Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3855 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2022, (ud. 16/12/2020, dep. 07/02/2022), n.3855

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5439-2021 proposto da:

A.E., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANNA LOMBARDI BAIARDINI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

e contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE DI FIRENZE SEZIONE DI PERUGIA;

– intimata –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di PERUGIA n. cronol. 32/2021,

depositata il 18/01/2021;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. Paola

Vella.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il cittadino nigeriano A.E., nato a (OMISSIS) (Delta State) il (OMISSIS) (come si legge nell’epigrafe del decreto impugnato) ovvero il 01/01/1994 (come si legge nell’epigrafe del ricorso per cassazione), ha impugnato dinanzi al Tribunale di Perugia il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale aveva dichiarato inammissibile la propria domanda reiterata di protezione internazionale, presentata il 7 giugno 2018 – dopo che il Tribunale di Perugia, con ordinanza dell’11 settembre 2017, aveva già rigettato la prima domanda di protezione internazionale, ove egli aveva indicato il proprio orientamento sessuale come motivo di fuga dalla Nigeria – per non avere il ricorrente addotto alcun elemento nuovo in merito alle sue condizioni personali o alla situazione del Paese di origine.

1.1. Il tribunale ha ritenuto insussistenti i presupposti sia della protezione internazionale che di quella umanitaria, in ragione: i) dell’estrema genericità delle deduzioni contenute nella memoria allegata, in cui si riferiva “di un peggioramento della situazione socio-politica nigeriana, integrante una situazione di violenza generalizzata”, di “una forte carestia dilagante in Nigeria” e “di conflitti tra pastori nomadi e comunità stanziali”, non sussumibili in alcuna delle fattispecie considerate dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 29, “difettando qualunque collegamento tra le predette e la situazione personale del richiedente”; ii) dei dubbi sull’autenticità dell’articolo di giornale tratto da (OMISSIS), datato (OMISSIS), riportante la storia del ricorrente, come già espressi nel provvedimento collegiale del 25 febbraio 2020 con cui era stata rigettata la richiesta di sospensiva, “anche dato atto che nulla sul punto ha chiarito o spiegato o precisato il ricorrente nelle difese successive”; iii) del mancato rinvenimento in atti della “tessera (OMISSIS)” che lo stesso ricorrente asserisce di avere (con incolpevole ritardo) prodotto solo “nell’ottobre 2019, ovvero due mesi prima della notifica del provvedimento” assunto dalla Commissione territoriale di Firenze – sezione di Perugia in data 2 aprile 2019.

1.2. Avverso tale decisione il ricorrente ha proposto tre motivi di ricorso per cassazione, corredato da memoria. Il Ministero intimato ha depositato un atto di costituzione, senza svolgere difese.

2. A seguito di deposito della proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata ritualmente fissata l’adunanza della Corte in Camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

2.1. Il primo motivo, rubricato “Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, violazione e falsa applicazione di norma di diritto ex art. 360, comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 29, lett. b; nullità del decreto o del procedimento per motivazione inesistente resa attraverso una mera apparenza argomentativa ex art. 360, comma 1, n. 4”, lamenta la mancata valutazione della tessera di iscrizione all'(OMISSIS), benché allegata alla domanda reiterata.

2.2. Il secondo mezzo, rubricato “Violazione e falsa applicazione di norma di diritto ex art. 360, n. 3, in relazione al D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 29, lett. b, e al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c”, censura la decisione del tribunale per aver ritenuto “che ai fini della domanda reiterata tra i nuovi elementi non può essere considerata la violenza indiscriminata e con ciò non ha acquisito le informazioni specifiche aggiornate sul Paese”, e che “ai fini della protezione sussidiaria lett. C), occorrono elementi che colleghino la posizione soggettiva”.

2.3. Con il terzo motivo, rubricato “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione al D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 29, lett. b, e al D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7 e 14; omesso esame circa un fatto che è stato oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, si deduce che il tribunale, a fronte dei dubbi sulla autenticità dell’articolo del giornale (OMISSIS), “non ha sicuramente osservato all’obbligo imposto di cooperazione istruttoria, in quanto non ha attivato, né utilizzato i canali diplomatici, rogatoriali e amministrativi per accertare l’autenticità del documento, violando i principi operanti in materia di protezione”.

3. Tutte le censure sono inammissibili, per difetto di specificità e di conducenza.

3.1. In particolare, la vicenda della tessera (OMISSIS) è poco chiara: il tribunale afferma di non averla rinvenuta in atti; dal canto suo il ricorrente dapprima riferisce di averla depositata solo nell’ottobre 2019 – con “ritardo pienamente accettabile” perché asseritamente incolpevole – lamentandone l’omesso esame nel provvedimento della Commissione territoriale del 2 aprile 2019, notificatogli il 19 dicembre 2019 (v. pag. 5 ricorso), per poi riferire che la Commissione aveva dato atto della sua produzione (v. pag. 8). In ogni caso, si tratta di aspetto non decisivo, poiché, contrariamente a quanto assunto dal ricorrente, la semplice produzione di una simile tessera non integra affatto “una nuova prova sopravvenuta a dimostrazione della sua omosessualità”, aspetto sul quale si è già consumato il giudizio sulla prima domanda di protezione internazionale, con la valutazione di non credibilità riportata a pag. 3 del ricorso.

3.2. Quanto alla sussistenza dei presupposti per la protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), il secondo motivo non focalizza la ratio decidendi incentrata sulla “estrema genericità” delle deduzioni contenute nella memoria con la quale il ricorrente mirava a promuovere una rivisitazione dell’originario diniego relativo alla prima domanda, idonea di per sé a precludere la stessa ammissibilità della domanda reiterata.

3.3. Analogamente il terzo mezzo non censura adeguatamente la motivazione – richiamata per relationem con riferimento alla precedente statuizione sulla sospensiva – in merito alla dubbia autenticità dell’articolo di giornale allegato, trascurando anche la sottolineatura dei giudici di merito circa la totale assenza di qualsivoglia chiarimento o spiegazione nelle difese successive al predetto provvedimento.

4. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso non segue alcuna pronuncia sulle spese, stante l’assenza di difese delle parti intimate.

5. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater, (cfr. Cass. Sez. U, n. 23535/2019 e n. 4315/2020).

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

 

 

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