Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3838 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2022, (ud. 16/12/2020, dep. 07/02/2022), n.3838

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7300-2021 proposto da:

A.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ALBERICO II, 4,

presso lo studio dell’avvocato MARIO ANTONIO ANGELELLI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronol. 3767/2020 del TRIBUNALE di CAGLIARI,

depositato il 31/12/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. Paola

Vella.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, A.G., nato a (OMISSIS) (Nigeria, Edo State) il (OMISSIS), ha impugnato dinanzi al Tribunale di Cagliari il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale aveva respinto la sua richiesta di protezione internazionale (nelle forme dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria) e in subordine di protezione umanitaria, fondata sulla necessità di fuggire dal suo paese di origine assieme al fratello dopo che un gruppo di uomini, soci del padre, alla ricerca infruttuosa di un documento non meglio specificato, aveva ucciso i loro genitori.

1.1. Il tribunale, all’esito dell’audizione del richiedente, condotta con l’ausilio di un interprete, ha ritenuto insussistenti i presupposti di tutte le forme di protezione invocate, muovendo dal rilievo che la vicenda narrata non fosse credibile in quanto generica ed inverosimile, fermo restando che, essendo la persecuzione allegata frutto di agenti persecuzione, il ricorrente avrebbe potuto ottenere protezione rivolgendosi alle autorità locali. Inoltre il tribunale ha escluso, sulla base delle C.O.I. acquisite d’ufficio, la sussistenza di una situazione di violenza generalizzata nel paese di origine, con particolare riferimento alla zona di provenienza. Ai fini della protezione umanitaria, stante la ritenuta applicabilità della disciplina vigente prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 113 del 2018, ha rilevato un insufficiente grado di integrazione (stante l’attività lavorativa precaria e una conoscenza elementare della lingua italiana) in uno alla mancanza di una situazione personale di partenza riconducibile alla violazione o all’impedimento all’esercizio dei diritti umani inalienabili.

1.2. Avverso tale decisione il ricorrente ha proposto tre motivi di ricorso per cassazione. Il Ministero intimato ha depositato atto di costituzione, senza peraltro svolgere difese.

2. A seguito di deposito della proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata ritualmente fissata l’adunanza della Corte in Camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

2.1. Il primo motivo, rubricato “In relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio”, censura l’omesso esame del profilo lavorativo e linguistico nonché l’omessa considerazione della minore età del ricorrente al momento dell’espatrio.

2.2. Con il secondo mezzo, rubricato “In relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, (“vecchia” protezione umanitaria)”, il ricorrente sostiene che il tribunale avrebbe omesso di comparare la sua condizione attuale – anche in relazione all’attività lavorativa maturata – con quella a cui andrebbe incontro in caso di rimpatrio, e non avrebbe considerato le circostanze della minore età al momento dell’espatrio e della sua permanenza in Libia.

2.3. Il terzo motivo, rubricato “In relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3”, lamenta la violazione del dovere di cooperazione istruttoria del tribunale, con particolare riferimento all’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19 e alla capacità del paese di origine di garantire cure sanitarie adeguate.

3. Tutti i motivi sono inammissibili.

3.1. I primi due, in particolare, hanno natura meritale, poiché sono evidentemente diretti a sollecitare una rivalutazione delle circostanze di merito valutate dal tribunale (segnatamente, le caratteristiche dell’integrazione lavorativa e il livello di conoscenza linguistica) con una motivazione che, per quanto sintetica, risulta congrua e sicuramente rispettosa del minimo costituzionale.

3.2. Quanto alla minore età del ricorrente al momento dell’espatrio ed alla sua permanenza in Libia, se è vero che eventuali violenze subite da minorenne avrebbero potuto fungere da parametro di vulnerabilità da bilanciare con il livello di integrazione (Cass. n. 12649/2021), il ricorso sul punto è estremamente generico, non chiarendo quando tali aspetti sarebbero stati allegati nel corso del giudizio di merito né quale sarebbe stata la situazione personalmente vissuta dal ricorrente (Cass. n. 28781/2020), la quale non è invero emersa nemmeno dalla scrupolosa audizione condotta dal tribunale.

3.3. Parimenti generico risulta il terzo motivo, privo di richiami ad una situazione personale che porrebbe il ricorrente in una condizione specifica e individualizzata di vulnerabilità, anche sanitaria.

4. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso non segue alcuna statuizione sulle spese, in assenza di difese delle parti intimate.

5. Ricorrono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater, (Cass. Sez. U. n. 23535/2019, n. 4315/2020).

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

 

 

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