Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38531 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. II, 06/12/2021, (ud. 11/05/2021, dep. 06/12/2021), n.38531

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERTUZZI Mario – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 11922/2016 R.G. proposto da:

IMMOBILIARE IL CASTELLETTO s.r.l., c.f./p.i.v.a. (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e

difesa in virtù di procura speciale a margine del ricorso

dall’avvocato Fabio Zanati, ed elettivamente domiciliata in Roma, al

corso Vittorio Emanuele II, n. 18, presso lo “Studio Grez &

Associati”.

– ricorrente –

contro

R.G. IMPIANTI s.r.l., p.i.v.a. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, alla

via G. Avezzana, n. 31, presso lo studio dell’avvocato Alessandra

Flauti, che disgiuntamente e congiuntamente all’avvocato Giovanni

Buzzoni, la rappresenta e difende in virtù di procura speciale in

calce al controricorso.

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 699/2016 della Corte d’Appello di Milano;

udita la relazione nella Camera di consiglio dell’11 maggio 2021 del

Consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. Con decreto n. 190/2007 il Tribunale di Pavia ingiungeva all'”Immobiliare Il Castelletto” s.r.l. il pagamento alla ricorrente, “R.G. Impianti” s.r.l. – in relazione al rapporto d’appalto intercorso tra le parti ed avente ad oggetto, tra l’altro, la realizzazione, da parte della ricorrente, di un impianto di condizionamento e refrigerazione – della somma di Euro 184.903,01 in virtù della fattura n. (OMISSIS) relativa al quinto s.a.l., della fattura n. (OMISSIS) relativa ad opere extra contratto e dell’importo, pari ad Euro 10.045,96, relativo a merce ordinata dalla committente.

2. L'”Immobiliare Il Castelletto” s.r.l. con atto notificato il 18.4.2007 proponeva opposizione.

Deduceva, tra l’altro, che nessun accordo era stato siglato per opere extra contratto; che il materiale per cui si pretendeva il pagamento, non era stato consegnato.

Chiedeva, tra l’altro, revocarsi l’ingiunzione.

3. Si costituiva “R.G. Impianti” s.r.l.

Instava per il rigetto dell’opposizione.

4. Espletata la c.t.u., con sentenza n. 435/2012 il Tribunale di Pavia rigettava l’opposizione.

5. Proponeva appello l'”Immobiliare Il Castelletto” s.r.l. Resisteva la “R.G. Impianti” s.r.l.

6. Con sentenza n. 699/2016 la Corte d’Appello di Milano rigettava il gravame e condannava l’appellante alle spese del grado.

Evidenziava, tra l’altro, la corte che dalla corrispondenza agli atti si desumeva che l’esecuzione delle opere di cui alla fattura n. (OMISSIS) era stata concordata dalle parti, siccome altrimenti non avrebbe avuto ragion d’essere la dichiarazione di disponibilità a liquidarle contenuta nella missiva inviata dall”appellante all’appellata il 20.11.2006.

7. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso l'”Immobiliare Il Castelletto” s.r.l.; ne ha chiesto sulla scorta di due motivi la cassazione con ogni susseguente statuizione.

La “R.G. Impianti” s.r.l. ha depositato controricorso; ha chiesto dichiararsi inammissibile o rigettarsi il ricorso con il favore delle spese.

8. La s.r.l. ricorrente ha depositato memoria.

Del pari ha depositato memoria la s.r.l. controricorrente.

9. Con il primo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione degli artt. 1321,1326,1362,1659 e 2697 c.c. e degli artt. 112,115 e 116 c.p.c..

Deduce, con riferimento alla fattura n. (OMISSIS), che nessuno accordo è intercorso con la controparte sia ai fini dell’esecuzione di opere extra contratto sia ai fini del loro pagamento.

Deduce che il contratto d’appalto è stato siglato per iscritto, sicché le opere extra contratto avrebbero dovuto essere concordate per iscritto ovvero avrebbero dovuto essere autorizzate per iscritto ex art. 1659 c.c..

10. Il primo motivo di ricorso va respinto.

11. Il primo mezzo di impugnazione si qualifica essenzialmente in relazione al disposto dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Invero, con il mezzo in disamina la ricorrente censura il giudizio “di fatto” alla cui stregua la corte di merito ha opinato nel senso che l’esecuzione delle opere extra contratto fosse stata dalle parti puntualmente concordata, fosse stata ossia oggetto di un accordo tra le parti perfezionatosi (“a tutto voler concedere IMC riconosce che siano intervenute opere extra contratto, ma appare evidente che non siano state in alcun modo concordate preventivamente e soprattutto non ne voglia riconoscere il prezzo”: così ricorso, pag. 8).

Del resto, il giudizio sull’avvenuta conclusione o meno di un contratto, implicando un mero accertamento di fatto, rientra nel potere esclusivo del giudice di merito e, come tale, si sottrae al sindacato di legittimità, qualora risulti sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici (cfr. 27.9.2006, n. 21019; Cass. sez. lav. 11.6.2004, n. 11152), recte da motivazione non inficiata, al cospetto del novello dettato dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, da “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti” ed immune da vizi giuridici.

