Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38487 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. II, 06/12/2021, (ud. 13/07/2021, dep. 06/12/2021), n.38487

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10627/2018 proposto da:

G.M., che sta in giudizio in proprio ai sensi dell’art.

86 c.p.c.;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), PREFETTURA DI BRESCIA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 3310/2017 del Tribunale di Brescia, depositata

il 13/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/07/2021 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– l’avvocato G.M. impugna per cassazione la sentenza del Tribunale di Brescia che, quale giudice d’appello, ha respinto il di lui gravame avverso la pronuncia del Giudice di pace di rigetto dell’opposizione proposta per l’annullamento del verbale di accertamento della violazione dell’art. 142 C.d.S., comma 8, accertata con il sistema di misura della velocità SICVE;

– il giudice di appello, per quanto qui rileva, ha respinto il gravame dell’odierno ricorrente riguardante la certificazione della taratura e delle verifiche di corretto funzionamento dell’apparecchiatura prodotta dall’Amministrazione nel giudizio di opposizione;

– il tribunale osservava come, a fronte della contestazione sollevata dall’appellante circa la necessità che tali indicazioni dovessero risultare dal verbale di accertamento dell’infrazione, era da escludersi che la mancanza di tali indicazioni nel verbale determinasse la nullità dello stesso analogamente a quanto ritenuto, invece, in caso di mancata specificazione della preventiva segnalazione della postazione di controllo della velocità;

– la cassazione della sentenza d’appello è chiesta con ricorso affidato a due motivi illustrati da memoria;

– non hanno svolto attività difensiva gli intimati Prefettura e Ministero dell’Interno.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 45, comma 6 e dell’art. 136 Cost.;

– nell’ambito dello stesso primo motivo si denuncia, altresì, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’inadeguata e/o mancata valutazione delle risultanze documentali con riferimento agli artt. 115 e 167 c.p.c.;

– la censura è in parte infondata ed in parte inammissibile;

– con riguardo al primo profilo, il mezzo non attinge efficacemente la ratio decidendi incentrata nell’affermazione secondo la quale le contestazioni svolte dall’opponente-appellante, e di cui pure il giudice d’appello dà conto, riguardavano la mancata indicazione nel verbale di contestazione dei dati relativi alla taratura ed alle verifiche e non involgente, diversamente da quanto supposto dal ricorrente, il contenuto della documentazione prodotta dall’amministrazione;

– rispetto al contenuto della contestazione come formulata dall’appellante il giudice di seconde cure l’ha ritenuta infondata in forza del richiamo all’articolato e preciso orientamento della giurisprudenza di questa Corte che il collegio ritiene di condividere e ribadire;

– è noto, infatti, che il verbale di contestazione dell’infrazione al C.d.S., deve contenere gli estremi dettagliati e precisi della violazione con riguardo al “giorno, ora e località “prescrizioni dirette entrambe a garantire l’esercizio del contraddittorio da parte del presunto contravventore;

– al contempo la validità delle sanzioni amministrative irrogate per eccesso di velocità, accertate mediante autovelox, è subordinata alla circostanza che la presenza della postazione fissa di rilevazione della velocità sia stata preventivamente segnalata;

– tuttavia, è stato chiarito che la circostanza che nel verbale di contestazione di una violazione dei limiti di velocità accertata mediante “autovelox” non sia indicato se la presenza dell’apparecchio fosse stata preventiva mente segnalata mediante apposito cartello non rende nullo il verbale stesso, sempre che di detta segnaletica sia stata accertata o ammessa l’esistenza (cfr. Cass. 7949/2017);

-alla stregua di tale principio interpretativo il Tribunale ha legittimamente ritenuto che la mancata indicazione nel verbale della certificazione relativa alla taratura ed alle verifiche periodiche, pure prodotte ed esistenti, sia assimilabile, quanto alla sua inidoneità ad inficiare la validità del verbale di contestazione alla mancata specificazione nel verbale di contestazione dell’esistenza dell’apposito cartello di preventiva segnalazione dell’apparecchio rilevatore della velocità, sempre che, anche in questo caso, di detta certficazione ne sia accertata o ammessa l’esistenza, come in effetti avvenuto;

– tale ratio decidendi non risulta attinta dal motivo perché non si specifica quando e quale contestazione era stata svolta sul contenuto della documentazione prodotta dall’amministrazione in relazione alla certificazione relativa alla taratura ed alle periodiche verifiche nonché sull’idoneità della stessa a fornire le indicazioni richieste dal D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 45, comma 6, a seguito della sentenza della Corte Cost. n. 113/2015;

– con riguardo alla parte della censura, relativa all’omesso esame, la critica è inammissibile ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., comma 5, applicabile ratione temporis al giudizio d’appello concluso con la pronuncia oggetto del ricorso in esame;

– con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la violazione e falsa applicazione degli art. 115 e 116 c.p.c., nonché del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 142 e D.M. 15 agosto 2007, art. 2;

– anche sotto tale profilo si contesta l’erroneità, l’illogicità ed apparenza della motivazione rispetto alle contestazioni svolte dall’opponente ed al conseguente mancato assolvimento da parte della prefettura dell’onere probatorio sulla stessa gravante in relazione alla dimostrazione della certificazione attestante la;

– la censura è inammissibile ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., comma 5, ed è inammissibile anche perché, come sopra già evidenziato, non attinge la diversa ratio decidendi del rigetto del gravame;

– in conclusione dunque il ricorso va respinto;

– nulla va disposto sulle spese, atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte degli intimati.

– sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte respinge il ricorso; nulle sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 13 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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