Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38548 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 14/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38548

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 21752/2018 R.G., proposto da:

P.A., rappresentato e difeso dall’Avv. Balla Paolo,

con studio in Roma, e dall’Avv. Cucchiarelli Francesca, con studio

in Roma, ove elettivamente domiciliato, giusta procura in calce al

ricorso introduttivo del presente procedimento;

– ricorrente –

contro

l’Agenzia delle Entrate, con sede in Roma, in persona del Direttore

Generale pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, con sede in Roma, ove per legge domiciliata;

– controricorrente –

e

l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, con sede in Roma, in persona

del Direttore Generale pro tempore;

– intimata –

Avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale

del Lazio il 23 gennaio 2018 n. 321/03/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14 settembre 2021 dal Dott. Lo Sardo Giuseppe.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

P.A. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio il 23 gennaio 2018 n. 321/03/2018, che, in controversia su impugnazione di cartella di pagamento ed avviso di accertamento per IRPEF relativa all’anno d’imposta 2006, ha rigettato l’appello proposto dal medesimo nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Roma il 9 maggio 2016 n. 12772/23/2016, con compensazione delle spese giudiziali. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la decisione di prime cure, sul presupposto che l’avviso di accertamento fosse stato ritualmente notificato al contribuente e non fosse stato tempestivamente impugnato da quest’ultimo. L’Agenzia delle Entrate si è costituita con controricorso, mentre l’Agenzia delle Entrate – Riscossione è rimasta intimata. Con ordinanza interlocutoria, il collegio ha disposto l’acquisizione d’ufficio del fascicolo del duplice grado di merito. Ritenuta la sussistenza delle condizioni per definire il ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la proposta formulata dal relatore è stata notificata ai difensori delle parti costituite con il decreto di fissazione dell’adunanza della Corte. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 6, comma 1, ovvero del combinato disposto del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60 e art. 137 c.p.c. e ss., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver omesso di rilevare la “nullità/inesistenza” della prima notifica, tramite il messo dell’ufficio finanziario, e della seconda notifica, tramite il servizio postale, dell’avviso di accertamento prodromico alla cartella di pagamento impugnata, mancando l’attestazione da parte degli agenti notificatori di tutti gli adempimenti prescritti per legge.

2. Con il secondo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 6, comma 1, ovvero del combinato disposto della L. 20 novembre 1982, n. 890, artt. 7,8 e 9, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver omesso di rilevare la “nullità/inesistenza” della seconda notifica, a mezzo del servizio postale, dell’avviso di accertamento prodromico alla cartella di pagamento impugnata, mancando nell’avviso di ricevimento della raccomandata informativa per compiuta giacenza la sottoscrizione dell’addetto al recapito, la data di consegna a mani del contribuente o di incaricato a ricevere l’atto, l’esito della tentata consegna con attestazione delle attività compiute;

3. Con il terzo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione del combinato disposto del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 42, comma 1, e della L. 27 luglio 2000, n. 2127, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver omesso di rilevare l'”inesistenza” dell’avviso di accertamento per carenza del potere dirigenziale di chi ha delegato o è stato delegato alla sottoscrizione del medesimo.

Ritenuto che:

1. Il primo motivo ed il secondo motivo – la cui stretta ed intima connessione suggerisce l’esame congiunto – sono fondati, derivandone l’assorbimento del terzo motivo.

1.1 Va premesso che la notificazione degli atti impositivi, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, comma 1, lett. a, (in tema di imposte dirette, ma richiamato dalle norme attinenti alla notificazione degli atti impositivi relative agli altri tributi) è eseguita dai messi comunali o dai messi autorizzati dall’ufficio finanziario secondo le norme stabilite dagli artt. 137 c.p.c. e ss., ivi comprese, quindi, in mancanza di espressa esclusione, le modalità di cui all’art. 149 c.p.c. per la notificazione a mezzo del servizio postale. Si applicheranno, in questo caso, le norme specifiche dettate dalla L. 20 novembre 1982, n. 890, artt. 7 e 8, con piena equiparazione del messo comunale o del messo autorizzato dall’ufficio finanziario all’ufficiale giudiziario (per tale equivalenza, tra le tante: Cass., Sez. 5. 13 luglio 2016, n. 14273; Cass., Sez. 5, 26 settembre 2018, n. 22854; Cass., Sez. 5, 16 marzo 2018, nn. 6497 e 6498; Cass., Sez. 5, 11 marzo 2020, n. 6855; Cass., Sez. 5, 17 giugno 2021, n. 17368).

