Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38539 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. II, 06/12/2021, (ud. 30/06/2021, dep. 06/12/2021), n.38539

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 7942/2017 R.G. proposto da:

CONSORZIO AUTOTRASPORTATORI FERRARESI ARTIGIANI – C.A.F.A. soc. coop.

a r.l., c.f. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato, con indicazione dell’indirizzo

p.e.c., in Milano, alla via G. Leopardi, n. 14, presso lo studio

dell’avvocato Maria Cristina Bruni, che lo rappresenta e difende in

virtù di procura speciale su foglio allegato in calce al ricorso.

– ricorrente –

contro

PREFETTURA – UFFICIO TERRITORIALE del GOVERNO DI FERRARA, in persona

del Prefetto pro tempore.

– intimata –

avverso la sentenza n. 20429/2016 del Tribunale di Bologna;

udita la relazione nella Camera di consiglio del 30 giugno 2021 del

Consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. A seguito di controlli del Servizio Ispezione del Lavoro veniva in data 18.5.2005 notificato al “Consorzio Autotrasportatori Ferraresi Artigiani – C.A.F.A.” soc. coop. a r.l. verbale di accertamento (peraltro) della violazione di cui all’art. 14, par. 2, del regolamento C.E.E. n. 3281/1985, per mancata conservazione, relativamente al periodo 1.1.2004 – 1.1.2005, di n. 407 fogli di registrazione.

2. Con ordinanza in data 30.8.2005 il Prefetto di Ferrara ingiungeva al “C.A.F.A.” il pagamento della complessiva somma di Euro 26.892,00.

3. Il “C.A.F.A.” proponeva opposizione della L. n. 689 del 1981, ex art. 22, al Giudice di Pace di Ferrara.

Chiedeva l’annullamento del verbale; in subordine la rideterminazione della sanzione applicata in minor misura, con applicazione del cumulo formale.

4. Resisteva la Prefettura di Ferrara in persona di funzionario delegato.

5. Con sentenza n. 25 1400/2008 il giudice di pace rigettava l’opposizione.

6. Proponeva appello il “C.A.F.A.”; domandava, in subordine, che fosse rideterminata la sanzione pecuniaria applicata per l’infrazione di cui all’art. 14, par. 2, del regolamento C.E.E. n. 3281/1985 (cfr. ricorso, pag. 5).

Si costituiva la Prefettura di Ferrara.

Instava per il rigetto del gravame.

7. Con sentenza n. 20429/2016 il Tribunale di Bologna rigettava il gravame e condannava l’appellante alle spese del grado.

Evidenziava il tribunale che non avevano alcun rilievo le circostanze addotte – e comunque rimaste indimostrate – dall’appellante ad asserita comprova dello smarrimento in occasione della ristrutturazione dei locali dei fogli di registrazione non esibiti agli ispettori.

Evidenziava altresì il tribunale – in ordine al terzo motivo d’appello – che in prime cure, nell’iniziale ricorso, nulla l’appellante aveva addotto in ordine al preteso difetto di prova delle violazioni contestate, giacché unicamente nelle note conclusive datate 2.1.2008 l’asserito difetto di prova era stato oggetto di prospettazione, prospettazione di cui il funzionario prefettizio aveva ritualmente eccepito la tardività; che dunque l’asserito difetto di prova non poteva costituire motivo d’appello.

Evidenziava inoltre il tribunale – in ordine al quarto motivo di gravame, con cui l’appellante aveva invocato, alla stregua del rilievo per cui le violazioni di cui al punto 4 del verbale di accertamento (avente ad oggetto la fattispecie di cui all’art. 14, par. 2, del regolamento C.E.E. n. 3281/1985) erano state commesse con un’unica condotta (“consistita nello smarrimento dei contenitori dei fogli di registrazione degli apparecchi cronotachigrafi, per tale unica ragione non potuti mostrare agli accertatori”: così sentenza d’appello, pag. 10), la determinazione in minor misura della sanzione in applicazione del cumulo formale – che correttamente il giudice di pace aveva ritenuto, sulla scorta della pronuncia n. 17073/2007 della Corte di legittimità, che la mancata esibizione di ciascun foglio di registrazione costituiva autonoma e distinta violazione; che in questi termini risultava immeritevole di seguito pur la richiesta dell’appellante di correlare il quantum della sanzione al numero – 22 – degli autisti per i quali non vi era stata esibizione dei dischi cronotachigrafici.

8. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il “Consorzio Autotrasportatori Ferraresi Artigiani – C.A.F.A.” soc. coop. a r.l.; ne ha chiesto sulla scorta di tre motivi la cassazione con ogni susseguente statuizione.

La Prefettura di Ferrara non ha svolto difese.

9. Con il primo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione dell’art. 2697 c.c..

Deduce che l’Amministrazione, onerata della prova del fatto sostanziale cui si correla la pretesa sanzionatoria, siffatta prova per nulla ha assolto, sicché la pretesa sanzionatoria è rimasta sfornita di riscontro.

Deduce che aveva addotto tempestivamente, con il ricorso al prefetto e poi con il ricorso al giudice di pace, il difetto di prova dei presupposti di fatto della contestata violazione, difetto di prova reiterato con il terzo motivo d’appello.

Deduce che con l’atto di appello ha addotto ulteriormente che la fede privilegiata del verbale di accertamento dell’infrazione è circoscritta ai fatti che il pubblico ufficiale attesta di aver compiuto o di essere avvenuti in sua presenza, laddove ogni ulteriore circostanza risultante dal verbale è rimessa al prudente apprezzamento del giudice.

10. Il primo motivo di ricorso è privo di fondamento.

11. Si ammetta pure che il difetto di prova del fatto materiale integrante la violazione contestata sia stato addotto tempestivamente (con il ricorso in primo grado il “C.A.F.A.” aveva prospettato che il sindacato del giudice “si estende alla validità sostanziale del provvedimento irrogativo… attraverso un autonomo esame della ricorrenza dei presupposti di fatto e di diritto dell’infrazione”: cfr. ricorso, pag. 9).

D’altra parte, il giudizio di opposizione della L. n. 689 del 1981, ex artt. 22 e 23, non è (era) assoggettato a particolari oneri formali (cfr. Cass. 20.12.2016, n. 26362, secondo cui nel procedimento di opposizione all’ordinanza – ingiunzione irrogativa di sanzione amministrativa, il modello processuale prefigurato dal legislatore, governato dal principio dispositivo (temperato dai poteri officiosi del giudice, della L. n. 689 del 1981, ex art. 23, comma 6), non prevede particolari sanzioni processuali (salvo quella, a carico dell’opponente, stabilita del cit. art. 23, comma 5) per omissioni o ritardi di attività delle parti, né inficia di nullità eventuali deviazioni dal modello stesso, poste in essere dal giudice).

12. Tuttavia il fatto dell’omessa esibizione dei 407 fogli di registrazione ricade senza dubbio nella fede privilegiata del verbale di accertamento dell’infrazione, siccome gli ispettori hanno certamente constatato, come tale, siffatta condotta omissiva (cfr. Cass. sez. lav. 7.11.2014, n. 23800, secondo cui nel giudizio di opposizione ad ordinanza – ingiunzione irrogativa di sanzione amministrativa, il verbale di accertamento dell’infrazione fa piena prova, fino a querela di falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni delle parti, mentre la fede privilegiata non si estende agli apprezzamenti ed alle valutazioni del verbalizzante né ai fatti di cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone, ovvero ai fatti della cui verità si siano convinti in virtù di presunzioni o di personali considerazioni logiche (in applicazione di tale principio, questa Corte ha riconosciuto valore di piena prova al verbale ispettivo dell’I.N.P.S., i cui funzionari avevano personalmente esaminato il libro paga e matricola, nonché le denunce contributive ed i pagamenti dell’impresa edile artigiana dell’opponente, accertando il mancato rispetto dei minimi retributivi)).

Su tale scorta e’, da un canto, ineccepibile il rilievo del tribunale secondo cui il verbale di accertamento in data 16.5.2005 fa prova fino a querela di falso in ordine alle circostanze direttamente accertate e constatate dagli ispettori “(sulla base dei documenti mostrati da CAFA, esaminati all’epoca dei fatti)” (così sentenza d’appello, pag. 9).

Su tale scorta e’, d’altro canto, del tutto ingiustificato, con riferimento ai profili assistiti da fede privilegiata, la prospettazione del ricorrente secondo cui le dichiarazioni verbalizzate devono essere supportate documentalmente e devono essere confermate in giudizio dai soggetti che le hanno rese (cfr. ricorso, pag. 12).

13. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione dell’art. 112 c.p.c..

Deduce che il giudice di pace ha rigettato l’opposizione, siccome ha ritenuto sussistente le contestate violazioni, e dunque ha implicitamente rigettato l’eccezione di tardività della deduzione circa la carenza di prova del fatto sostanziale.

Deduce che avverso l’implicito rigetto dell’eccezione di tardività della deduzione circa la carenza di prova la Prefettura di Ferrara non ha proposto appello incidentale neppure in via condizionata.

Deduce quindi che il Tribunale di Bologna ha statuito ultra petita, allorché ha ritenuto che la deduzione fosse tardiva e non potesse costituire “valido oggetto di uno specifico motivo di appello” (così sentenza d’appello, pag. 9), giacché in ordine all’implicito rigetto dell’eccezione di tardività si è formato il giudicato implicito con susseguente preclusione al riesame della questione.

14. Il secondo motivo di ricorso è del pari privo di fondamento.

15. E’ sufficiente il riferimento all’insegnamento di questa Corte.

Ovvero all’insegnamento secondo cui una pronuncia di primo grado che,

senza affermare espressamente l’ammissibilità di una domanda riconvenzionale, rigetti la stessa per ragioni di merito, non implica alcuna statuizione implicita sull’ammissibilità di tale domanda, destinata a passare in giudicato se non specificamente impugnata (cfr. Cass. 20.4.2020, n. 7941, ove si soggiunge che, in tale ipotesi, il giudice di secondo grado, investito dell’appello principale della parte rimasta soccombente sul merito, conserva – pur in assenza di appello incidentale, sul punto, della parte rimasta vittoriosa sul merito – il potere, e quindi il dovere, di rilevare d’ufficio l’inammissibilità di detta domanda e l’omissione di tale rilievo è censurabile in cassazione come “error in procedendo”. Al riguardo cfr. altresì Cass. 9.6.2010, n. 13833).

In questi termini è da escludere che il rigetto dell’opposizione da parte del giudice di pace in dipendenza della ritenuta comprovata sussistenza delle contestate violazioni valga quale implicito rigetto dell’eccezione di tardività della deduzione circa la carenza di prova del fatto sostanziale integrante le medesime violazioni, con conseguente giudicato implicito sulla tempestività di tal ultima deduzione e relativa preclusione in appello al riesame (in difetto di appello incidentale da parte dell’amministrazione) della questione.

16. La prefigurata tempestività della deduzione circa la carenza di prova del fatto sostanziale non e’, in ogni caso, destinata a sortire esiti favorevoli in considerazione, comunque, dell’avvenuto ineccepibile (lo si è premesso in sede di disamina del primo motivo) probatorio riscontro (alla stregua di una vera e propria seconda “ratio decidendi”: cfr. Cass. 14.2.2012, n. 2108; Cass. (ord.) 11.5.2018, n. 11493)) del fatto materiale integrante le ascritte violazioni, propriamente le violazioni di cui al punto 4 del verbale di accertamento e di cui all’art. 14, par. 2, del regolamento C.E.E. n. 3281/1985 (violazione per le quali è stata domandata in appello, in via subordinata, la rideterminazione della sanzione).

17. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione degli artt. 100 e 112 c.p.c..

Deduce che il giudice di pace in prime cure aveva ritenuto fondata la pretesa dell’Amministrazione.

Deduce che il tribunale in seconde cure ha ritenuto “gravemente infondato” il gravame, assumendo che essa cooperativa ricorrente “nulla aveva dedotto, contestato o argomentato in ordine al difetto di prova delle violazioni”.

Deduce che in tal guisa il tribunale ha assunto, in violazione del divieto di reformatio in peius, una decisione peggiorativa rispetto a quella assunta dal giudice di pace.

18. Il terzo motivo di ricorso è parimenti privo di fondamento.

19. Non vi è stata reformatio in peius alcuna.

Al di là delle locuzioni adoperate la statuizione di secondo grado ha confermato la statuizione di primo grado.

In questi termini per nulla è pertinente l’operato riferimento giurisprudenziale (il riferimento cioè a Cass. sez. lav. 3.3.2017, n. 5456).

20. La Prefettura di Ferrara non ha svolto difese. Nonostante il rigetto del ricorso nessuna statuizione in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità va pertanto assunta.

21. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della società cooperativa ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315).

PQM

La Corte rigetta il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 30 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA