Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38349 del 03/12/2021

Cassazione civile sez. II, 03/12/2021, (ud. 24/06/2021, dep. 03/12/2021), n.38349

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28885-2016 proposto da:

C.L., R.E., elettivamente domiciliati in Roma,

Via Cola Di Rienzo 243, presso lo studio dell’avv. Marina

Armelisasso, rappresentati e difesi dall’avv. Mario David;

– ricorrenti –

contro

F.G.M., B.G., elettivamente domiciliati

in Roma, Via Paolo Emilio 71, presso lo studio dell’avv. Angelo

Romano, che li rappresenta e difende;

– controricorrenti –

nonché contro

F.G.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 549/2016 della Corte d’appello di Ancona,

depositata il 09/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/06/2021 dalla Consigliera CASADONTE Annamaria.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– i signori R.E. e C.L. impugnano per cassazione la sentenza della Corte d’appello di Ancona emessa nel giudizio di rinvio a seguito della sentenza di questa Corte di cassazione n. 20231 del 2009;

– nel 1984 F.G.P. chiese al Tribunale di Ancona di condannare R.E., condomino dell’immobile sito in Falconara Marittima ad arretrare alcune opere eseguite senza il rispetto delle distanze dalle vedute dell’attore nonché la declaratoria della comproprietà dei due locali asseritamente condominiali perché adibiti a centrale termica;

– si costituirono il convenuto R. e la moglie C.L. quale condomina dello stesso stabile, resistendo alla domanda del F. e proponendo a loro volta, domanda riconvenzionale volta a conseguire la condanna all’arretramento di opere realizzate dall’attore in violazione delle distanze legali, nonché la declaratoria della proprietà esclusiva dei locali adibiti a centrale termica e l’accertamento dell’insussistenza del diritto dell’attore a tenere installate, sulle finestre a piano terra, delle persiane aggettanti sulle corte di loro esclusiva proprietà;

– occorre dare atto che all’esito del primo giudizio il Tribunale di Ancona respinse in toto la domanda riconvenzionale e, in accoglimento della domanda attorea, ordinò ai convenuti l’arretramento del loro garage alla distanza non inferiore a tre metri dalle finestre dell’attore, come previsto dall’art. 907 c.c.;

– proposto appello dai convenuti soccombenti, la corte territoriale confermò la decisione di primo grado, nei confronti della quale R.- C. hanno proposto ricorso per cassazione;

– con la sentenza 20.231 del 2009 questa Corte di legittimità ha accolto il terzo motivo del ricorso nonché, nei limiti esposti in motivazione,il quarto motivo mentre ha rigettato gli altri con conseguente cassazione della sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvio alla Corte d’appello di Ancona in altra composizione anche per le spese del giudizio di cassazione;

– con atto di riassunzione il signor F.G. ha chiesto il rigetto dei relativi motivi di appello proposti dai R./ C. e la Corte d’appello di Ancona, quale giudice del rinvio, con la sentenza qui impugnata ha riconosciuto in favore degli eredi di F.G.P., signori B.G. e F.G., e in parziale riforma della sentenza di prime cure, l’esistenza del diritto di occupare lo spazio aereo tramite gli apparecchi a sporgere posti sulle finestre di loro proprietà ed aggettanti sulla corte esclusiva dei signori R./ C. limitatamente al lato a sinistra del fabbricato, verso Senigallia, con conferma nel resto della sentenza appellata e condanna degli originari convenuti R./ C. alla rifusione delle spese di lite in favore di parte attrice nella percentuale di tre quarti con compensazione del residuo quarto;

– la cassazione della sentenza impugnata è chiesta dai R./ C. con ricorso affidato a due motivi, cui resistono B.G. e F.G.M..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

– con il primo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 392 c.p.c. e degli artt. 1031 e 1062 c.c.;

– con il secondo motivo si deduce la carenza, l’insufficienza e la contraddittorietà della motivazione circa punti decisivi della controversia;

– i due motivi che anche nel ricorso sono trattati congiuntamente, possono essere esaminati insieme e sono infondati;

– infatti, come riconosciuto dai ricorrenti, il nuovo ricorso per cassazione investe nella sostanza il controllo dei poteri del giudice del rinvio alla stregua del principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione ed a cui la corte territoriale è tenuta ad uniformarsi;

– la tesi dei ricorrenti e’, però, che il giudice del rinvio sia sì vincolato al principio di diritto affermato nella fase rescindente dalla corte di cassazione ma abbia comunque il potere di procedere ad una nuova valutazione dei fatti già acquisiti e degli altri la cui acquisizione si renda necessaria in relazione alle direttive espresse dalla sentenza della Corte di legittimità;

– in tale contesto interpretativo i ricorrenti censurano il profilo della non ammissione da parte del giudice del rinvio dell’approfondimento da essi richiesto al CTU il quale-asseriscono i ricorrenti -non avrebbe accertato lo stato dei luoghi come disposto dalla Corte di cassazione, sotto il preliminare profilo della necessaria documentazione e dell’acquisizione di dati negli uffici preposti, per considerare la reale destinazione urbanistica e l’uso del locale garage divenuto appartamento;

