Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38519 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 13/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38519

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19193/2020 R.G., proposto da:

G.D., rappresentata e difesa dall’avv. Fornaciari Chittoni

Luigi, con domicilio eletto in Roma, via Ovidio n. 26, presso l’avv.

Porcaro Roberto;

– ricorrente –

contro

B.C.;

– intimata –

avverso l’ordinanza del Tribunale di Verbania pubblicata il

21.4.2020.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno

13.10.2021 dal Consigliere Fortunato Giuseppe.

 

Fatto

RAGIONI IN FATTO IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. L’avv. B.C. ha ottenuto dal tribunale di Verbania il decreto ingiuntivo n. 79/2019, per l’importo di Euro 16.170,00 a titolo di compensi professionali per l’attività svolta in favore di G.D., documentato da una scrittura privata di riconoscimento del debito

L’ingiunta ha proposto opposizione, sostenendo di aver sottoscritto il documento senza aver avuto modo di leggerlo e ha disconosciuto due delle tre sottoscrizioni apposte sulla scrittura, sostenendo infine – di aver versato Euro 12.000,00 a titolo di acconto.

Il tribunale ha respinto l’opposizione, ponendo in rilievo che almeno una firma apposta dalla ricorrente sulla scrittura di riconoscimento di debito doveva considerarsi tacitamente riconosciuta, rendendo utilizzabile il documento, e che le modalità di sottoscrizione non ne inficiavano la validità, ritenendo infine generici i capitoli di prova volti a dimostrare il versamento di acconti.

La cassazione dell’ordinanza è chiesta da G.D. con ricorso in tre motivi.

L’avv. B.D. è rimasta intimata.

Su proposta del relatore, secondo cui il ricorso, in quanto manifestamente inammissibile, poteva esser definito ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, il Presidente ha fissato l’adunanza in camera di consiglio.

2. Il primo motivo deduce la violazione degli artt. 115,116 e 245 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contestando il giudizio di genericità della prova per testi articolata dalla ricorrente, volta a dimostrare il pagamento di acconti.

La censura è inammissibile.

L’esame dei capitoli di prova riportati in ricorso conferma che – come affermato in sentenza – le circostanze su cui erano chiamati a riferire i testi non contenevano alcun riferimento ai tempi e alle modalità dei pagamenti, risultando del tutto generiche.

La relativa valutazione sostanzia un apprezzamento riservato al giudice di merito e che questi ha correttamente eseguito in base alla formulazione letterale dei capitoli, posti in correlazione con l’adeguatezza fattuale e temporale delle circostanze articolate, essendo esente da vizi giuridici (Cass. 3280/2008; Cass. 4501/2010; Cass. 14364/2018).

3. Il secondo motivo deduce l’omesso esame di un fatto decisivo e la violazione degli artt. 115,116 e 245 c.p.c., lamentando che il tribunale non abbia tenuto conto che gli importi richiesti dal difensore erano stati contestati e che non era stata assolta la prova del conferimento dell’incarico professionale e dell’espletamento della attività difensive.

Anche tale censura è inammissibile.

Come è evidenziato in sentenza, la prova del conferimento dell’incarico professionale risiedeva nella scrittura di ricognizione del debito – la cui sottoscrizione era stata tacitamente riconosciuta nella quale erano indicate le attività difensive ed il relativo compenso.

Inoltre, secondo la sentenza, l’espletamento delle singole attività per le quali è stato chiesto il compenso non era stato contestato: tali conclusioni – che attengono all’interpretazione delle allegazioni difensive, riservate al giudice di merito (Cass. 27490/2019; Cass. 3680/2019) – non appaiono validamente attinte dal ricorso, da cui non si evince l’effettivo tenore delle allegazioni difensive della ricorrente e se potessero effettivamente valere come negazione dei fatti costitutivi della domanda.

La parte – denunciando la violazione del principio di non contestazione- era difatti tenuta ad esporre in maniera compiuta il contenuto delle proprie difese, in modo da porre questa Corte in condizione di valutare il merito della doglianza (Cass. 12840/2017).

4. Il terzo motivo denuncia la violazione degli artt. 215 e 215 c.p.c.

ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, sostenendo che le modalità di apposizione della firma mostravano che la ricorrente non aveva sottoscritto l’atto con piena consapevolezza del suo contenuto. Il documento era stato predisposto unilateralmente dal difensore e la ricorrente si era limitata ad approvarlo, senza aver potuto adeguatamente ponderarne il contenuto.

Il motivo è inammissibile.

La censura non si confronta con il rilievo, contenuto nella pronuncia, secondo cui le modalità di sottoscrizione dell’atto di riconoscimento del debito non configuravano – già in astratto – un vizio del consenso, né privavano l’atto di effetti vincolanti alla luce del principio di autoresponsabilità contrattuale.

Il fatto che, nel caso concreto, la cliente non avesse adeguatamente soppesato il contenuto della scrittura e non lo avesse consapevolmente accettato attiene, in realtà, a questioni di merito, sottratte – per loro natura – al sindacato di legittimità, comunque superate dall’apprezzamento dell’irrilevanza giuridica delle modalità di sottoscrizione del documento, profilo, come detto, non oggetto di specifica censura in cassazione.

Il ricorso è quindi dichiarato inammissibile.

Nulla sulle spese, non avendo l’intimata svolto difese.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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