Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38552 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38552

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 12743-2020 R.G. proposto da:

T.A., rappresentata e difesa, per procura speciale in

calce al ricorso, dall’avv. Salvino GRECO, presso il cui studio

legale, sito in Roma, alla via Acqua Donzella, n. 27, è

elettivamente domiciliata;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– resistente –

avverso la sentenza n. 6124/15/2019 della Commissione tributaria

regionale del LAZIO, depositata in data 05/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/09/2021 dal Consigliere Lucio LUCIOTTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. T.A. propone ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, che si costituisce al solo fine di partecipare all’eventuale udienza pubblica di discussione della causa, avverso la sentenza in epigrafe indicata con cui la Commissione tributaria regionale del Lazio, in controversia concernente l’impugnazione di due avvisi di liquidazione relativi all’imposta di registro (dovuta secondo l’aliquota ordinaria e non agevolata per l’acquisto della c.d. prima casa) e di irrogazione delle sanzioni, per l’anno 2011, riformando la decisione di primo grado, aveva accolto l’appello principale dell’Ufficio e rigettato quello incidentale della contribuente.

1.1. In particolare, i giudici d’appello hanno accertato che la contribuente aveva acquistato con atto del (OMISSIS), registrato in data (OMISSIS), un immobile sito nel Comune di (OMISSIS), chiedendo di potersi avvalere delle agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della prima casa, con l’impegno di trasferivi la propria residenza entro 18 mesi dalla data del rogito, ma dopo pochi mesi, con atto del (OMISSIS), aveva venduto detto immobile per poi, con atto del (OMISSIS), registrato in data (OMISSIS), acquistare, usufruendo nuovamente delle agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa, un’altra unità immobiliare, sita nel Comune di (OMISSIS), dove aveva trasferito la propria residenza; hanno quindi ritenuto che, stante il mancato adempimento dell’obbligo di trasferimento di residenza nel Comune di Sutri, la contribuente, con riferimento all’acquisto del secondo immobile, non potesse godere dei benefici fiscali connessi all’acquisto della prima casa e che, pertanto, gli avvisi di accertamento dovevano ritenersi legittimi.

2. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il motivo di ricorso viene dedotta la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., art. 2697 c.c. e del D.P.R. n. 131 del 1986 nonché vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 per avere la commissione tributaria regionale erroneamente ritenuto che la contribuente, per poter godere dei benefici prima casa, avrebbe dovuto trasferire la residenza nel primo immobile acquistato ancorché la stessa avesse trasferito la residenza nel termine di diciotto mesi dal primo acquisto, nel secondo immobile acquistato, come risultava dalla documentazione prodotta agli atti del giudizio.

2. Il motivo è fondato e va accolto alla stregua del principio giurisprudenziale, che il Collegio condivide, secondo cui “In tema di agevolazioni tributarie per l’acquisto della prima casa, non incorre in alcun tipo di decadenza il contribuente che nei diciotto mesi dal primo acquisto, pur non avendo stabilito la propria residenza nel comune dell’immobile originariamente acquistato, lo abbia rivenduto e ne abbia acquistato, entro un anno dall’alienazione, un altro, provvedendo a fissare la residenza nel comune ove ha acquistato il secondo immobile, come dichiarato nel successivo atto di compravendita” (Cass. n. 20042 del 2015; in termini già Cass. n. 8847 del 2015, in cui si afferma che “la semplice dichiarazione (in atto) dell’intenzione di destinare l’immobile riacquistato a propria abitazione non può realizzare la finalità antielusiva tenuta in prioritaria considerazione dal legislatore nell’ipotesi di plurime rivendite infraquinquennali. E pertanto, dovendosi escludere che il legislatore abbia inteso negare la conservazione degli originari benefici nell’ipotesi di plurime rivendite infraquinquennali, ciascuna effettuata a distanza non maggiore di un anno dalla precedente rivendita ed assistita dalla dichiarata intenzione di stabilire la residenza anagrafica nell’immobile ex novo acquistato, non resta che concludere che la regolazione fiscale della seriazione di atti di acquisto e rivendita è da intendersi disciplinata in termini tali che (salvi i benefici goduti in riferimento al primo originario acquisto) i benefici richiesti in relazione agli acquisti successivi resteranno acquisiti a condizione che si maturi (entro il termine di mesi diciotto dal primo atto di acquisto) la condizione imposta dalla legge in relazione ai successivi atti di acquisto, e cioè la fissazione della residenza anagrafica in uno qualunque degli immobili oggetto di riacquisto dopo la rivendita del precedente).

4. Orbene, la sentenza impugnata, che non ha fatto applicazione di questo indirizzo in fattispecie del tutto analoga (vendita infraquinquennale dell’immobile da destinare a prima casa, successivo riacquisto infrannuale di altro immobile con medesima destinazione e con trasferimento della residenza nel Comune di ubicazione dello stesso nel termine di diciotto mesi dal primo acquisto), va cassata, in accoglimento del motivo di ricorso, e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, sussistono i presupposti per la decisione nel merito ex art. 384 c.p.c., mediante accoglimento dei ricorsi proposti separatamente dalla contribuente avverso gli avviso di liquidazione notificatele.

5. In applicazione del principio della soccombenza, l’intimata va condannata al pagamento delle spese processuali del presente giudizio di legittimità, nella misura liquidata in dispositivo, mentre vanno compensate quelle dei gradi di merito in ragione dei profili sostanziali della vicenda processuale.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie gli originari ricorsi proposti dalla contribuente.

Condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento in favore della ricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 510,00 per compensi, Euro 200,00 per esborsi, oltre al rimborso forfettario nella misura del 15 per cento dei compensi e agli accessori di legge, compensando le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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