Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38525 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 28/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38525

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15744-2020 proposto da:

S.B., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato PETRACCI LARA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE DI ANCONA, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li

rappresenta e difende, ope legis;

– resistenti –

avverso il decreto RG. 2442/2019 del TRIBUNALE di ANCONA; udita la

relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. NAZZICONE

LOREDANA.

 

Fatto

RILEVATO

– che con ricorso, affidato a tre motivi, viene impugnato il decreto del Tribunale di Ancona del 6 marzo 2020, reiettivo dell’opposizione proposta avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale, la quale, a sua volta, respinse la domanda volta ad ottenere il riconoscimento al richiedente dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria, nonché della protezione umanitaria;

– che l’intimato Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva, depositando unicamente “atto di costituzione” al fine di eventuale partecipazione ad udienza di discussione.

Diritto

RITENUTO

– che i motivi del ricorso deducono:

1) motivazione assolutamente carente, in violazione degli artt. 112,132 e 156 c.p.c., art. 111 Cost., per aver il Tribunale, condividendo le valutazioni della commissione territoriale e senza tenere conto dei propri rilievi, ritenuto inattendibili le dichiarazioni di esso richiedente;

2) violazione dell’art. 1 Conv. Ginevra 28 luglio 1991 e della direttiva 2005/85/CE, art. 2, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5, per avere il tribunale omesso di approfondire i fatti, con riguardo allo status di rifugiato ed alla protezione sussidiaria, senza ricercare adeguatamente la situazione del paese di origine, da cui senz’altro sarebbero emersi gli indici di rischio integranti il danno grave ed i presupposti per la concessione della richiesta protezione;

3) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3-4, D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 5 e 19, per non aver il Tribunale esaminato la situazione generale di violenza del paese, la Guinea Bissau, anche quanto al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari;

– che il Tribunale, per quanto in questa sede ancora rileva, ha ritenuto come: a) le dichiarazioni del richiedente, il quale ha narrato di essere fuggito dal paese perché il padre voleva ucciderlo, in quanto contrario ad avere figli maschi ed avendo già ucciso due fratelli, non sono affatto attendibili, mancando di operare “un sincero sforzo volto a.specificare la domanda” e non avendo egli circostanziato la vicenda sotto nessun profilo, quanto a nomi, tempo e luogo ed ai fatti essenziali narrati, con gravi contraddizioni ed incoerenze interne, ampiamente esposte dal Tribunale; b) in base ai rapporti interni ed internazionali recentissimi, ed altre ampie fonti nel decreto citate, nella regione di provenienza non sussistono le condizioni per il riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14; c) non sussistano i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria, non ravvisandosi, quanto al Paese di provenienza, una situazione di elevata vulnerabilità in caso di rimpatrio, neppure con riferimento all’esercizio dei diritti umani fondamentali, mentre non è sufficiente la produzione di due soli cedolini per dimostrare i presupposti del permesso di soggiorno;

– che, ciò posto, il primo motivo è inammissibile, essendosi ormai chiarito come “In tema di protezione internazionale, il D.Lgs. n. 231 del 2007, art. 3, comma 5, impone al giudice l’obbligo, prima di pronunciare il proprio giudizio sulla sussistenza dei presupposti per la concessione della richiesta protezione, di compiere le valutazioni ivi elencate e, in particolare, di stabilire se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili, in forza di un prudente apprezzamento che, in quanto tale, non è sindacabile in sede di legittimità, se non nei limiti del vigente art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3” (Cass. n. 6897/2020; ed ancora Cass. n. 7912/2021, Cass. n. 21142/2019, Cass. n. 27503/2018), ossia di omesso esame di fatto decisivo e discusso tra le parti (Cass., S.U., n. 8053/2014);

– che il giudice del merito, nell’apprezzamento della credibilità del racconto del richiedente, si è attenuto al principio di procedimentalizzazione legale della decisione avendo operato la propria valutazione, alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, prendendo in considerazione, con delibazione non atomistica ma complessiva, tutte le circostanze dedotte in giudizio, mentre le censure mosse con il ricorso (che non mettono in rilievo ulteriori e decisivi elementi di fatto la cui valutazione sarebbe stata pretermessa) sono orientate piuttosto a criticare l’apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito, costituente però E quaestio facti, censurata (in modo inammissibile) alla luce del paradigma di cui al previgente art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in guisa di vizio motivazionale e non di omesso esame di un fatto decisivo e discusso tra le parti;

– che il secondo motivo è inammissibile;

– che, richiamato quanto appena esposto in ordine al profilo della credibilità della narrazione del richiedente, va altresì ribadito il principio consolidato, secondo cui è manifestamente inammissibile la doglianza concernente il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), atteso che, in presenza delle dichiarazioni inattendibili dello straniero, neppure occorre un approfondimento istruttorio officioso in riferimento all’accertamento dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato o di quelli per il riconoscimento della protezione sussidiaria di cui alle citate disposizioni; mentre è compiuta ed ampia la valutazione, da parte del giudice del merito, della situazione oggettiva del paese di provenienza, in rapporto ai presupposti di riconoscimento della protezione di cui alla lett. c) del citato art. 14, in base a COI aggiornate e attendibili, che il ricorrente censura in modo affatto generico e non congruente;

– che il terzo motivo è inammissibile, avendo il giudice del merito operato una valutazione comparativa, mentre le doglianze di parte ricorrente sono, per un verso, riferite a elementi della vicenda personale ritenuti non credibili e, per altro verso, carenti di qualsiasi indicazione specifica riferita alla propria personale situazione di vulnerabilità;

– che non occorre provvedere alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità in assenza di attività difensiva della parte intimata.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello richiesto, se dovuto, per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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