Tale forma speciale di notifica si colloca al di fuori delle attività di competenza degli ufficiali giudiziari, e soggetti abilitati assimilati, esaurendosi nel compimento delle modalità richieste per la ordinaria spedizione postale in raccomandazione con avviso di ricevimento, rimanendo quindi estranea alla fattispecie notificatoria in questione la redazione della relata di notifica (Cass., Sez. 5, 24 gennaio 2019, n. 1961).

1.2 Dunque, le disposizioni della L. 20 novembre 1982, n. 890 attengono esclusivamente alla notifica eseguita dall’ufficiale giudiziario ex art. 140 c.p.c., per cui, difettando apposite previsioni della disciplina postale, non deve essere redatta alcuna relata di notifica o annotazione specifica sull’avviso di ricevimento in ordine alla persona cui è stato consegnato il plico e l’atto, pervenuto all’indirizzo del destinatario, deve ritenersi ritualmente consegnato a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione (Cass., Sez. 5, 6 giugno 2012, n. 9111; Cass., Sez. 5, 15 luglio 2016, n. 14501; Cass., Sez. 5, 28 maggio 2020, n. 10131).

Peraltro, le norme concernenti il servizio postale ordinario non prevedono, a differenza della L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 7, che si renda necessario l’invio della raccomandata informativa del deposito degli atti notificati all’ufficio postale. Pertanto, in caso di mancato recapito per temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone abilitate a ricevere l’atto, il regolamento postale (D.M. 1 ottobre 2008), contenente la disciplina del servizio postale ordinario, si limita a prevedere che gli “invii a firma” (tra cui le raccomandate) che non sia stato possibile recapitare per assenza del destinatario o di altra persona abilitata al ritiro vengano consegnati presso l’ufficio postale di distribuzione (art. 24), ove i medesimi rimangono in giacenza per trenta giorni con decorrenza dal giorno successivo al rilascio dell’avviso di giacenza (art. 25); nessuna disposizione di detto regolamento conteneva, quindi, una regola analoga a quella dettata in materia di notifiche effettuate a mezzo posta dalla L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8, comma 4, sul momento in cui si dovesse ritenere pervenuto al destinatario un atto, che l’agente postale avesse depositato in giacenza presso l’ufficio postale a causa della impossibilità di recapitarlo per l’assenza del medesimo destinatario o di altra persona abilitata. Quindi, nel caso di specie, per il perfezionamento della notifica con il meccanismo della c.d. “compiuta giacenza”, deve farsi ricorso, in via analogica, alla regola dettata dalla L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8, comma 4, secondo cui: “La notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al comma 2 ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore”. Peraltro, poiché il citato regolamento del servizio di recapito non prevede la spedizione di una raccomandata contenente l’avviso di giacenza, ma soltanto il “rilascio dell’avviso di giacenza”, la regola da applicare per individuare la data di perfezionamento della notifica L. 20 novembre 1982, n. 890, ex art. 14, in caso di mancato recapito della raccomandata all’indirizzo del destinatario, è quella che la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data del rilascio dell’avviso di giacenza (o, nel caso o in cui l’agente postale abbia, ancorché non tenuto, trasmesso l’avviso di giacenza tramite raccomandata, dalla data di spedizione di quest’ultima), ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore (in termini: Cass., Sez. 6-5, 2 febbraio 2016, n. 2047; Cass., Sez. 5, 8 marzo 2019, n. 6857; Cass., Sez. 5, 28 maggio 2020, n. 10131; Cass., Sez. 5, 21 settembre 2020, n. 19680; Cass., Sez. 5, 24 dicembre 2020, n. 29504; Cass., Sez. 5, 24 marzo 2021, n. 8187; Cass., Sez. 6″-5, 13 maggio 2021, n. 12920).

Ne’ tale orientamento sulla c.d. “notifica postale diretta” risulta essere stato inciso dalla recente pronunzia delle Sezioni Unite di questa Corte (Cass., Sez. Un., 15 aprile 2021, n. 10012), in tema di notifica degli atti impositivi e degli atti processuali a mezzo del servizio postale L. 20 novembre 1982, n. 890, ex art. 8, con riguardo alla necessità di produrre in giudizio l’avviso di ricevimento contenente la comunicazione di avvenuto deposito (C.A.D.), per l’ipotesi di irreperibilità “relativa” del destinatario.

