Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38502 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 12/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38502

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23433-2020 proposto da:

G.M., G.I., G.N. e G.A.,

rappresentati e difesi dall’avv. FABRIZIO ZINNO e domiciliati presso

la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il

02/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/10/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ricorso ai sensi della L. n. 89 del 2001 gli odierni ricorrenti invocavano, quali eredi della madre L.G., l’equo indennizzo per la durata irragionevole di un processo nel quale era stata coinvolta la loro dante causa.

Con decreto monocratico la Corte di Appello di Roma, riconosciuta l’irragionevole durata del processo a quo, liquidava a ciascuno dei ricorrenti la somma di Euro 1.000, applicando il criterio di cui alla richiamata L. n. 89 del 2001, art. 2 bis, per cui l’indennizzo non può comunque essere superiore al valore del diritto accertato dal giudice di merito.

L’opposizione proposta dagli odierni ricorrenti veniva respinta con il provvedimento oggi impugnato.

Ricorrono per la cassazione della predetta decisione G.N., I., M. e A., affidandosi ad un unico motivo.

Resiste con controricorso il Ministero delle Finanze.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Relatore ha avanzato la seguente proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: “PROPOSTA DI DEFINIZIONE EX ART. 380-BIS C.P.C..

INAMMISSIBILITA’ del ricorso.

Con il decreto impugnato la Corte di Appello di Roma rigettava l’opposizione proposta dagli odierni ricorrenti avverso il provvedimento con cui era stato liquidato in loro favore l’indennizzo di Euro 1.000 per ciascuno, a fronte dell’irragionevole durata di un processo di equa riparazione. La Corte distrettuale, in particolare, confermava l’importo della liquidazione, contestato dai ricorrenti, in forza del limite previsto dalla L. n. 89 del 2001, art. 2-bis, comma 3, secondo cui “La misura dell’indennizzo, anche in deroga al comma 1, non può in ogni caso essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice”.

Ricorrono per la cassazione di detta decisione G.N., I., A. e M., affidandosi ad un unico motivo, con il quale lamentano la violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, artt. 2-bis e 3 e della Convenzione E.D.U., art. 6, nonché l’omesso esame di un fatto decisivo, perché la Corte di Appello avrebbe dovuto considerare che il valore del giudizio presupposto era pari ad Euro 4.000, tale essendo stato l’indennizzo in complesso riconosciuto per l’irragionevole durata del primo giudizio, che aveva interessato la madre degli odierni ricorrenti. Ad avviso di questi ultimi, ai fini della determinazione dell’indennizzo da irragionevole durata del processo di equa riparazione sarebbe irrilevante il fatto che il predetto importo sia stato materialmente suddiviso in Euro 1.000 per ciascun coerede, poiché ognuno di essi aveva subito un personale patimento a causa dell’eccessiva durata del giudizio di equa riparazione.

La censura è inammissibile.

Il limite di cui all’art. 2-bis, comma 3, fa riferimento al “… valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice”: nel caso di specie, la Corte di Appello ha contenuto l’indennizzo nella misura del diritto accertato dal giudice del primo processo di equa riparazione, sia in relazione a ciascuno dei quattro ricorrenti, che con riferimento a tutti e quattro gli stessi, complessivamente intesi”.

Il Collegio condivide la proposta del Relatore. Non risultano depositate memorie.

Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile. Le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

Ricorrono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, per il raddoppio del versamento del contributo unificato, se dovuto.

PQM

La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento in favore della parte controricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.000 oltre rimborso delle spese Penotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta-2 Sezione Civile, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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