Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38543 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. II, 06/12/2021, (ud. 23/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38543

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24676/2017 proposto da:

B.E., e B.S.M., rappresentati e difesi

dagli Avv. NICOLETTA AUSTONI, e ALESSIO PETRETTI, ed elettivamente

domiciliati presso il secondo in ROMA, Via degli SCIPIONI 268/A;

– ricorrenti –

contro

IMPRESA L. s.r.l., rappresentata e difesa dall’Avv. CHRISTIAN

MANZONI, ed elettivamente domiciliata presso il suo studio, in

CALUSCO D’ADDA (BG) Via LUPI di TOSCANA 9;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1179/2015 della CORTE d’APPELLO di BRESCIA

pubblicata il 20/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/09/2021 dal Consigliere Dott. UBALDO BELLINI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione del 18.7.2001 la L.G. S.N.C., in qualità di promissaria acquirente, conveniva in giudizio B.L. avanti al Tribunale di Bergamo per sentir accertare l’avvenuta stipulazione del contratto preliminare di compravendita immobiliare datato 22.1.2001 e dichiarare il B. obbligato alla stipulazione del contratto definitivo avente a oggetto i terreni siti in (OMISSIS) e distinti al Catasto Terreni alla partita (OMISSIS) foglio (OMISSIS) mappali (OMISSIS); nonché emettere sentenza costitutiva ai sensi e per gli effetti dell’art. 2932 c.c., con contestuale versamento del residuo prezzo dovuto dalla L.G. s.n.c., ordinando la trascrizione della compravendita nei registri immobiliari; condannare il convenuto al risarcimento di tutti i danni.

L’atto di citazione in oggetto era notificato a mezzo posta presso l’abitazione del B. in data (OMISSIS), non personalmente al destinatario, bensì a soggetto qualificato dal postino quale “nipote”. In pari data il B. decedeva. Il Tribunale di Bergamo riteneva la notifica regolarmente eseguita e dichiarava la contumacia del convenuto.

Solo successivamente si costituivano in causa gli eredi del convenuto, B.E. e B.S.M., con comparsa depositata in data 30.9.2002, dando atto del decesso del padre e chiedendo: in via preliminare, di rimettere i convenuti in termini per controdedurre all’iniziativa giudiziale introdotta da controparte, nonostante fosse a conoscenza del decesso di B.L.; in via principale, accertare l’inefficacia e comunque caducare a ogni effetto di legge il contratto del 22.1.2001; in via subordinata, dare atto che la “caparra” non era mai stata lucrata da B.L.. Il Giudice adito, in seguito a istruttoria endoprocessuale ex art. 294 c.p.c., comma 2, rigettava la richiesta di rimessione in termini.

Con sentenza n. 2460/2004, depositata il 24.7.2004, il Tribunale di Bergamo trasferiva alla L.G. s.n.c. la proprietà della quota pari a 1/2 dell’intero sugli immobili già menzionati; subordinava l’efficacia della sentenza al pagamento dell’importo di Euro 46.481,12 che l’attrice avrebbe dovuto versare agli eredi di B.L.;

rigettava la domanda di risarcimento dei danni avanzata dall’attrice; condannava i convenuti alla rifusione delle spese di lite.

Avverso detta sentenza proponevano appello i B. chiedendo: in via principale, di accertare la nullità della notifica del (OMISSIS) e rimettere ex art. 354 c.p.c., la causa al primo Giudice e, nell’ipotesi in cui la Corte d’Appello avesse ritenuto di assumere direttamente le prove, rimettere in termini ex art. 294 c.p.c., i B., sia in relazione a domande riconvenzionali sia per proporre istanze istruttorie al fine di sentir dichiarare la nullità e/o inefficacia del contratto preliminare; in via principale e alternativa, di accertare e dichiarare la nullità della sentenza impugnata ex art. 132 c.p.c., per omessa indicazione nella sentenza dei motivi di fatto e di diritto su un punto decisivo della controversia e cioè in ordine alla regolarità della notifica dell’atto di citazione ex art. 139 c.p.c., con eventuale rimessione della causa in primo grado; sempre in via principale, dichiarare che alla fattispecie avrebbe dovuto essere applicata la disposizione di cui all’art. 299 c.p.c., con immediata interruzione del processo pronunciando i provvedimenti consequenziali in ordine alla richiesta rimessione in termini sia in relazione alla possibilità di proporre domande riconvenzionali sia in relazione alle opportune istanze istruttorie nonché in ordine all’assunzione della prova oppure rimessione al Giudice di primo grado; accertare e dichiarare che il contratto preliminare in oggetto era nullo e/o inefficace; in via subordinata, accertare e dichiarare che il contratto in oggetto doveva essere rescisso per lesione ex art. 1448 c.c.; in via ulteriormente subordinata, condannare controparte a corrispondere, in caso di rigetto delle domande di cui sopra, anche la somma di Euro 10.329,14, portata dall’assegno ricevuto e mai incassato da B.L., versato a titolo di caparra.

