Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38462 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 28/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38462

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 34237 del ruolo generale dell’anno

2019, proposto da:

L.L., (C.F.: (OMISSIS)) rappresentata e difesa

dall’avvocato Andrea Martire (C.F.: non indicato);

– ricorrente –

nei confronti di:

S.G., (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e difeso

dall’avvocato Pino D’Alberto (C.F.: (OMISSIS));

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Corte di appello di Roma n.

2310/2019, pubblicata in data 3 aprile 2019;

udita la relazione sulla causa svolta nella camera di consiglio in

data 28 settembre 2021 dal consigliere Augusto Tatangelo.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Secondo quanto si evince dalla sentenza impugnata, L.L. ha proposto opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi avverso il precetto di rilascio di un immobile intimatole da Gianluca S., sulla base di titolo esecutivo costituito da un decreto di trasferimento emesso all’esito di una procedura di espropriazione immobiliare.

L’opposizione è stata rigettata dal Tribunale di Roma.

La Corte di Appello di Roma ha confermato la decisione di primo grado.

Ricorre la L., con ricorso non rubricato sulla base di distinti motivi.

Resiste con controricorso lo S..

E’ stata disposta la trattazione in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375,376 e 380 bis c.p.c., in quanto il relatore ha ritenuto che il ricorso fosse destinato ad essere dichiarato inammissibile.

E’ stata quindi fissata con decreto l’adunanza della Corte, e il decreto è stato notificato alle parti con l’indicazione della proposta.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Risulta pregiudiziale ed assorbente la verifica dell’ammissibilità del ricorso.

1.1 La sentenza impugnata risulta pubblicata in data 3 aprile 2019.

Il giudizio di primo grado ha avuto inizio nell’anno 2015. Essendo quindi applicabile l’art. 327 c.p.c., nella formulazione successiva alla modifica di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69, il termine cd. lungo per impugnare è di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza.

Non è applicabile nella specie la sospensione feriale dei termini, trattandosi di giudizio in materia di esecuzione forzata (senza che possa quindi assumere alcun rilievo, sul punto, la qualificazione delle singole contestazioni avanzate da parte opponente in termini di opposizione all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., ovvero di opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell’art. 617 c.p.c., essendo ad esse comunque applicabile la medesima disciplina con riguardo alla sospensione feriale dei termini; ex plurimis, in generale: Cass., Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 5475 del 28/02/2020, Rv. 657297 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 3542 del 13/02/2020, Rv. 657017 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 33728 del 18/12/2019, Rv. 656351 – 01; Sez. 1, Ordinanza n. 10212 del 11/04/2019, Rv. 653634 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 17328 del 03/07/2018, Rv. 649841 01; Sez. 3, Sentenza n. 5038 del 28/02/2017, Rv. 643177 01; Sez. L, Sentenza n. 16989 del 19/08/2015, Rv. 636934 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 22484 del 22/10/2014, Rv. 633022 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 8137 del 08/04/2014, Rv. 630934 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 171 del 11/01/2012, Rv. 620864 – 01; Sez. 3, Ordinanza n. 9998 del 27/04/2010, Rv. 612770 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 4942 del 02/03/2010, Rv. 611652 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 12250 del 25/05/2007, Rv. 597640 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 2708 del 10/02/2005, Rv. 579852 – 01).

Detto termine scadeva, dunque, in data 3 ottobre 2019.

Il ricorso risulta notificato in data 6 novembre 2019.

Esso è pertanto tardivo e, come tale, inammissibile.

1.2 Il ricorso, inoltre, non rispetta il requisito della esposizione sommaria dei fatti prescritto a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3.

Tale requisito è considerato dalla norma come uno specifico requisito di contenuto-forma del ricorso e deve consistere in una esposizione sufficiente a garantire alla Corte di cassazione di avere una chiara e completa cognizione del fatto sostanziale che ha originato la controversia e del fatto processuale, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, compresa la stessa sentenza impugnata (Cass., Sez. U, Sentenza n. 11653 del 18/05/2006, Rv. 588770 – 01; conf.: Sez. 3, Ordinanza n. 22385 del 19/10/2006, Rv. 592918 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 15478 del 08/07/2014, Rv. 631745 – 01; Sez. 6 – 3, Sentenza n. 16103 del 02/08/2016, Rv. 641493 – 01). La prescrizione del requisito in questione non risponde ad un’esigenza di mero formalismo, ma a quella di consentire una conoscenza chiara e completa dei fatti di causa, sostanziali e/o processuali, che permetta di bene intendere il significato e la portata delle censure rivolte al provvedimento impugnato (Cass., Sez. U, Sentenza n. 2602 del 20/02/2003, Rv. 560622 – 01; Sez. L, Sentenza n. 12761 del 09/07/2004, Rv. 575401 – 01; Cass., Sez. U, Sentenza n. 30754 del 28/11/2004). Stante tale funzione, per soddisfare il suddetto requisito è necessario che il ricorso per cassazione contenga, sia pure in modo non analitico o particolareggiato, l’indicazione sommaria delle reciproche pretese delle parti, con i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che le hanno giustificate, delle eccezioni, delle difese e delle deduzioni di ciascuna parte in relazione alla posizione avversaria, dello svolgersi della vicenda processuale nelle sue articolazioni e, dunque, delle argomentazioni essenziali, in fatto e in diritto su cui si è fondata la sentenza di primo grado, delle difese svolte dalle parti in appello, ed infine del tenore della sentenza impugnata.

Il ricorso in esame, nell’esposizione del fatto, non presenta tale contenuto minimo.

L’esposizione dei fatti di causa risulta anzi del tutto omessa e, in particolare, è omesso il richiamo del contenuto dell’atto di precetto opposto, dei motivi dell’opposizione, delle difese della parte opposta e delle ragioni per la cui la stessa opposizione è stata rigettata dal giudice di primo grado, mentre il richiamo al contenuto dell’atto di appello appare esso stesso del tutto lacunoso ed insufficiente.

La Corte, quindi, anche a prescindere dalla tardività del ricorso, non sarebbe comunque in condizioni di esaminare il merito dello stesso.

La radicale inammissibilità del ricorso esime dall’esame e dalla stessa illustrazione dei motivi posti alla sua base.

2. Il ricorso è dichiarato inammissibile.

Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo, con distrazione in favore del difensore del controricorrente, avvocato Pino D’Alberto, che ha reso la prescritta dichiarazione di anticipo ai sensi dell’art. 93 c.p.c..

Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– condanna la ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 5.600,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese generali ed accessori di legge, con distrazione in favore del difensore, avvocato Pino D’Alberto.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso (se dovuto e nei limiti in cui lo stesso sia dovuto), a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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