Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3836 del 16/02/2018


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 3836 Anno 2018
Presidente: MATERA LINA
Relatore: SCALISI ANTONINO

SENTENZA

sul ricorso 6807-2013 proposto da:
BOCCIA

RENATO

BCCRNT43B04H501A,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA GAETANO DONIZETTI 7,
studio

dell’avvocato

PASQUAbE

presso lo

FRISTNR, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MASSIMO DE
BELARDINI;
– ricorrente contro

FIORENTINO SERGIO, elettivamente domiciliato in ROMA,
PIAZZA BENEDETTO CAIROLI, 6, presso lo studio
dell’avvocato LUCA DI DONNA, che lo rappresenta e
difende;

Data pubblicazione: 16/02/2018

- controricorrente

avverso la sentenza n. 5005/2012 della CORTE D’APPELLO
di ROMA, depositata il 11/10/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 13/09/2017 dal Consigliere Dott. ANTONINO
SCALISI;

Generale Dott. CORRADO MISTRI che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso;
uditi gli Avvocati FRISINA Pasquale, DE BELARDINI
Massimo, difensori del ricorrente che hanno chiesto
l’accoglimento del ricorso.

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

RG. 6807 del 2013 Bocca Renato – – Sergio Fiorentino

Fatti di causa
Sergio Fiorentino con atto di citazione del 20 giugno 2006 interponeva
appello avverso la sentenza n. 10201 del 2005, con la quale il Tribunale di
Roma aveva accolto la domanda di risoluzione del contratto preliminare di
compravendita stipulato tra Boccia Renato e Sergio Fiorentino, il 30 ottobre

condannava lo stesso al risarcimento del danno a favore di Boccia Renato
(promissario acquirente). Sergio Fiorentino deduceva l’infondatezza della
pretesa creditoria di Renato Boccia nei confronti della parte appellante e,
in riforma totale della sentenza impugnata previo accertamento
dell’inesistenza

di qualsiasi credito della parte appellata , chiedeva

condannarsi la parte appellata alla restituzione di quanto versato in
esecuzione della sentenza impugnata con vittoria di spese processuali.
Si costituiva la parte appellata contestando il fondamento del gravame
avversario e chiedendone il rigetto con vittoria delle spese giudiziali.
Esperita istruttoria la Corte di Appello di Roma con sentenza n. 5006 del
2012, in parziale accoglimento dell’appello, condannava Sergio Fiorentino al
pagamento della somma di C. 178.177, oltre interessi legali dalla data della
domanda giudiziale fino al soddisfo, nonché al risarcimento del maggior
sulla somma di C. 1.025, dalla data della domanda sino alla data di
pubblicazione della sentenza. Compensava sino ad un terzo le spese
giudiziali e poneva il restante due terzi a carico di Sergio Fiorentino.
Secondo la Corte di Appello di Roma, in applicazione del principio secondo
cui il risarcimento del danno dovuto al promissario acquirente per la
mancata stipulazione del contratto definitivo di vendita di un bene
immobile, imputabile al promittente venditore, consiste nella differenza, tra
il valore commerciale del bene, da determinarsi con riferimento al momento
i

2001, per inadempimento di Sergio Fiorentino (promittente venditore) e

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della proposizione della domanda, ed il prezzo pattuito, anch’esso rivalutato
alla stessa data; oltre al riconoscimento, sulla differenza così determinata
degli effetti della svalutazione monetaria intervenuta nelle more del giudizio
(Cass. n.17688 del 2010) la liquidazione del risarcimento del danno subito
da Renato Boccia per effetto della risoluzione del contratto preliminare,

tra il prezzo indicato nel contratto preliminare di compravendita ed il valore
medio degli importi pattuiti in contratti di compravendita similari.
La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da Sergio Fiorentino con
ricorso affidato a quattro motivi. Renato Boccia ha resistito con
controricorso. In prossimità dell’udienza pubblica le parti hanno depositato
memorie ex art. 378 cod. proc. civ.
Va dato atto che: a) con atto del 14 marzo 2016, con firme autenticate da
notaio, si costituiva per il sig. Sergio Fiorentino un nuovo procuratore il prof.
Avv. Luca Di Donna in sostituzione dell’avv. Claudio Mazzoni. B) con atto del
12 maggio 2015, con firme autenticate da notaio, si costituiva per Renato
boccia un nuovo procuratore l’avv. Gian Alberto ferretti in sostituzione
dell’avv. Federico Monni.
Ragioni della decisione
1.= Sergio Fiorentino lamenta:
a) Con il primo motivo del ricorso, la violazione dell’art. 345, terzo comma,
cod. proc. civ., in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ.,
omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di
discussione tra le parti in relazione all’art. 360, primo comma n. 5 cod.
proc. civ. così come riformato ai sensi della b) del primo comma dell’art. 54
DI n. 83 del 2012 convertito con modificazioni dalla legge n. 134 del 2012.