Resisteva all’appello la L.G. s.n.c. chiedendo il rigetto del gravame. Con sentenza n. 1179/2015, depositata in data 20.11.2015, la Corte d’Appello di Brescia rigettava l’appello confermando la sentenza impugnata e condannava gli appellanti alle spese di lite. In particolare, la Corte di merito rilevava la ritualità della notifica in quanto l’atto di citazione era stato notificato a persona di famiglia del convenuto non occasionalmente presente nell’abitazione.

Avverso detta sentenza propongono ricorso per cassazione B.E. e S.M. sulla base di quattro motivi, illustrati da memoria. Resiste la controricorrente Impresa L. s.r.l., che si è costituita in data 2.01.2019.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo, i ricorrenti lamentano la “Violazione e falsa applicazione delle norme di diritto là dove l’appello è stato ritenuto infondato, con rigetto della domanda di nullità della notifica dell’atto di citazione in primo grado e conseguente rigetto della richiesta di rimessione in termini, in violazione dell’art. 138 c.p.c., comma 1, art. 139 c.p.c., commi 1 e 2, art. 160 c.p.c., art. 294 c.p.c., comma 1 e art. 2697 c.c.”. Essi deducono che il nipote, al quale era stato consegnato l’atto di citazione nello stesso giorno in cui moriva il convenuto, era solo occasionalmente presente nell’abitazione del nonno in considerazione della gravissima condizione di salute del B.. Inoltre, il nipote non era nella possibilità concreta di portare l’atto a conoscenza del nonno, di lì a breve deceduto. La prova della presenza occasionale del nipote nell’abitazione del defunto si ritiene raggiunta proprio quale diretta conseguenza della morte di B.L., ormai in agonia e deceduto nella stessa giornata della notifica dell’atto di citazione, in quanto fin dalla mattina i familiari più stretti (quindi anche il nipote che aveva ricevuto l’atto) erano presenti per assistere e dare un ultimo saluto al convenuto ed è certo che i familiari fossero ivi presenti solo per tale occasione. Si precisa che i testi escussi non hanno riferito – come erroneamente indicato dal Giudice d’appello – che il nipote avesse risieduto stabilmente con i suoi genitori nell’appartamento di B.L. nell’ultima settimana di vita del medesimo.

1.1. – Il motivo non è fondato.

1.2. – Il Tribunale aveva rigettato l’istanza di rimessione in termine dei ricorrenti (che si erano costituiti in giudizio solo in data 30 settembre 2002), stante la ritualità della notifica dell’atto introduttivo a mezzo consegna di raccomandata da parte di dipendente di Poste Italiane, la quale aveva testimoniato di averla recapitata (tra le 10.30 e 10.45 del (OMISSIS)) presso l’abitazione di B.L., consegnando il plico al nipote del destinatario, come annotato sull’avviso di ricevimento. Il Tribunale, inoltre, con ordinanza del 27 novembre 2002, attesa la affermata ritualità della notifica, aveva rigettato l’istanza di rimessione in termini e le tardive istanze istruttorie per l’intervenuta decadenza degli eredi B. da ogni domanda riconvenzionale per la loro tardiva costituzione in causa.

All’esito della istruttoria esperita in grado di appello, veniva inoltre escusso il nipote del defunto (di anni venti all’epoca dei fatti) che testimoniava di essere stato presente al momento della notifica nell’abitazione del familiare per assistere il parente moribondo; e che proprio per tale ragione aveva risieduto stabilmente con i suoi genitori nell’appartamento durante la sua ultima settimana di vita del medesimo; e che tali circostanze erano state confermate anche dalla badante che coabitava da un biennio nella casa del defunto oltre che da altro familiare (sentenza impugnata, pag. 12).

1.3. – Veniva, dunque, richiamata la giurisprudenza secondo cui “L’art. 139 c.p.c., consentendo la consegna della copia dell’atto da notificare a persona di famiglia del destinatario, per l’ipotesi in cui non sia stata possibile la consegna nelle mani di quest’ultimo, non impone all’ufficiale giudiziario procedente di svolgere ricerche in ordine al rapporto di convivenza indicato dalla suddetta persona con dichiarazione della quale viene dato atto nella relata di notifica, incombendo, invece, a chi contesta la veridicità di siffatta dichiarazione di fornire la prova del contrario, la quale, peraltro, può essere data soltanto provando che il familiare era presente per ragioni occasionali e momentanee nel luogo di abitazione del destinatario, mentre non è sufficiente, per negare validità alla notificazione, la produzione di un certificato anagrafico attestante che il familiare abbia altrove la propria residenza” (Cass. n. 6953 del 2006; Cass. n. 322 del 2007; Cass. n. 8306 del 2011; conf. altresì, Cass. n. 5729 del 2012; Cass. n. 17288 del 2016).

Secondo la Corte distrettuale, poiché parte appellante non si riteneva avesse adempiuto all’onere della prova da cui era gravata; si doveva considerare accertata nella specie (con apprezzamento sottratto al vaglio di legittimità) la ritualità della notifica, essendo stato l’atto notificato a persona di famiglia del convenuto non occasionalmente presente nella abitazione.

