Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38492 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 12/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38492

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21772-2020 proposto da:

R.J., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato LUCA FACCIN;

– ricorrente –

contro

ABRAX SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA della

CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato PAOLO

TODESCHINI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 392/2019 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA

depositata il 5/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 12/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. VALERIA

PICCONE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza n. 392 del 2019, la Corte d’appello di Brescia, in riforma della decisione di primo grado, ha condannato la Abrax s.r.l. al pagamento, in favore di R.J. della complessiva somma di Euro 9.756,00 oltre accessori e spese a titolo di risarcimento del danno subito dall’appellante in seguito all’infortunio occorsogli il 1 giugno 2007;

in particolare, la Corte, ricostruita fattualmente la dinamica del sinistro sulla base delle risultanze processuali, ha ritenuto che la caduta del lavoratore fosse stata determinata dall’assenza di predisposizione di adeguata organizzazione e tutela (ascrivibile alla condotta colposa del datore di lavoro) in relazione alla mansione assegnatagli di sistemare nel magazzino delle bare di ferro del peso di 30 chilogrammi e della lunghezza di sei metri circa;

per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso R.J., affidandolo a un motivo, illustrato da memoria;

resiste, con controricorso tardivo, la Abrax s.r.l;

e’ stata comunicata alle parti la proposta del giudice relatore unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo di ricorso si deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio con riguardo agli elementi istruttori prodotti ed in particolare con riguardo alle indicazioni contenute nella consulenza tecnica espletata;

segnatamente, parte ricorrente sostiene che avrebbe dovuto essere disposta una convocazione del CTU perché rendesse chiarimenti su determinati aspetti della consulenza stessa;

il motivo è palesemente inammissibile;

va, invero rilevato, in ordine alla omessa motivazione su un fatto decisivo, che si verte nell’ambito di una valutazione di fatto totalmente sottratta al sindacato di legittimità, in quanto in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposto dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 comma 1, lett. b), convertito con modificazioni nella L. 7 agosto 2012, n. 134, – che ha limitato la impugnazione delle sentenze in grado di appello o in unico grado per vizio di motivazione alla sola ipotesi di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti” – al di fuori dell’indicata omissione, il controllo del vizio di legittimità rimane circoscritto alla sola verifica della esistenza del requisito motivazionale nel suo contenuto “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, ed individuato “in negativo” dalla consolidata giurisprudenza della Corte – formatasi in materia di ricorso straordinario – in relazione alle note ipotesi (mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale; motivazione apparente; manifesta ed irriducibile contraddittorietà; motivazione perplessa od incomprensibile) che convertono nella violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), e che determinano la nullità della sentenza per carenza assoluta del prescritto requisito di validità (fra le più recenti, Cass. n. 13428 del 2020; Cass. n. 23940 del 2017; si veda altresì, quanto statuito da SU n. 8053 del 2014);

appare di palmare evidenza, quindi, che parte ricorrente con le proprie richieste mira, in realtà, ad una rivisitazione in fatto della vicenda, sotto il profilo delle conclusioni medico – legali, inammissibile in sede di legittimità;

deve, quindi, concludersi che parte ricorrente non si è conformata a quanto statuito dal Supremo Collegio in ordine alla apparente deduzione di vizi ex artt. 360, comma 1, nn. 3 e 5, e cioè che è inammissibile il ricorso per cassazione che, sotto l’apparente deduzione del vizio di violazione o falsa applicazione di legge, di mancanza assoluta di motivazione e di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio miri, in realtà, ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito (cfr., SU n. 14476 del 2021);

alla luce delle suesposte argomentazioni, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

nulla per le spese attesa la tardività del controricorso: invero, notificato il ricorso in data 10 agosto 2020, il controricorso risulta spedito per la notifica il giorno 9 ottobre 2020 e pervenuto il successivo 12, e dunque oltre il termine previsto nell’art. 370 c.p.c., non trovando applicazione nella controversia in esame la sospensione dei termini nel periodo feriale;

sussistono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, art. 1 -bis, comma 1 quater, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, art. 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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