Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38534 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. II, 06/12/2021, (ud. 20/05/2021, dep. 06/12/2021), n.38534

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9950/2016 proposto da:

ASCIA COSTRUZIONI SRL, IN LIQUIDAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato Luigi Mario Mascolino, con studio in Vittoria (RG) via

Ricasoli, 117;

– ricorrente –

contro

O.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1436/2015 della Corte d’appello di Catania,

depositata il 24/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/01/2021 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– il giudizio trae origine dalla domanda di risarcimento dei danni conseguenti all’accertamento (avvenuto mediante atp ex art. 696 c.p.c.) dei difetti di costruzione ed alla necessità di eliminarli formulata da O.M. in proprio e in rappresentanza del figlio O. nei confronti della società costruttrice e venditrice dell’immobile da essi acquistato Ascia Costruzioni e sito in (OMISSIS);

– l’adito Tribunale di Ragusa – sezione distaccata di Vittoria respinse la domanda attorea sul presupposto che gli attori avevano chiesto il risarcimento dei danni connessi all’eliminazione dei vizi della cosa venduta a tutela dell’invocato diritto all’esatto adempimento; tale interesse, tuttavia, ad avviso del tribunale non era tutelato dalle azioni derivanti dalla garanzia ex art. 1490 c.c., che prevedono la risoluzione del contratto ovvero la riduzione del prezzo, con esclusione dell’azione di esatto adempimento;

– proposto gravame da parte dei soccombenti, la Corte d’appello di Catania, per quanto di interesse, ha ritenuto fondata l’impugnazione limitatamente alla posizione di O.M. in proprio argomentando che, avuto riguardo all’atto di citazione introduttivo del giudizio di primo grado, gli attori appellanti avevano agito per l’eliminazione dei difetti di costruzione azionando la garanzia riconosciuta in caso di venditore-costruttore del bene immobile compravenduto, come desumibile da specifici indici rinvenibili nel corpo dell’atto di citazione e nel petitum;

– pertanto e sulla scorta dei difetti di costruzione accertati dal consulente tecnico d’ufficio – nell’ambito dell’accertamento tecnico preventive svolto in primo grado e richiamati in sentenza (cfr. pagg. 4-6), la corte territoriale ha riconosciuto il diritto dell’ O. in relazione all’art. 1669 c.c. (per le specifiche motivazioni svolte a pag. 7, secondo cpv.) e liquidato il dovuto per l’eliminazione dei vizi nell’importo di Euro 7000,00 provvedendo sulle spese di lite in conformità alla soccombenza;

– la cassazione della sentenza d’appello è chiesta da Ascia Costruzioni s.rl. con ricorso affidato a due motivi;

– nessuna attività difensiva è stata svolta dall’intimato O.M.;

– nelle more del giudizio di cassazione si è costituito il curatore del Fallimento Ascia Costruzioni s.r.l..

– con ordinanza interlocutoria è stata disposta l’acquisizione dei fascicoli d’ufficio di entrambi i gradi e rifissata l’odierna adunanza.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione di legge, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la corte territoriale ritenuto ammissibile ed accoglibile la domanda ex art. 1669 c.c., sebbene ad avviso del ricorrente proposta in forma irrituale con mutatici libelli solo nelle conclusioni del giudizio di primo grado;

– la censura è infondata;

– la critica involge la qualificazione della domanda proposta dall’ O.: la corte territoriale dopo avere evidenziato che l’attore aveva sin dall’atto di citazione in primo grado allegato la circostanza di fatto che la società convenuta era costruttrice-venditrice dell’immobile, ha ritenuto di ricondurre la domanda di eliminazione dei difetti riscontrati, e più latamente di risarcimento dei danni, nel quadro dell’appalto e delle garanzie specifiche previste dalla disciplina codicistica;

– la corte territoriale ha poi ritenuto, in conformità alla giurisprudenza della Corte di cassazione che in tema di appalto sussiste la concorrenza delle garanzie previste dagli artt. 1667 e 1669 c.c., in vista del rafforzamento della tutela del committente; a ciò consegue che, ove a fondamento della domanda siano dedotti difetti della costruzione così gravi da incidere sugli elementi essenziali dell’opera stessa, influendo sulla sua durata e compromettendone la conservazione, il giudice è sempre tenuto, ove le circostanze lo richiedano, a qualificare la domanda, in termini di risarcimento per responsabilità extracontrattuale (art. 1669 c.c.), ovvero contrattuale di adempimento o riduzione del prezzo e risoluzione (art. 1667 c.c.) (cfr. Cass. 20184/2019);

– ciò posto, non è fondatamente ravvisabile nella qualificazione della domanda operata dalla corte territoriale alcuna mutatio libelli, che, diversamente, presuppone l’allegazione di fatti costitutivi diversi rispetto a quelli inizialmente allegati ed idonei ad introdurre un nuovo campo di indagine (cfr. Cass. 32146/2018);

– con il secondo motivo si deduce la violazione di legge ed errata motivazione della sentenza così come l’omesso esame di un fatto decisivo e cioè ci si riferisce alla data di consegna dell’immobile risalente alla primavera del 2005, alla data della stipula del rogito nel luglio 2005 (seppure per verosimile errore indicata come 13/7/2015) e alla data di denuncia dei presunti vizi risalente all’ottobre, anche qui indicata per un verosimibile refuso nell’ottobre 2015;

– al di là dei due rilevati refusi, la censura è infondata perché la denuncia dei vizi effettuata ad ottobre 2005 anche ove ritenuta la scoperta degli stessi risalente a marzo 2005, (data della consegna) e quindi precedente al rogito del luglio 2005 ed all’allegata scrittura transattiva, non è comunque tardiva rispetto al termine annuale dalla scoperta previsto dall’art. 1669 c.c.;

– infine, rispetto al profilo del quantum liquidato, che pure il ricorrente censura, si deve rilevare il difetto di specificità della critica in ordine individuazione ed alla incidenza dei difetti asseritamente oggetto della transazione intervenuta contestualmente al rogito nel luglio 2005;

– il ricorso è dunque rigettato;

– nulla va disposto sulle spese atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte di O.M.;

– sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 20 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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