Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38486 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 12/10/2021, dep. 06/12/2021), n.38486

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8744-2021 proposto da:

A.M., rappresentato e difeso in proprio e domiciliato

presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI, n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di PARMA, depositata il 18/02/2021;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/10/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con il provvedimento impugnato il Tribunale di Parma rigettava l’opposizione proposta da A.M. al precedente provvedimento di liquidazione del compenso dovutogli quale difensore di ufficio di soggetto coinvolto in un procedimento penale.

Ricorre per la cassazione della predetta decisione A.M., affidandosi ad un unico motivo, articolato in due distinti profili di censura.

Resiste con controricorso il Ministero della Giustizia.

Il ricorrente ha depositato memoria in prossimità dell’adunanza camerale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Relatore ha avanzato la seguente proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: “PROPOSTA DI DEFINIZIONE EX ART. 380-BIS C.P.C., INAMMISSIBILITA’ del primo profilo di censura proposto dal ricorrente ed ACCOGLIMENTO del secondo.

Con la pronuncia impugnata il Tribunale di Parma rigettava l’opposizione proposta da A.M. avverso il provvedimento con il quale era stato liquidato il compenso spettantegli per la difesa d’ufficio assicurata in favore di soggetto coinvolto in un procedimento penale. Il Tribunale, in particolare, riteneva infondato il motivo di opposizione con il quale l’ A. aveva lamentato che il primo giudice avesse liquidato le spese per il tentativo di recupero del credito esperito in danno della cliente in modo forfetario ed in misura inferiore a quella riconosciuta dal giudice civile.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione A.M. affidandosi ad un unico motivo, con il quale lamenta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 82 e 116, del D.M. n. 55 del 2014, e dell’art. 91 c.p.c., e dell’art. 2233 c.c., perché il giudice di merito avrebbe, da un lato, liquidato le spese relative alle procedure di recupero del credito, necessarie per poter invocare la liquidazione del compenso del difensore d’ufficio da parte dell’Erario, in misura inferiore a quella riconosciuta dal giudice di merito e, dall’altro lato, perché tale liquidazione sarebbe stata adottata in violazione dei minimi di tariffa applicabili.

La censura e’, nella prima parte, inammissibile, dovendosi ribadire il principio secondo cui “In tema di difesa d’ufficio, il ricorso al procedimento monitorio costituisce un passaggio obbligato per richiedere la liquidazione dei compensi ai sensi del combinato disposto del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 82 e 116, sicché i relativi costi, comprensivi di spese, diritti ed onorari, debbono rientrare nell’ambito di quelli che l’erario è tenuto a rimborsare. Nondimeno, essendo l’ingiunzione emessa verso il debitore e non potendo valere, ove non opposta, quale giudicato nei confronti dello Stato, detto decreto ingiuntivo rileva esclusivamente come mero fatto dimostrativo dell’infruttuoso esperimento delle procedure di recupero dei crediti professionali. Ne consegue che, in mancanza di un vincolo “ex iudicato”, il giudice penale può procedere ad una nuova ed autonoma liquidazione, destinata a sfociare nella formazione di un diverso titolo di pagamento, costituito dal decreto di liquidazione” (Cass. Sez. 6-2, Ordinanza n. 31820 del 05/12/2019, Rv. 656260). Nel caso di specie, il ricorrente non deduce l’esistenza di un vincolo di giudicato, con conseguente carenza di autosufficienza della censura, sul punto.

Per quanto invece attiene al secondo profilo, il ricorrente allega i conteggi specifici dei compensi minimi che, secondo tariffa, gli sarebbero spettati, ovverosia: Euro 671 per il giudizio di cognizione svolto innanzi il Giudice di Pace, Euro 68 per la redazione dell’atto di precetto ed Euro 158 per la fase di esecuzione, per un totale di Euro 897. Rispetto a tale importo, quello riconosciuto dal Tribunale in via forfetaria (Euro 125) risulta oggettivamente erroneo, sia perché inferiore ai minimi, da considerare inderogabili per effetto delle modifiche al D.M. n. 55 del 2014, apportate dal D.M. n. 37 del 2018, sia perché comunque non idoneo a costituire adeguato compenso per l’opera professionale svolta dal ricorrente, con conseguente violazione dell’art. 2033 c.c.”.

Il Collegio condivide la proposta del Relatore.

La memoria depositata da parte ricorrente non offre alcun argomento ulteriore rispetto ai motivi di ricorso, rispetto ai quali essa è meramente riproduttiva.

Va pertanto dichiarato inammissibile il primo profilo di censura, ed accolto invece il secondo, con conseguente cassazione del provvedimento impugnato, in relazione al profilo accolto, e rinvio della causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale di Parma, in differente composizione.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione accoglie il secondo profilo dell’unico motivo di ricorso, dichiarando invece inammissibile il primo. Cassa la decisione impugnata, in relazione al profilo accolto, e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale di Parma, in differente composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta-2 Sezione Civile, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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