Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38488 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. II, 06/12/2021, (ud. 13/07/2021, dep. 06/12/2021), n.38488

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34432/2018 proposto da:

G.S., elettivamente domiciliato in Roma, Via Monte

Zebio 7, presso lo studio dell’avvocato Mario Perone, rappresentato

e difeso dall’avvocato Salvatore Giancone;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI NAPOLI, elettivamente domiciliato in Roma, Via Degli

Appennini N. 46, presso lo studio dell’avvocato Luca Leone,

rappresentato e difeso dagli avvocati Fabio Maria Ferrari, e Maria

Anna Amoretti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5282/2018 del Tribunale di Napoli, depositata

il 28/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/07/2021 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– l’avvocato G.S. impugna per cassazione la sentenza del Tribunale di Napoli che, quale giudice di appello, ha respinto il di lui gravame contro la sentenza del Giudice di pace;

– quest’ultimo decidendo l’opposizione proposta dal G. nei confronti di tre verbali di contestazione della violazione del C.d.S., in particolare dell’art. 7 C.d.S., comma 1), lett. f), per avere sostato senza apporre il titolo di pagamento, aveva accolto l’opposizione ma compensato le spese di lite in considerazione della “peculiarità della materia trattata e della qualità del ricorrente”;

– con l’appello l’avvocato G. aveva dedotto l’illegittimità e la carenza di motivazione della statuita compensazione;

– il tribunale napoletano aveva confermato la pronuncia impugnata ritenendo che, seppure genericamente motivata, la decisione assunta sulle spese di lite era conforme a diritto;

– osservava, in particolare, che la decisione del Giudice di pace era fondata sull’assunto argomentativo che il Comune non aveva provato -come ritenuto suo onere – di aver istituito aree di parcheggio gratuito e libero nelle immediate vicinanze del luogo ove era stata rilevata l’infrazione;

– tuttavia, osservava il tribunale, esiste un contrasto giurisprudenziale in ordine a quale parte del giudizio di opposizione debba provare l’illegittimità dell’ordinanza del Sindaco istitutiva delle aree di parcheggio a pagamento ed, in generale, sulla questione della distribuzione dell’onere probatorio circa l’illegittimità del provvedimento amministrativo costituente presupposto di quello impugnato;

– si tratta di contrasti giurisprudenziali che determinando una situazione di oggettiva incertezza sono idonei a giustificare ai sensi dell’art. 92 c.p.c. – nella formulazione conseguente alla sentenza Corte Cost. n. 77/2018 – la compensazione delle spese di lite;

– il giudice d’appello ha poi ritenuto che l’incertezza della motivazione alla base della compensazione delle spese giustificava altresì la compensazione delle spese di secondo grado;

– la cassazione della sentenza d’appello è chiesta dall’avvocato G. con ricorso affidato ad un unico motivo, illustrato da memoria, cui resiste con controricorso il Comune di Napoli.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con l’unico motivo di ricorso si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 7 C.d.S., comma 8, art. 2697 c.c. e art. 92 c.p.c., comma 2, per avere il giudice d’appello erroneamente ritenuto quale unico motivo idoneo a sorreggere la compensazione delle spese di lite l’asserito contrasto giurisprudenziale, frutto di erronea interpretazione dell’art. 7 C.d.S., comma 8, del riparto degli oneri probatori, contrario a quanto affermato dalla sentenza della Cassazione n. 18575/2014;

– la censura è inammissibile perché non attinge la ratio decidendi che sostiene la compensazione delle spese e, cioè, la sussistenza del presupposto normativo della compensazione ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2, quanto piuttosto la valutazione svolta dal giudice del merito sull’effettiva esistenza del contrasto giurisprudenziale indicato come presupposto della compensazione;

– il ricorrente sostiene, infatti, che il contrasto giurisprudenziale non esisterebbe senza, tuttavia, confrontarsi con l’orientamento richiamato dal giudice d’appello che cita a sostegno del richiamato contrasto rispettivamente le sentenze di questa Corte n. 18575/2014 che pone a carico dell’amministrazione l’onere di provare la Delibera che ha esclude la sussistenza dell’obbligo ex art. 7 C.d.S., comma 8 e la precedente sentenza n. 14980/2013 che, in continuità ai precedenti in essa citati, ribadisce l’onere probatorio incombente sul trasgressore opponente di dedurre le ragioni di illegittimità dell’ordinanza comunale istitutiva del parcheggio a pagamento e non già onere dell’amministrazione provare la legittimità del relativo provvedimento;

– in tale contesto, appare dirimente ai fini della decisione del ricorso il richiamo al principio interpretativo secondo cui la decisione del giudice di merito di compensare, in tutto o in parte, le spese di lite, essendo l’espressione di un potere discrezionale attribuito dalla legge, è incensurabile in sede di legittimità, a meno che essa non sia accompagnata dalla indicazione di ragioni palesemente illogiche, tali da inficiare, stante la loro inconsistenza, lo stesso processo formativo della volontà decisionale espressa sul punto (Cfr. Cass. 17424/2003; id. 9262/2006; id. 14563/2008);

– nel caso di specie la giustificazione allegata a fondamento della compensazione è corredata da ampia motivazione del giudice d’appello, non è illogica od incomprensibile, e dunque la censura finisce per attingere l’esito del potere discrezionale esercitato dai giudici del merito rispetto al quale il mezzo auspica una diversa ed inammissibile conclusione sulle spese di lite da parte del giudice di legittimità;

– il ricorso va, quindi, dichiarato inammissibile ed il ricorrente condannato alla rifusione delle spese di lite a favore del controricorrente nella misura liquidata in dispositivo;

– sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente alla rifusione delle spese di lite a favore del controricorrente che liquida in Euro 550,00 per compensi ed Euro 200,00 per spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 13 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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