Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38484 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 06/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38484

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. PUTATURO VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13886/2016 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura

Generale dello Stato presso i cui uffici in Roma, via dei

Portoghesi, 12, è elettivamente domiciliata;

– ricorrente –

contro

A. s.n.c. di A.M. e A.;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del

Piemonte n. 1404/22/15, depositata il 17.12.2015.

Udita la relazione svolta all’adunanza camerale del 16.9.2021 dal

Consigliere Rosaria Maria Castorina.

 

Fatto

OSSERVA

L’Agenzia delle Entrate notificava a A. s.n.c. di A.M. e A. un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate rettificava, con metodo analitico induttivo, gli imponibili dichiarati dalla società per il 2008; tale avviso era motivato per relationem ad un pvc relativo a verifica fiscale operata dal funzionari della Direzione Provinciale.

L’attività di verifica trasfusa nel pvc e nell’avviso di accertamento ha dato luogo a un rilievo formale, per irregolare tenuta dele scritture contabili e conseguente inattendibilità della contabilità, e a cinque rilievi sostanziali.

Quanto ai rilievi sostanziali, rilevanti in questa sede, venivano accertati maggiori componenti positivi di reddito con ricostruzione induttiva mediante applicazione degli studi di settore.

La contribuente impugnava l’avviso e la Commissione Tributaria provinciale di Torino accoglieva il ricorso limitatamente ai costi pluriennali ammortizzabili, sgravati in autotutela dall’ufficio, rigettando nel resto il ricorso.

La CTR della Lombardia, con sentenza n. 1404.22.2015, depositata in data 17.12.2015 accoglieva l’appello della contribuente con riferimento ai maggiori ricavi accertati tramite gli studi di settore.

Avverso la sentenza del giudice del gravame ll’Ufficio ha proposto ricorso per la cassazione affidato a un motivo.

La contribuente non ha spiegato difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il motivo l’ufficio deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, e del D.P.R. n. 570 del 1996, art. 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Osserva preliminarmente la Corte che il maggior reddito di impresa e il reddito imponibile determinato con l’avviso di accertamento impugnato sono da tassare per trasparenza ai soci ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5.

E’ principio ormai consolidato nella giurisprudenza di questa Corte – cui si ritiene di dare continuità in questa sede – quello per cui in materia tributaria, l’unitarietà dell’accertamento, che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone e delle associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5, e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, comporta che il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società, riguarda inscindibilmente sia la società che tutti i soci – salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali – sicché tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non può essere decisa, a pena di nullità assoluta rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento, limitatamente ad alcuni soltanto di essi (v., per tutte, Sezioni Unite n. 14815 del 2008; da ultimo, Cass. Sez. 6- 5, Ordinanza n. 25300 del 28/11/2014 Rv. 633451 -01; Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 7789 del 20/04/2016 Rv. 639568 – 01; Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 16730 del 25/06/2018 Rv. 649377 – 01). Ne consegue che l’accertato difetto del simultaneus processus nei gradi di merito, peraltro rilevabile d’ufficio da questo giudice, comporta la nullità della sentenza impugnata e dell’intero processo. Tale rilievo ben può essere svolto in via ufficiosa dalla Corte, essendo consolidato il principio per cui, quando risulta integrata la violazione delle norme sul litisconsorzio necessario, non rilevata né dal giudice di primo grado, che non ha disposto l’integrazione del contraddittorio, né da quello di appello, che non ha provveduto a rimettere la causa al primo giudice ai sensi dell’art. 354 c.p.c., comma 1, resta viziato l’intero processo e si impone, in sede di giudizio di cassazione, l’annullamento, anche d’ufficio, delle pronunce emesse ed il conseguente rinvio della causa al giudice di prime cure, a norma dell’art. 383 c.p.c., comma 3.

Pertanto, non essendo presenti in giudizio i soci della A. s.n.c. di A.M. e A. nei cui confronti è stato emesso l’avviso di accertamento in questa sede impugnato, in applicazione del predetto principio, l’impugnata sentenza va cassata, con dichiarazione di nullità delle sentenze di primo e secondo grado e rinvio alla C.T.P. di Torino, in diversa composizione, per l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei soci della stessa società che non hanno partecipato al giudizio, nonché per la regolamentazione delle spese dell’intero giudizio.

PQM

cassa la gravata sentenza, dichiara la nullità delle sentenze di primo e secondo grado e rinvia alla Commissione Tributaria Provinciale di Torino, in diversa composizione, che, previa integrazione del contraddittorio tra le parti necessarie, provvederà sul ricorso introduttivo ed anche sulla liquidazione delle spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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