1.3 Pertanto, nel caso di notificazione diretta a mezzo del servizio di posta universale non troveranno applicazione le norme dettate dall’art. 149 c.p.c. e della L. 20 novembre 1982, n. 890, ma unicamente quella concernente il servizio postale ordinario (tra le tante: Cass., Sez. 5, 12 gennaio 2012, n. 270; Cass., Sez. 5, 6 giugno 2012, n. 9111; 12081; Cass., Sez. 5, 22 dicembre 2017, n. 30824; Cass., Sez. 6-5, 17 maggio 2018, n. Cass., Sez. 5, 28 dicembre 2018, n. 33563; Cass., Sez. 5, 29 agosto 2019, n. 21815; Cass., Sez. 5, 13 agosto 2020, n. 16992; Cass., Sez. 6-5, 29 ottobre 2020, n. 23828; Cass., Sez. 5, 25 febbraio 2021, n. 5154; Cass. Sez. 5, 17 marzo 2021, n. 7464; Cass., Sez. 5, 22 giugno 2021, n. 17712).

Con dette pronunce si e’, infatti, statuito che in tema di notificazioni a mezzo posta, la disciplina relativa alla raccomandata con avviso di ricevimento, mediante la quale può essere notificato l’avviso di liquidazione o di accertamento senza intermediazione dell’ufficiale giudiziario, è quella dettata dalle disposizioni concernenti il servizio postale ordinario per la consegna dei plichi raccomandati (in quanto le disposizioni di cui alla L. 20 novembre 1982, n. 890, attengono esclusivamente alla notifica eseguita dall’ufficiale giudiziario ex art. 140 c.p.c.), ed, in particolare, per quello che qui interessa, quella dettata dal D.P.R. 29 maggio 1982, n. 655, art. 40, prevede, per le raccomandate che non abbiano potuto essere recapitate, un periodo di giacenza negli uffici di destinazione di trenta giorni, stabilendo, altresì, che “deve essere dato avviso della giacenza di oggetti raccomandati od assicurati, che non abbiano potuto essere distribuiti, ai destinatari ed ai mittenti, se identificabili”.

1.4 Ne consegue che, difettando apposite previsioni della disciplina postale, non deve essere redatta alcuna relata di notifica o annotazione specifica sull’avviso di ricevimento in ordine alla persona cui è stato consegnato il plico, e l’atto pervenuto all’indirizzo del destinatario deve ritenersi ritualmente consegnato a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione (come è stato ribadito da: Cass., Sez. 5, 15 luglio 2016, n. 14501; Cass., Sez. 5″, 26 aprile 2017, n. 10245; Cass., Sez. 6-5, 29 agosto 2017, n. 20506).

1.5 Mancando, come si è detto, una previsione di specifiche modalità di esecuzione delle notifiche a mezzo del servizio postale, si applica, inoltre, in caso di mancato recapito all’indirizzo del destinatario di un piego soggetto alla disciplina delle raccomandate “ordinarie” – in via “non diretta ma analogica” la disciplina prevista per le “raccomandate AG” dalla L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8 – secondo cui la notificazione “si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data del rilascio (vale a dire, dalla data dell’immissione, attestata dall’agente postale, nella cassetta della corrispondenza del destinatario, ndr) dell’avviso di giacenza … ovvero dalla data del ritiro del piego se anteriore” (Cass., Sez. 6″-5, 2 febbraio 2016, n. 2047; Cass., Sez. 6-5, 10 agosto 2017, n. 19958; Cass., Sez. 6-5, 20 febbraio 2018, n. 4049; Cass., Sez. 6-5, 7 marzo 2018, n. 5347; Cass., Sez. 6-5, 19 novembre 2018, n. 29753).

1.6 L’ufficiale postale, qualora non abbia potuto consegnare l’atto al destinatario o a persona abilitata a riceverlo in sua vece, ai sensi della L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8 e 9, ha l’obbligo, dopo avere accertato che il destinatario non ha cambiato residenza, dimora o domicilio, ma è temporaneamente assente, e che mancano persone abilitate a ricevere il piego, di rilasciare al notificando l’avviso del deposito del piego nell’ufficio postale e di provvedere, eseguito il deposito, alla compilazione dell’avviso di ricevimento che, con la menzione di tutte le formalità eseguite, deve essere restituito con il piego al mittente, dopo la scadenza del termine di giacenza dei dieci giorni dal deposito, e, ove l’avviso di ricevimento non contenga precisa menzione di tutte le descritte operazioni e in difetto di dimostrazione dell’attività svolta dall’ufficiale postale offerta aliunde dal notificante, la notifica è radicalmente nulla (Cass., Sez. 3, 13 giugno 2018, n. 15374; Cass., Sez. 5, 11 settembre 2019, n. 22676; Cass., Sez. 65, 14 ottobre 2020, n. 22254; Cass., Sez. 5, 23 giugno 2021, n. 18033). In ogni caso, al fine di stabilire l’esistenza e la tempestività della notificazione di un atto eseguita a mezzo posta, inclusa l’ipotesi in cui l’atto sia stato depositato presso l’ufficio postale per assenza del destinatario e sia stata spedita la lettera raccomandata contenente l’avviso di tentata notificazione, occorre fare riferimento esclusivamente ai dati risultanti dall’avviso di ricevimento, essendo soltanto tale documento idoneo a fornire la prova dell’esecuzione della notificazione, della data in cui è avvenuta e della persona cui il plico è stato consegnato (Cass., Sez. 3, 13 giugno 2018, n. 15374; Cass., Sez. 6-5, 14 ottobre 2020, n. 22254).

