Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 384 del 10/01/2013


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 384 Anno 2013
Presidente: D’ALONZO MICHELE
Relatore: VIRGILIO BIAGIO

c.c.

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
FALLIMENTO ARCOBALENO di Luigi Procella & C. s.a.s., in
persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in
Roma, via G. Avezzana n. 51, presso l’avv. Alessandra La Via,
rappresentato e difeso dall’avv. Giuseppe Sangiovanni giusta delega in atti;

– ricorrente contro
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,
elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso
l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– resistente —

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania
n. 70/44/06, depositata il 20 aprile 2006.
Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 9 luglio

Data pubblicazione: 10/01/2013

2012 dal Relatore Cons. Biagio Virgilio.
La Corte,

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in
cancelleria la seguente relazione:
<< 1. Il Fallimento Arcobaleno di Luigi Procella & C. s.a.s. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania n. 70/44/06, depositata il 20 aprile 2006, con la legittimità dell ‘avviso di rettifica dell’IVA per il 1994 emesso nei confronti della società anzidetta, la quale non si era costituita nel giudizio di appello. L’Agenzia delle entrate è rimasta intimata. 2. Con l’unico motivo di ricorso, il Fallimento denuncia la nullità della sentenza per inammissibilità dell’appello, in quanto il ricorso in appello è stato notificato al difensore domiciliatario della società in bonis, laddove, dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado, nel corso del termine per l’impugnazione, la stessa era stata dichiarata fallita (e tale evento sarebbe stato comunicato all’Agenzia), con conseguente necessità di proporre e notificare l’impugnazione nei confronti del curatore . fallimentare. Il motivo va accolto nel senso che, qualora sia intervenuta la dichiarazione di .fallimento della parte, nelle more tra la pubblicazione della sentenza di primo grado e la proposizione dell’appello, la notifica dell’atto di appello, effettuata presso il procuratore domiciliatario del fallito in bonis anziché nei confronti del curatore del fallimento, non è inesistente ma nulla, essendo ravvisabile un collegamento tra la .figura del curatore e la persona del.fallito (Cass. n. 7252 del 2006), con la conseguenza che (così quale, in accoglimento dell’appello dell ‘Ufficio, è stata affermata la come la costituzione in giudizio dell’appellato avrebbe avuto efficacia sanante ex tune della nullità) il giudice del gravame avrebbe dovuto ordinare la rinnovazione della notificazione ai sensi dell’art. 291 c.p.c. Inoltre, risulta comunque applicabile anche nel processo tributario, contrariamente a quanto ritiene la ricorrente, l’art. 164 c.p.c., il quale prevede, per i giudizi instaurati dopo il 30 aprile 1995, l’ordine di rinnovazione dell’atto nullo. 3. Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio.>>;
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che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli

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avvocati delle parti (l’Avvocatura Generale dello Stato ha depositato atto di
costituzione);
che il ricorrente ha depositato memoria.
Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di
consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;
che, in particolare, deve ritenersi che nella fattispecie (appello proposto

impugnazione) si sia trattato non già di nullità della notificazione
dell’appello, bensì di errata identificazione del soggetto passivo della
vocatio in ius, con la conseguenza dell’applicabilità della disciplina dettata

dall’art. 164, primo e secondo comma, cod. proc. civ. (nel testo sostituito
dalla legge n. 353 del 1990), la quale prevede, in caso di mancata
costituzione del convenuto, l’obbligo del giudice di ordinare d’ufficio la
rinnovazione dell’atto introduttivo nullo, con efficacia ex tune;
che la detta normativa, attinente a vizio dell’atto introduttivo del giudizio
attinente alla instaurazione del contraddittorio, deve ritenersi applicabile, in
assenza di specifica regolamentazione, anche nel processo tributario (così
come, del resto, è stata ritenuta applicabile nel giudizio di cassazione: v., ex
plurimis, da ult., Cass. nn. 8427 del 2009, 776 e 8177 del 2011);

che, pertanto, il ricorso va accolto nei sensi dianzi precisati, la sentenza
impugnata deve essere cassata e la causa rinviata ad altra sezione della
Commissione tributaria regionale della Campania (dinanzi alla quale,
essendo l’atto d’impugnazione ormai pervenuto a conoscenza dell’appellato
con conseguente superfluità di una nuova notificazione, è sufficiente
effettuare la riassunzione della causa nelle forme di cui all’art. 392 cod.

nei confronti di società dichiarata fallita nel corso del termine di

proc. civ.), la quale procederà a nuovo esame della controversia, oltre a
provvedere in ordine alle spese anche del presente giudizio di legittimità.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione, cassa la
sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, ad altra sezione
della Commissione tributaria regionale della Campania.
Così deciso in Roma il 9 luglio 2012.

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1 O GEN 2013
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