Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38511 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 13/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38511

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29145-2020 proposto da:

EUROFORTUNA IMMOBILIARE S.R.L., rappresentata e difesa dall’Avvocato

GIACOMO AMBROSINO per procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI PLUMERI SOC. COOP., rappresentata e

difesa dall’Avvocato FABIO DE DONATO per procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso l’ORDINANZA del TRIBUNALE DI AVELLINO depositata il 2/2/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/10/2021 dal Consigliere GIUSEPPE DONGIACOMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il tribunale, con l’ordinanza in epigrafe, ha dichiarato l’inammissibilità, perché tardiva, dell’opposizione proposta dalla Eurofortuna Immobiliare s.r.l. avverso il decreto di liquidazione del compenso dalla stessa maturato per l’attività professionale svolta quale custode giudiziario in un processo di esecuzione.

La Eurofortuna Immobiliare s.r.l., con ricorso notificato il 5/11/2020, ha chiesto, per due motivi, la cassazione dell’ordinanza, dichiaratamente comunicata il 5/2/2020.

La Banca di Credito Cooperativo di Plumeri soc. coop. ha resistito con controricorso nel quale ha eccepito la tardività del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La Corte ritiene che il ricorso per cassazione è tardivo.

2. In effetti, come emerge dagli prodotti dalla controricorrente, la società ricorrente, con atto notificato in data 4/3/2020, aveva già proposto appello avverso l’ordinanza che, in seguito, con ricorso notificato il 5/11/2020, ha impugnato per cassazione.

3. Ed e’, invece, noto che la notificazione di un’impugnazione equivale (sia per la parte notificante, che per la parte destinataria) alla notificazione della sentenza stessa ai fini della decorrenza del termine breve per proporre altro tipo di impugnazione, la cui tempestività va accertata non soltanto con riguardo al termine di un anno dal deposito della pronuncia impugnata, ma anche con riferimento a quello di cui all’art. 325 c.p.c., salva l’ipotesi di sospensione del termine di impugnazione, ove prevista dalla legge (Cass. n. 17309 del 2017; Cass. n. 26427 del 2020). Il termine cd. breve di impugnazione decorre, pertanto, oltre che dalla notificazione del provvedimento da impugnare, anche da quella del primo gravame contro lo stesso – pur se proposto in maniera irrituale – perché il compimento di tale atto dimostra necessariamente la piena conoscenza della decisione contestata (Cass. n. 2990 del 2019; conf., Cass. n. 2478 del 2016).

4. Nel caso in esame, tenuto conto della sospensione del decorso del termine tra il 9 marzo 2020 e l’11 maggio 2020, disposta dal D.L. n. 18 del 2020, art. 83, comma 2, conv. in L. n. 27 del 2020, e del D.L. n. 23 del 2020, art. 36, comma 1, conv. in L. n. 40 del 2020, il ricorso per cassazione avrebbe dovuto essere al più tardi notificato, a norma dell’art. 325 c.c., comma 2, entro il 6/7/2020.

5. Il ricorso per cassazione, notificato il 5/11/2020, e’, dunque, inammissibile.

6. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

7. La Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte così provvede: dichiara l’inammissibilità del ricorso; condanna la ricorrente a rimborsare alla controricorrente le spese di lite, che liquida in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali nella misura del 15%; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 2, il 13 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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