Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38515 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 12/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38515

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32254-2020 proposto da:

IMMOBILIARE SURDI SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MONTE ZEBIO 28,

presso lo studio dell’avvocato ALESSI GAETANO, rappresentata e

difesa dall’avvocato RABIOLO PIETRO;

– ricorrente –

contro

F.G., L.G.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 190/2020 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 12/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GRASSO

GIUSEPPE.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

considerato che il Collegio condivide i rilievi di cui appresso, formulati dal Relatore in seno alla proposta e che la ricorrente ha depositato memoria tardiva:

“ritenuto che la vicenda, per quel che ancora qui residua d’utilità, può riassumersi nei termini seguenti:

– la Immobiliare Surdi convenne in giudizio F.G. e L.G. perché il giudice dichiarasse che l’attrice, proprietaria di taluni fabbricati siti in Gela tra le vie (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), era comproprietaria delle scale conducenti ai piani superiori con accesso dall’ingresso di via (OMISSIS);

– i convenuti, oppostisi alla domanda, chiesero, in via ziconvenzionale, di essere dichiarati proprietari esclusivi per usucapione dell’accesso da via (OMISSIS).

– il Tribunale, ritenuta raggiunta la prova che l’attrice fosse comproprietaria dell’accesso da via (OMISSIS) e che sulla scorta del vaglio delle deposizioni testimoniali non era rimasto dimostrato che i convenuti avessero posseduto `irti dominus”, accolse la domanda principale e rigettò quella nconvenzionale;

– la Corte d’appello di Caltanissetta, in riforma della sentenza di primo grado, accolse la domanda ri convenzionale di F.G. e L.G.; ritenuto che la Immobiliare Surdi ricorre avverso la decisione d’appello sulla base di due motivi e che la controparte è rimasta intimata;

ritenuto che con i due motivi, tra loro correlati, la ricorrente prospetta nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4; nonché violazione e falsa applicazione dell’arì. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, muovendo, in sintesi, le seguenti critiche:

– la Corte d’appello era andata di contrario avviso rispetto al Tribunale senza, tuttavia, in alcun modo spiegare le ragioni per le quali avesse reputato maggiormente convincente l’apporto testimoniale in favore della controparte, privilegiando, in particolare, la deposizione di tale Zuppardo;

– poiché non era stato espresso il ragionamento posto a base della decisione si era in presenza di vera e propria apparenza motivazionale, specie tenuto conto del fatto che gli stessi appellanti avevano sentito il bisogno, evidentemente al fine di contrastare il risultato testimoniale, di sollecitare una ctu;

– in contrasto con la regola probatoria la decisione aveva preso per buono l’asserto, secondo il quale dal 1958 l’inglobamento del pianerottolo nell’attuale appartamento degli appellanti aveva reso impossibile l’accesso ai piani superiori da parte di terzi, i quali, al fine di ciò, – avrebbero prima dovuto transitare nell’interno della proprietà appellante”;

– erroneamente la sentenza impugnata aveva tratto argomento di prova dall’epilogo di un precedente giudizio possessorio tra le parti e nel quale l’odierna ricorrente non era stata in grado di provare il proprio possesso, poiché ciò non implicava che con ciò fosse stato dimostrato il possesso ad “excludendum” della controparte;

considerato che il complesso censuratorio non supera il vaglio d’ammissibilità per una pluralità di ragioni:

a) la Corte territoriale ritiene che gli intimati abbiano dimostrato il loro possesso

excludendum” valorizzando la deposizione di Z.M. e le deposizioni acquisite nel processo possessorio risultava che ancora fino alla data del 2005 la S. non era stata in grado di dimostrare alcuna relazione di fatto con la “res” di cui si discute, pur avendo acquistato lo stabile nel 1993 e, per contro, la controparte, inglobando il pianerottolo nell’appartamento di loro proprietà avevano dimostrato, per il tempo previsto dalla legge, di possedere “uti dominus” e non “uti condominus” il bene rivendicato dall’appellata;

b) la giustificazione motivazionale è di esclusivo dominio del giudice del merito, con la sola eccezione del caso in cui essa debba giudicarsi meramente apparente, apparenza che ricorre, come di recente ha ribadito questa Corte, allorquando essa, benché graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche, congetture (Sez. 6, n. 13977, 23 / / 2019, Rv. 654145; ma già S. U. n. 22232/2016);

– a tale potesi deve aggiungersi il caso in cui la motivazione non risulti dotata dell’ineludibile attitudine a rendere palese (sia pure in via mediata o indiretta) la sua rifiribilità al caso concreto preso in esame, di talché appaia di mero stile, o, se si vuole, standard; cioè un modello argomentativo aprimi, che prescinda dall’effettivo e specifico sindacato sul fatto;

– siccome ha già avuto modo questa Corte di più volte chiarire, la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 del, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione, con la conseguenza che è pertanto, denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali; anomalia che si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (S. U., n. 8053, 7 / 4/ 2014, Rv. 629830; S. U. n. 8054, 7 / 4/ 2014, Rv. 629833; Sev. 6-2, ord., n. 21257, 8/1012014, Rv. 632914);

c) è evidente che, nonostante gli sforzi dialettici della ricorrente, non si versa qui in alcuna delle ipotesi residuali di cui sopra: l’argomento utilizzato dal giudice è puntualmente ripercorribile, collegato al caso esaminato e alle risultanze di causa;

d) quel che, in sostanza la ricorrente contesta è il risultato del vaglio probatorio, in questa sede incensurabile, ivi incluso l’apprezzamento delle deposizioni, avendo questa Corte avuto già modo di chiarire che sono riservate al giudice del merito l’interpretazione e la valutazione del materiale probatorio, il controllo dell’attendibilità e della concludenza delle prove, la scelta, tra le risultanze probatorie, di quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, nonché la scelta delle prove ritenute idonee alla formazione del proprio convincimento. E’, pertanto, insindacabile, in sede di legittimità, il “peso probatorio” di alcune testimonianze rispetto ad altre, in base al quale il giudice di secondo grado sia pervenuto a un giudizio logicamente motivato, diverso da quello formulato dal primo giudice (Se. 2, n. 21187, 8 / 8/ 2019, Rv. 655229);

e) né la denuncia di motivane apparente sulla valutazione di risultane probatorie solleva dall’onere di indicare specificamente le circostanze oggetto della prova trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito, provvedendo alla loro trascrizione, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare, e, quindi, delle prove stesse, che, per il principio dell’autosufficienza del ricorso per cassatone, la S.C. deve essere in grado di compiere sulla base delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative (giurisprudenza costante, cfr. ex multis, Cass. nn. 4403 / 2006,17913 / 2010,19985 / 2017);

J) infine, è utile osservare che la denunzia di violazioni di legge non determina, per ciò stesso, nel giudizio di legittimità lo scrutinio della questione astrattamente evidenziata sul presupposto che l’accertamento fattuale operato dal giudice di merito giustifichi il rivendicato inquadramento normativo, essendo, all’evidenza, occorrente che l’accertamento fattuale, derivante dal vaglio probatorio, sia tale da doversene inferire la sussunzione nel senso auspicato dal ricorrente (da ultimo, S. U. n. 25373,1211112020,Rv. 659459);

considerato che, di conseguenza, siccome affermato dalle S. U. (sent. n. 7155, 21 /3/2017, Rv. 643549), lo scrutinio ex art. 360-bis c.p.c., n. 1, da svolgersi relativamente ad ogni singolo motivo e con riferimento al momento della decisione, impone, come si desume in modo univoco dalla lettera della legge, una declaratoria d’inammissibilità, che può rilevare ai fini dell’art. 334 c.p.c., comma 2, sebbene sia fondata, alla stregua dell’art. 348-bis c.p.c. e dell’art. 606 c.p.p., su ragioni di merito, atteso che la funzione di filtro della disposizione consiste nell’esonerare la Suprema Corte dall’esprimere compiutamente la sua adesione al persistente orientamento di legittimità, così consentendo una più rapida deliberazione dei ricorsi “inconsistenti””;

considerato che non vi è luogo a regolamento delle spese non avendo la controparte svolto difese;

che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

dichiara il ricorso inammissibile;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17), si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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