Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38457 del 06/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/12/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 06/12/2021), n.38457

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27271-2020 proposto da:

S.F., B.N., S.A.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 223, presso

lo studio dell’avvocato CINZIA LAURICELLA, rappresentati e difesi

dagli avvocati GIANLUIGI IANNACCHINO, TIZIANA RE;

– ricorrenti –

contro

ORTOBERGAMO SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VALADIER, 43, presso lo

studio dell’avvocato GIOVANNI BATTISTA COSIMINI, rappresentata e

difesa dall’avvocato ALBERTO ONDEI;

– controricorrente –

e contro

FALLIMENTO (N. (OMISSIS)/2018 DI R.G. (OMISSIS)/2018 TRIBUNALE DI

MILANO), C.M., S.C., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE

rappresentato e difeso dagli avvocati FRANCESCO SGARELLA, ALESSANDRO

SGARELLA, NADIA BERGAMASCHI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 850/2020 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA

depositata il 25/08/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCA

FIECCONI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

S.F. e S.A., nonché B.N. con atto notificato il 23 Ottobre 2020 ricorrono per cassazione della sentenza n. 850/20 della Corte d’appello di Brescia, pubblicata il 25 agosto 2020, notificata il 31 agosto 2020. Ortobergamo s.r.l. ha notificato controricorso per dedurre l’inammissibilità del ricorso per difetto di autosufficienza giusta i principi dettati dalle SS.UU. della Corte di cassazione con la sentenza n. 7155 del 21. 03. 2017, nonché l’infondatezza del ricorso. Gli altri soggetti coinvolti nel giudizio (Fallimento C.M. ha svolto difese) e fallito S.C.) hanno svolto difese con controricorso.

Il ricorso è affidato a tre motivi in relazione a una sentenza che ha accolto l’azione revocatoria di atti donativi del patrimonio di S.C. eseguiti in favore dei propri familiari, qui ricorrenti.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Va preliminarmente rilevato che i tre motivi sono formulati senza osservare il requisito di specificità ex art. 366 c.p.c., n. 6. In particolare si osserva quanto segue in relazione a ogni singolo motivo:

1) con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 132 e 118 c.p.c., con riguardo sia al mancato accoglimento della eccezione di improcedibilità sollevata in riferimento al rito sommario di cui all’art. 702 bis c.p.c. attivato nel giudizio di primo grado, per la complessità del caso, sia al merito della domanda di rigetto per insussistenza del diritto di credito e del danno.

Quanto al denunciato difetto di motivazione manca nel motivo ogni riferimento alla ratio decidendi e agli atti di causa, a fronte peraltro di una motivazione argomentata su ogni questione di diritto e di fatto. In particolare, quanto alla eccezione di improcedibilità la Corte d’appello ha rilevato che il giudice ha correttamente ritenuto, con plurimi e validi argomenti, che vi fossero i presupposti per procedere con rito sommario e che la controversia non richiedesse una istruttoria complessa e articolata, escludendo tra l’altro che l’eccezione opposta potesse far regredire il giudizio al primo grado, come richiesto.

Sul punto, la motivazione si pone in linea con la giurisprudenza formatasi con riguardo alla revocatoria di atti dispositivi a titolo gratuito tra familiari, aventi ad oggetto beni che costituivano l’unica garanzia per il creditore procedente, dimostrandosi intrinsecamente esaustiva e nel rispetto del minimo costituzionale (cfr. S.U. 8053/2014).

2) con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2901 c.c., per non avere i resistenti mai riconosciuto il diritto di credito preteso dalla parte avversaria e per il fatto che l’atto di disposizione non fosse idoneo a determinare alcuna diminuzione del patrimonio. Anche in questo caso non si fa specifico riferimento né alle contestazioni ed eccezioni opposte negli atti di causa, né alla ratio decidendi, in relazione ad atti dispositivi di cui non si indica nemmeno l’oggetto e la causale. Il motivo è dunque inammissibile ex art. 366 c.p.c., n. 6 (Cass., Sez. U, Sentenza n. 34469 del 27/12/2019).

3) con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c..: si sostiene che il donante (il fallito in proprio) avrebbe dovuto essere l’unico soggetto da condannare alla rifusione delle spese e non anche gli appellanti in bonis (donatari e parenti del fallito), senza spendere alcun argomento in diritto in riferimento alla ratio decidendi e alla regola di diritto in thesi violata. Il motivo è inammissibile ex art. 366 c.p.c., nn. 3 e 6 (Cass., Sez. U, Sentenza n. 34469 del 27/12/2019). Esso risulta, comunque, infondato avendo il decidente correttamente applicato il principio della soccombenza.

Inoltre, rileva osservare che in motivi, più in generale, hanno carattere di censure di merito del tutto insindacabili, involgendo principalmente essi una critica, di carattere fattuale, alle considerazioni effettuate dal giudice alla luce delle risultanze istruttorie, del tutto esaustive per coerenza logica interna (Cass. sez. 6 – 3, Ordinanza n. 14358 del 05/06/2018 (Rv. 649340 – 01).

Conclusivamente il ricorso è inammissibile; spese a carico dei ricorrenti, oltre il raddoppio del Contributo Unificato, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna i ricorrenti alle spese liquidate in Euro 6.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, 15h per spese forfetarie e ulteriori oneri di legge, in favore di ciascuna parte controricorrente.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione sesta – sotto sez. terza civile, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2021

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