12. In questi termini gli asseriti vizi di motivazione che il mezzo in disamina veicola, sono evidentemente da vagliare – oltre che nel solco dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – alla luce dell’insegnamento n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite di questa Corte.

Ebbene è da escludere recisamente che taluna delle figure di “anomalia motivazionale” destinate ad acquisire significato nel segno della pronuncia delle sezioni unite teste’ menzionata, possa scorgersi in relazione alle motivazioni cui la corte distrettuale ha ancorato il suo dictum.

In particolare, con riferimento all'”anomalia” della motivazione “apparente” che ricorre allorquando il giudice di merito non procede ad una approfondita disamina logico/giuridica, tale da lasciar trasparire il percorso argomentativo seguito (cfr. Cass. 21.7.2006, n. 16672) – la corte territoriale ha – così come si è in precedenza evidenziato – compiutamente ed intellegibilmente esplicitato il proprio iter argomentativo.

Ulteriormente la Corte di Milano ha specificato che “si teneva un incontro il 17 gennaio 2017 alla presenza della Direzione dei lavori (…) all’esito del quale le parti concordavano che alcune voci (…), per complessivi Euro 5.897,00, dovevano ritenersi comprese nel corrispettivo pattuito, e quindi non liquidate, mentre venivano “tenute in sospeso le voci 43 e 46 per un totale lordo di Euro 2.670,00” (…), con la conseguenza che la fattura n. (OMISSIS) avrebbe dovuto “essere liquidata per un importo di circa Euro 70.000,00″” (così sentenza d’appello, pag. 8. Del resto, l’importo della fattura n. (OMISSIS) è di Euro 70.539,30, oltre i.v.a.).

13. Si tenga conto che la ricorrente, in fondo, censura l’asserita distorta ed erronea valutazione delle risultanze di causa (giammai con la missiva inviata a controparte il 20.11.2006 ha riconosciuto un suo debito per le opere extra contratto (cfr. ricorso, pag. 8); la corte milanese non ha tenuto conto della comunicazione in data 4.12.2006 (cfr. ricorso, pag. 9); per nulla può soccorrere la comunicazione unilaterale di “R.G. Impianti” datata 19.1.2007 (cfr. ricorso, pag. 9); “la Corte meneghina non considera che lo stesso c. t. u. esclude l’accordo delle parti sulla quantificazione delle opere extra contratto e soprattutto il medesimo c.t.u. quantifica in almeno Euro 28.317,38 l’oggetto della contestazione”: così memoria della ricorrente, pag. 4).

E tuttavia il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito non dà luogo ad alcun vizio denunciabile con il ricorso per cassazione, non essendo inquadrabile nel paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, né in quello del precedente n. 4, disposizione che – per il tramite dell’art. 132 c.p.c., n. 4 – dà rilievo unicamente all’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante (cfr. Cass. 10.6.2016, n. 11892; Cass. (ord.) 26.9.2018, n. 23153).

14. In ogni caso l’iter motivazionale che sorregge il dictum del secondo giudice, risulta in toto ineccepibile sul piano della correttezza giuridica.

15. A tal riguardo si osserva analiticamente quanto segue.

Innanzitutto, la corte d’appello ha precisato che le opere extra contratto sono state concordate dalle parti alla stregua della corrispondenza tra le stesse intercorsa e dunque sono state in tal guisa pattuite per iscritto (ovviamente nei contratti a forma vincolata, per giunta, non occorre che la volontà negoziale sia manifestata da entrambi i contraenti contestualmente e contemporaneamente, per modo che il requisito della forma scritta ad substantiam, in caso di sottoscrizioni contenute in due documenti diversi, deve intendersi osservato anche quando la seconda sottoscrizione sia espressa in un documento separato, se questo sia inscindibilmente collegato al primo, sì da evidenziare inequivocabilmente l’incontro dei consensi nelle suddette forme: cfr. Cass. 19.11.1991, n. 12411).

Altresì, il contratto d’appalto non è soggetto a rigore di forme e, pertanto, per la sua stipulazione non è richiesta la forma scritta, né ad substantiam né ad probationem, potendo dunque essere concluso anche per facta concludentia (cfr. Cass. 26.10.2009, n. 22616; Cass. 5.8.2016, n. 16530).

Inoltre – ed in ogni caso (ovvero, seppur le opere extra contratto non fossero state concordate per iscritto) – la valutazione delle circostanze, in presenza delle quali è consentito, ai sensi dell’art. 2723 c.c., il riscontro per testimoni – ed, evidentemente, per presunzioni – di patti, aggiunti o contrari, posteriori alla formazione di un documento (e’ il caso nella specie delle opere extra contratto), è demandata al potere discrezionale del giudice di merito, il quale può anche attribuire, in negativo o in positivo, valore preminente ad una od alcune di esse, con apprezzamento che, se congruamente motivato ovvero se non inficiato – come nelle specie – da “omesso esame circa un fatto decisivo”, si sottrae al sindacato di legittimità (cfr. Cass. 22.5.2006, n. 11932).

