialmente equivalenti alla notificazione ex art. 140 c.p.c., solo nei casi in cui sia specificato il nominativo ed il recapito del legale rappresentante e risulti impossibile poterlo consegnare presso la sede legale della società, per l’assenza di persone che possano riceverlo” (così in Cass. n. 6654 del 2018; in termini anche Cass. n. 2232 del 2017; Cass. n. 9237 del 2012; Cass. n. 18762 del 2011).

4. In buona sostanza, l’art. 145 c.p.c., comma 3, consente la notificazione dell’atto destinato ad una società a condizione che ricorra un duplice presupposto: a) che non sia stato possibile raggiungere lo scopo mediante la notificazione in una delle due forme alternative contemplate dall’art. 145 c.p.c., comma 1 e 2 e, comunque, b) sempreché si proceda nei confronti della persona fisica che rappresenta l’ente e non già nei confronti dell’ente impersonale (così citata Cass. n. 6654 del 2018, in motivazione), come invece accaduto nel caso in esame, per come risulta dalla documentazione prodotta, per autosufficienza, dalla società in allegato al ricorso per cassazione, con conseguente nullità della notificazione dell’avviso di accertamento.

5. Per quanto precede, la violazione del menzionato principio di diritto comporta l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata senza rinvio della causa che può essere decisa nel merito, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, con accoglimento dell’originario ricorso della società contribuente.

6. In applicazione del principio della soccombenza, la controricorrente va condannata al pagamento in favore della società ricorrente delle spese processuali del presente giudizio di legittimità, nella misura liquidata in dispositivo, mentre vanno compensate quelle dei gradi di merito in ragione dei profili sostanziali della vicenda processuale.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l’originario ricorso della società contribuente.

Condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento in favore della ricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 4.100,00 per compensi, Euro 200,00 per esborsi, oltre al rimborso forfettario nella misura del 15 per cento dei compensi e agli accessori di legge, compensando le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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