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doveva essere ricondotta alla minor somma di C. 178.177, quale differenza

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b).= Con il secondo motivo, la violazione dell’art. 345 cod. proc. civ. in
relazione all’art. 360, primo comma, n. 4 cod. proc. civ. Con questo secondo
motivo il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 345 cod. proc. civ., oltre
che come violazione di legge ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3 cod.
proc. civ., anche come errore in procedendo, ai sensi dell’art. 360, primo

c) Con il terzo motivo, la violazione dell’art. 1.223 in relazione all’art. 360,
primo comma, n. 3 cod. proc. civ. omesso esame circa un fatto decisivo per
il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art.
360, primo comma n. 5 cod. proc. civ. così come riformato ai sensi della b)
del primo comma dell’art. 54 DI n. 83 del 2012 convertito con modificazioni
dalla legge n. 134 del 2012.
d)

Con il quarto motivo, la violazione degli artt. 1223, 1224 e 1458 cod.

civ. in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ. Secondo il
ricorrente, la Corte distrettuale avrebbe errato nel non aver disposto la
rivalutazione della somma disposta a titolo di risarcimento, posto che
avrebbe assimilato il debito risarcitorio (e quindi un debito di valore) ad un
debito di valuta, incorrendo per tale motivo in una evidente violazione degli
artt.. 1223, 1224 e 1458 cod. civ.
2.= In via preliminare, il ricorso va dichiarato inammissibile per violazione
dell’art. 366 primo comma n. 3 cod. proc. civ., secondo l’indirizzo da ultimo
confermato con pronuncia della Cass n. 18962 del 2017, articolandosi nella
pedissequa riproduzione, mediante materiale fotostatico e spillatura, degli
atti e dei documenti relativi ai giudizio di merito ed alterìndo brevi tratti di
narrazione/esposizione con l’integrale riproduzione di atti e documenti dei
precedenti gradi del giudizio, con ciò ostacolando la piena e ponta
comprensione dei fatti di causa cui è preordinata l’esposizione sommaria
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comma, n. 4 cod. proc. civ.

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dei fatti di causa prevista dal richiamato art. 366 primo comma n. 3 cod.
proc. civ., che “(…) serve alla Corte di Cassazione per percepire con una
certa immediatezza il fatto

sostanziale e lo svolgimento

processuale e, quindi, acquisire

del fatto

l’indispensabile conoscenza, sia pure

sommaria, del processo, in modo da poter procedere alla lettura dei motivi
e, quindi,

contravvenendo allo scopo della disposizione, preordinata ad agevolare la
comprensione dell’oggetto

della pretesa e del tenore della sentenza

impugnata in immediato coordinamento con i motivi di censura.
3. = Nella concreta fattispecie in particolare la riproduzione di atti e
documenti dei precedenti gradi del giudizio investe ben 212 pagine delle
243 di cui si compone il ricorso, non calcolando l’esposizione delle
conclusioni finali pari all’87°/0 del testo del gravame.
4.= In ordine all’inammissibilità per eccesso di esposizioni l’indirizzo
introdotto dalle Sezioni Unite con la sentenza an. 5698 del 2012 è stato
confermato da diverse decisioni (cfr. ex multis Cass. n. 3385 del 2013, n.
12641 del 2017, n. 18962 del 2017). Ed, in particolare, questa Corte ha
avuto modo di affermare che : “(….) in tema di ricorso per cassazione, ai
fini del requisito di cui all’art. 366, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., la
pedissequa riproduzione dell’intero, letterale, contenuto degli atti
processuali è, per un verso, del tutto superflua, non essendo affatto
richiesto che si dia meticoloso conto di tutti i momenti nei quali la vicenda
processuale si è articolata, mentre, per altro verso, è inidonea a soddisfare
la necessità della sintetica esposizione dei fatti, in quanto equivale ad
affidare alla Corte, dopo averla costretta a leggere tutto (anche quello di cui
non occorre sia informata), la scelta di quanto effettivamente rileva in
ordine ai motivi del ricorso (…)”.

di ricorso in maniera di comprenderne il senso (…)”

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In definitiva, il ricorso va dichiarato inammissibile. Le spese del presente
giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate con il dispositivo. Il

Collegio da atto che, ai sensi dell’art. 13 comma 1 del DPR n. 113
del 2002, sussistono i presupposti per il versamento da parte del

a quello dovuto a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13
PQM
La Corte dichiara inammissibile il ricorso, condanna il ricorrente a
rimborsare a parte controricorrente le spese del presente giudizio
di cassazione che liquida in C. 7.200,00 di cui C. 200,00 per
esborsi, oltre spese generali pari al 15% del compenso ed
accessori, come per legge, dà atto che sussistono i presupposti per
il raddoppio del contributo unificato.
Così deciso nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile
della Corte di Cassazione il 13 settembre 2017

ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari

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