2. – Con il secondo motivo, i ricorrenti deducono la “Violazione e falsa applicazione delle norme di diritto, là dove l’appello è stato ritenuto infondato, con rigetto della domanda inerente la mancata interruzione del processo e conseguente rigetto della richiesta di rimessione in termini, in violazione degli artt. 299,302,304,298 c.p.c., art. 294 c.p.c., comma 1 e art. 2697 c.c.”, giacché, ai sensi dell’art. 299 c.p.c., il processo doveva essere interrotto in quanto la morte si era verificata prima della costituzione in cancelleria.

La Corte d’appello riconosce in via di principio che il processo dovesse ritenersi interrotto, ma supera tale circostanza sulla base della costituzione volontaria da parte degli odierni ricorrenti, avvenuta tuttavia quando il giudizio di primo grado era già nella fase di ammissione delle prove.

2.1. – Il motivo è fondato.

2.2. – Secondo i principi ormai pacifici si ritiene che “Le norme sull’interruzione del processo sono rivolte a tutelare la parte nei cui confronti si è verificato l’evento interruttivo, sicché l’irregolare prosecuzione del giudizio derivante dalla loro inosservanza può essere fatta valere soltanto da quest’ultima, che dall’evento interruttivo può essere pregiudicata, e non anche dalle altre parti, le quali, non risentendo di alcun pregiudizio, non possono dedurla come motivo di nullità della sentenza ciononostante pronunciata” (Cass. n. 15031 del 2016). Sicché “L’art. 299 c.p.c., è applicabile anche nel giudizio di appello e, qualora la morte della parte si sia verificata dopo la notificazione dell’atto introduttivo del giudizio ma prima della scadenza del termine per la costituzione, comporta l’automatica interruzione del processo, a prescindere sia dalla conoscenza che dell’evento abbiano avuto l’altra parte o il giudice, sia da qualsiasi attività diretta a determinarla, giacché l’effettiva conoscenza dell’evento interruttivo rileva ai soli fini della decorrenza del termine per la riassunzione.

Ne consegue che, ove sia mancata l’attivazione degli strumenti previsti per la prosecuzione o riattivazione, tutti gli atti del processo non esclusa la sentenza con la quale lo stesso venga definito – posti in essere dopo l’evento interruttivo, restano insuscettibili di produrre effetti nei riguardi della parte investita dal suddetto evento e vanno considerati nulli” (Cass. n. 18351 del 2013; Cass. n. 22944 del 2018; Cass. n. 21596 del 2017). Inoltre, la morte della parte prima della sua costituzione in giudizio produce l’interruzione automatica del processo indipendentemente dalla conoscenza che dell’evento abbiano le parti o il giudice e senza che sia necessario, quale elemento integrativo della fattispecie interruttiva una dichiarazione dell’evento. Questa può adempiere la sola funzione (strumentale) di portare l’evento stesso a conoscenza delle altre parti, al fine della decorrenza del termine perentorio per la riassunzione del processo interrotto ex art. 305 c.p.c. (nel testo fissato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 159 del 1971), e, come tale, può provenire da qualunque dei procuratori in causa, spettando il relativo potere a tutte le parti. (Cass. n. 815 del 1983).

Appare, dunque, evidente la conseguenza della interruzione del procedimento in oggetto ex art. 299 c.p.c., e conseguentemente l’inefficacia e/o nullità degli atti successivi, con necessità di rinnovazione degli stessi, e rinvio ad altro giudice di pari grado, nella stessa fase in cui si trovava il processo alla data dell’evento

Interruttivo.

3.1. – Con il terzo motivo, viene dedotta la “Violazione e falsa applicazione delle norme di diritto laddove l’appello è stato ritenuto infondato, con rigetto delle domande inerenti l’incapacità naturale del defunto all’atto della stipula del negozio o, in subordine, la rescissione per lesione, in violazione dell’art. 294 c.p.c., comma 1 e art. 2697 c.c. e in ogni caso per omesso esame circa i relativi fatti decisivi per il giudizio allegati dagli appellanti”.

3.2. – Con il quarto motivo, i ricorrenti lamentano la “Violazione e falsa applicazione delle norme di diritto laddove l’appello è stato ritenuto infondato, con rigetto della domanda inerente il mancato incasso della caparra da parte del sig. B., in violazione dell’art. 2697 c.c. e in ogni caso per omesso esame circa i relativi fatti decisivi per il giudizio allegati dagli appellanti”.

3.3. – Entrambi i motivi sono assorbiti.

4. – Rigettato il primo motivo, va accolto il secondo motivo (con assorbimento del 3 e del 4) e la sentenza va cassata con rinvio, per un nuovo esame del Tribunale Fiorentino che, in diversa composizione, provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo; accoglie il secondo motivo con assorbimento del terzo e quarto; cassa la sentenza impugnata con rinvio, per un nuovo esame, al Tribunale di Bergamo che, in differente composizione, provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, della Corte Suprema di Cassazione, il 23 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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