1.7 Dall’esame degli atti ritualmente allegati al ricorso per cassazione, emerge che, nel caso di cui si controverte, è incontestato che l’avviso di accertamento, che costituisce l’atto presupposto della cartella esattoriale impugnata, sia stato notificato dapprima con messo notificatore, senza esito positivo, e successivamente a mezzo del servizio postale ordinario. Ne consegue il difetto di interesse ad agire del ricorrente con riguardo alle censure rivolte al primo tentativo di notifica, di cui non risulta essere stata affermata la validità dai giudici di merito. L’avviso di accertamento risulta, poi, essere stato oggetto di una seconda notifica a mezzo del servizio postale con avviso di ricevimento che non reca, tuttavia, alcuna indicazione circa il deposito dell’atto spedito con raccomandata, dell’attestazione di immissione in cassetta della raccomandata, né in ordine alle ragioni che l’hanno determinata e delle modalità con le quali il notificando è stato cercato senza essere reperito (Cass., Sez. 1, 29 dicembre 2005, n. 28856; Cass., Sez. 3, 19 maggio 2011, n. 10998; Cass., Sez. 5, 21 febbraio 2020, n. 4657).

Siffatta mancanza comporta, quindi, la nullità della notificazione in argomento dell’atto impositivo, alla stregua del suindicato principio.

1.8 Si rammenta che, in materia di riscossione delle imposte, atteso che la correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria è assicurata mediante il rispetto di una sequenza procedimentale di determinati atti, con le relative notificazioni, allo scopo di rendere possibile un efficace esercizio del diritto di difesa del destinatario, l’omissione della notifica di un atto presupposto costituisce un vizio procedurale che comporta la nullità dell’atto consequenziale notificato. Poiché tale nullità può essere fatta valere dal contribuente mediante la scelta, consentita dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, comma 3, di impugnare solo l’atto consequenziale notificatogli (avviso di mora, cartella di pagamento, avviso di liquidazione), facendo valere il vizio derivante dall’omessa notifica dell’atto presupposto, o di impugnare cumulativamente anche quello presupposto (nell’ordine, cartella di pagamento, avviso di accertamento o avviso di liquidazione) non notificato, facendo valere i vizi che inficiano quest’ultimo, per contestare radicalmente la pretesa tributaria spetterà al giudice di merito, interpretando la domanda, verificare la scelta compiuta dal contribuente, con la conseguenza che, nel primo caso, dovrà verificare solo la sussistenza o meno del difetto di notifica al fine di pronunciarsi sulla nullità dell’atto consequenziale (con eventuale estinzione della pretesa tributaria a seconda se i termini di decadenza siano o meno decorsi), nel secondo la pronuncia dovrà riguardare l’esistenza, o no, di tale pretesa (tra le tante: Cass., Sez. 5, 18 gennaio 2018, n. 1144; Cass., Sez. Un., 15 aprile 2021, n. 10012). Secondo la giurisprudenza di questa Corte e’, dunque, senz’altro consentito al contribuente impugnare una cartella esattoriale al fine esclusivo di far valere la mancata/irrituale notificazione dell’atto impositivo prodromico alla medesima, senza contestualmente aggredire l’atto stesso sotto altri profili di invalidità formale ovvero per la sua infondatezza nel merito, non sussistendo dunque alcun onere processuale della parte ricorrente al riguardo (Cass., Sez. Un., 15 aprile 2021, n. 10012).

Pertanto, la nullità della notifica dell’avviso di accertamento si propaga alla conseguenziale cartella di pagamento, che viene ad esserne irrimediabilmente inficiata.

2. Sulla scorta delle suesposte argomentazioni, valutandosi la fondatezza del primo e del secondo motivo, nonché l’assorbimento del terzo motivo, il ricorso può essere accolto entro tali limiti e la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione ai motivi accolti con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo ed il secondo motivo di ricorso; dichiara l’assorbimento del terzo motivo di ricorso; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale effettuata da remoto, il 14 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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