Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38459 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 28/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38459

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25851-2019 proposto da:

B.M., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato GIOVANNI BASSO;

– ricorrente –

contro

M.L.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 139/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 28/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO

MARIA CIRILLO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. B.M. convenne in giudizio M.L., davanti al Tribunale di Paola, chiedendo che fosse condannato al risarcimento dei danni da lei subiti a causa del morso di un cane, asseritamente di proprietà del convenuto, avvenuto nei pressi del frantoio del M. dove ella si era recata per far macinare le olive.

Si costituì in giudizio il convenuto, chiedendo il rigetto della domanda. Espletata istruttoria testimoniale e fatta svolgere una c.t.u. medico legale sulla persona dell’attrice, il Tribunale rigettò la domanda e condannò l’attrice al pagamento delle spese di lite.

2. La pronuncia è stata appellata dall’attrice soccombente e la Corte d’appello di Catanzaro, con sentenza del 28 gennaio 2019, ha rigettato il gravame ed ha condannato l’appellante al pagamento delle ulteriori spese del grado.

3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Catanzaro ricorre B.M. con atto affidato ad un solo motivo.

M.L. non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375,376 e 380-bis c.p.c., e non sono state depositate memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione di norme di diritto, senza ulteriori specificazioni.

Sostiene la ricorrente, richiamando ampi stralci delle deposizioni rese dai testimoni, che l’espletata istruttoria avrebbe dimostrato come il cane che l’aveva morsa fosse di proprietà del M., per cui la domanda risarcitoria avrebbe dovuto essere accolta.

1.1. Il ricorso è inammissibile.

La Corte d’appello, con un accertamento in fatto non suscettibile di riesame in questa sede, è pervenuta alla conclusione che non era stata raggiunta una prova certa dell’effettivo svolgimento dei fatti così come delineato dalla B.; in particolare, la sentenza ha posto in luce come dalla deposizione del teste Osso non potesse ricavarsi alcun elemento utile a supporto della tesi dell’attrice. Anche volendo dare per certo, poi, che il M. avesse riconosciuto la sua responsabilità, ciò avrebbe potuto avere, al massimo, valore di una confessione fatta a terzi, liberamente valutabile dal giudice ai sensi dell’art. 2735 c.c., comma 1.

A fronte di tale motivazione il ricorso – che, peraltro, non contiene alcuna esposizione sommaria del fatto, limitandosi a riportare quanto sostenuto nella sentenza impugnata – si risolve in un evidente tentativo di ottenere in questa sede un nuovo e non consentito esame del merito; il che risulta con chiarezza dai continui richiami alla prova per testi ed alla presunta certezza che dalle deposizioni deriverebbe in ordine alla ricostruzione dei fatti. Nessuna violazione di legge, peraltro solo genericamente indicata, viene realmente sostenuta, ma solo un vizio di motivazione secondo criteri non più rispondenti ai limiti entro i quali tale vizio può essere fatto valere in sede di legittimità.

2. Il ricorso, pertanto, è dichiarato inammissibile.

Non occorre provvedere sulle spese, atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato.

Sussistono, tuttavia, le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

 

 

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