Ancora, alla stregua dell’accordo – scritto, alla luce della corrispondenza intercorsa – che le parti in lite hanno raggiunto in ordine alle opere extra contratto, si stempera il riferimento, nella fattispecie, alla previsione dell’art. 1659 c.c. (al riguardo cfr. Cass. 22.4.2003, n. 6398, secondo cui il requisito della forma scritta, previsto dall’art. 1659 c.c., nell’ipotesi di variazioni alle modalità esecutive dell’opera apportate per iniziativa dell’appaltatore, non trova applicazione allorché le variazioni siano concordate con il committente o da questi indicate).

16. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione degli artt. 1460,1470,1453,1655 e 1658 c.c. e degli artt. 112,115 e 116 c.p.c..

Deduce che l’importo di Euro 10.045,96 si riferisce a materiale il cui pagamento era subordinato alla consegna, consegna giammai avvenuta.

17. Il secondo motivo di ricorso parimenti va respinto.

18. Si premette che la corte di merito ha, al riguardo, evidenziato che era stata prodotta agli atti la missiva con la quale l’appellante – qui ricorrente – aveva ammesso di aver ordinato la merce dell’importo di Euro 10.045,96 preteso in pagamento.

Tra le parti, dunque, è intercorsa una pattuizione avente ad oggetto la merce anzidetta, valida ed efficace senza dubbio, cui occorre – in difetto di risoluzione – assicurare piena attuazione, che obbliga, sì, “R.G. Impianti” alla consegna, ma le dà, in pari tempo, diritto al pagamento del corrispettivo.

Cosicché non è conferente la deduzione della ricorrente secondo “avrebbe potuto essere tenuta al pagamento dell’importo a fronte di una condanna risarcitoria connessa a detto inadempimento” (così ricorso, pag. 15).

19. Su tale scorta non può che osservarsi quanto segue.

In primo luogo, non merita seguito l’assunto della ricorrente secondo cuì è “irrilevante il fatto che possa essere stata correttamente opposta l’eccezione di inadempimento pregresso ex art. 1460 c.c., da parte dell’appaltatrice” (così ricorso, pag. 14).

Viceversa, la proposizione dell’eccezione di inadempimento, sia con riferimento agli inadempimenti pregressi sia con riferimento al mancato pagamento della merce pur ordinata, esplica, nel quadro dell’unitario rapporto d’appalto, piena valenza.

In secondo luogo, ove venga proposta l’eccezione “inadimplenti non est adimplendum”, il giudice del merito deve procedere ad una valutazione comparativa degli opposti inadempimenti avuto riguardo anche alla loro proporzionalità rispetto alla funzione economico-sociale del contratto e alla loro rispettiva incidenza sull’equilibrio sinallagmatico, sulle posizioni delle parti e sugli interessi delle stesse (cfr. Cass. 8.11.2016, n. 22626).

In questi termini, per un verso, è in toto congrua ed ineccepibile la valutazione della corte distrettuale, secondo cui doveva reputarsi ai sensi dell’art. 1460 c.c., appieno legittima, ovvero appieno conforme a buona fede, la determinazione dell’appellata – qui controricorrente – di far luogo alla consegna della merce unicamente a fronte del relativo pagamento e del pagamento delle fatture n. (OMISSIS) e n. (OMISSIS).

Nei medesimi termini, per altro verso, non merita alcun seguito il rilievo della ricorrente secondo cui la corte territoriale avrebbe erroneamente riconosciuto il diritto di credito dell’appaltatrice pur in difetto di consegna della merce (cfr. memoria della ricorrente, pag. 4).

20. Immeritevoli di seguito sono del pari i rilievi infine veicolati dal secondo motivo (il riferimento è alle deduzioni di cui alle pagine 16 e 17 del ricorso).

Evidentemente anche tali rilievi sollecitano, tout court e indebitamente, questa Corte al riesame del giudizio “di fatto” compiutosi nelle fasi di merito, nella misura in cui con essi si ambisce alla quantificazione del credito di parte controricorrente nel minor importo di Euro 98.778,57, oltre i.v.a..

In ogni caso devesi dar atto che alle deduzioni finali della ricorrente la controricorrente ha puntualmente replicato (cfr. controricorso, pag. 9). Ed in ordine a tali puntualizzazioni la “Immobiliare Il Castelletto” nulla ha, a sua volta, osservato in memoria.

21. In dipendenza del rigetto del ricorso la s.r.l. ricorrente va condannata a rimborsare alla s.r.l. controricorrente le spese del presente giudizio di legittimità. La liquidazione segue come da dispositivo.

22. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della s.r.l, ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315).

P.Q.M.

La Corte così provvede:

rigetta il ricorso;

condanna la ricorrente, “Immobiliare IlI Castelletto” s.r.l., a rimborsare alla controricorrente, “R.G. Impianti” s.r.l., le spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 6.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e cassa come per legge;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 11 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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