Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38512 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 13/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38512

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31200-2020 proposto da:

L.L., rappresentata e difesa dall’Avvocato ANTONIO LONARDO per

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

S.M., rappresentata e difesa dall’Avvocato EGIDIO LIZZA e

dall’Avvocato LUIGI BOCCHINO per procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

nonché

C.M.;

– intimato –

avverso l’ORDINANZA del TRIBUNALE DI BENEVENTO depositata il

22/9/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/10/2021 dal Consigliere GIUSEPPE DONGIACOMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il tribunale, con l’ordinanza in epigrafe, ha accolto l’opposizione ed ha, quindi, annullato il decreto di liquidazione del compenso richiesto da L.L., statuendo che alla stessa, nella qualità di consulente tecnico d’ufficio, nulla era dovuto.

Il tribunale, in particolare, dopo aver affermato che la nullità della consulenza tecnica d’ufficio costituisce motivo d’opposizione al decreto di liquidazione quando il giudice di merito ne abbia riconosciuto la sussistenza, ha rilevato che, nel caso in questione, effettivamente la sentenza d’appello che aveva confermato la sentenza che definiva il giudizio nell’ambito del quale era stata resa la consulenza tecnica d’ufficio, aveva espressamente affermato, condividendo le doglianze dell’opponente, “la nullità della CTU, definendola testualmente tamquam non esset”, ed ha, quindi, ritenuto che il consulente, avendo posto in essere un’attività in “violazione delle norme di rito”, non avesse diritto al compenso.

L.L., con ricorso, ha chiesto, per due motivi, la cassazione dell’ordinanza.

S.M. ha resistito con controricorso.

C.M. è rimasto intimato.

Le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, la ricorrente, lamentando la violazione e la falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170, ha censurato l’ordinanza impugnata sul rilievo che il potere di dichiarare la nullità della consulenza tecnica d’ufficio spetta solo al giudice del processo nell’ambito del quale è stata espletata la consulenza, e che, nel procedimento d’opposizione al decreto di liquidazione del compenso, non possono proporsi questioni relative all’utilità e alla validità della consulenza tecnica, che attengono al merito della causa e possono essere fatte valere nella relativa sede.

2. Con il secondo motivo, la ricorrente, lamentando la violazione e la falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 49 e 170, ha censurato l’ordinanza impugnata sul rilievo che il diritto del consulente tecnico al compenso può essere escluso solo nel caso in cui abbia svolto la sua attività in violazione di norme sanzionate da nullità, laddove, nel caso di specie, l’attività del consulente è stata irreprensibile sotto ogni profilo.

3.1. I motivi, da esaminare congiuntamente, sono infondati.

3.2. Escluso ogni rilievo alla documentazione prodotta solo in memoria, in quanto non riguardante né l’ammissibilità del ricorso né la nullità del provvedimento impugnato, rileva la Corte che la ricorrente non considera, come in fatto accertato dal tribunale, che la corte d’appello, quale giudice del procedimento nel quale era stata disposta ed espletata la consulenza tecnica d’ufficio, ne aveva espressamente dichiarato la “nullità” per “violazione delle norme di rito”. In effetti, il diritto del consulente tecnico d’ufficio alla liquidazione del compenso dev’essere escluso nel caso in cui la sua attività sia stata svolta con l’inosservanza di norme sanzionate da nullità, non potendo qualificarsi come eseguite delle prestazioni delle quali è vietato al giudice ed alle parti di giovarsi nel processo (Cass. n. 234 del 2011).

3.3. Peraltro, secondo il costante insegnamento di questa Corte, l’affermazione circa l’insussistenza del diritto al compenso per la nullità della relazione peritale dev’essere puntualizzata nel senso che la patologia processuale dell’attività del consulente, idonea a determinare la nullità della relazione ed il conseguente venir meno del suo diritto alla liquidazione del compenso, dev’essere stata previamente oggetto di decisione da parte del giudice di merito, cui deve ritenersi competa in via esclusiva il potere di addivenire alla dichiarazione di nullità della consulenza svolta (Cass. n. 5200 del 2017; Cass. n. 22725 del 2018).

3.4. Nel caso di specie, in effetti, il tribunale, con statuizione in fatto rimasta del tutto incensurata per omesso esame di fatti decisivi, ha espressamente ritenuto (ed, in questa sede, non importa se a ragione o a torto) come il giudice della causa di merito avesse dichiarato, in grado d’appello, la “nullità” della consulenza tecnica d’ufficio perché compiuta “in violazione delle norme di rito”.

4. Il ricorso dev’essere, quindi, respinto. Peraltro, poiché il giudice di merito ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza di legittimità, senza che il ricorrente abbia offerto ragioni sufficienti per mutare tali orientamenti, il ricorso, in realtà, e’, a norma dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1, inammissibile.

5. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

6. La Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte così provvede: dichiara l’inammissibilità del ricorso; condanna la ricorrente a rimborsare alla controricorrente le spese di lite, che liquida in Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali nella misura del 15%; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 2, il 13 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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