– inoltre gli stessi ricorrenti richiamano, censurandola, la mancata considerazione di deduzioni contenute nell’atto d’appello in relazione al locale allo stato grezzo e dotato successivamente di finestre;

– le censure sono infondate per le seguenti considerazioni;

– è noto che nel giudizio di rinvio, i limiti dei poteri attribuiti al giudice sono diversi a seconda che la sentenza di annullamento abbia accolto il ricorso per violazione o falsa applicazione di norme di diritto ovvero per vizi di motivazione in ordine a punti decisivi della controversia, ovvero per l’una e per l’altra ragione: nella prima ipotesi, il giudice di rinvio è tenuto solo ad uniformarsi al principio di diritto enunciato dalla sentenza di cassazione, senza possibilità di modificare l’accertamento e la valutazione dei fatti acquisiti al processo; nel caso, invece, di cassazione con rinvio per vizio di motivazione, da solo o cumulato con il vizio di violazione di legge, il giudice è investito del potere di valutare liberamente i fatti già accertati ed anche d’indagare su altri fatti, ai fini di un apprezzamento complessivo, in relazione alla pronuncia da emettere in sostituzione di quella cassata (cfr. Cass. 16660/2017);

– nel caso di specie la corte di cassazione ha accolto il terzo motivo e per la parte ad esso relativo anche il quarto motivo, con i quali si denunciava la violazione e falsa applicazione degli artt. 1031 e 1062 c.c., per avere la corte d’appello ritenuto legittimi gli aggetti delle persiane sulle corte di proprietà dei ricorrenti con insufficiente motivazione sul punto, atteso che la stessa CTU aveva evidenziato come gli aggetti, per le loro caratteristiche, impedissero la normale fruibilità delle corti inibendo o comunque rendendo difficoltoso il traffico pedonale e costituendo fonte di pericolo per i pedoni;

– ciò posto, il giudice del rinvio preso atto delle ragioni di accoglimento del ricorso e delimitata la natura ed oggetto del giudizio di rinvio ha disposto CTU, sulla falsariga dei profili individuati come carenti dalla Corte di cassazione;

– ha cioè chiesto al ctu l’accertamento dell’altezza dal suolo degli apparecchi a sporgere (idest delle persiano e del relativo telaio) e la larghezza del passaggio di persone, anche sul marciapiede, e di veicoli che residui considerato lo sporgere del telaio delle persiane, al fine di verificare l’eventuale pericolo per le persone e i veicoli transitanti sulle corti nonché l’eventuale limitazione della fruibilità delle stesse derivante dalla presenza di tali sporgenze;

– una volta effettuato detto accertamento la corte d’appello ha ritenuto di dover distinguere lo stato dei luoghi in relazione al lato sinistro del fabbricato, verso Ancona, rispetto al quale ha ritenuto sussistente la limitazione dell’utilizzo della corte dovuto alla presenza degli apparecchi a sporgere, mentre sul lato Senigallia ha ritenuto non sussistere la limitazione della fruizione della corte;

– a fronte di tale accertamento e valutazione della situazione di fatto la censura dei ricorrenti deduce infondatamente l’erroneità del mancato accertamento della conformità dei manufatti presenti nella corte alle normative urbanistiche, tema che involge all’evidenza una domanda di merito diversa da quelle costituenti il perimetro del presente giudizio introdotto con l’atto di citazione del 1984 e con la domanda riconvenzionale dei convenuti;

– pertanto correttamente la corte d’appello del rinvio ha dichiarato l’inammissibilità di tale verifica di fatto e i ricorrenti non attingono efficacemente detta considerazione che, peraltro, appare esaustivamente motivata perché fondata sulla corretta ricostruzione dei confini del giudizio di rinvio e del condiviso esito della CTU;

– invero, appare evidente che una cosa è la nuova valutazione di fatti in relazione alle domande proposte, altro è la nuova valutazione di fatti finalizzata all’accertamento di domande nuove, non tempestivamente proposte;

– ciò posto la richiesta di nuova valutazione formulata dai ricorrenti è stata dalla corte territoriale ritenuta ascrivibile a tale seconda ipotesi;

– in relazione a tale profilo la sentenza impugnata a pagina 11, primo capoverso, specifica infatti che l’inammissibilità di verifiche sulla conformità dei manufatti presenti nella corte alle normative urbanistiche, come anche in relazione al rispetto delle distanze dai confini e dalle vedute, deriva dalla constatazione del fatto che si tratta di argomento del tutto estraneo al giudizio di rinvio e dal rilievo che la documentazione urbanistica depositata presso il Comune di Falconara Marittima dal lontano 1965 non può considerarsi “elemento nuovo” essendo, al contrario, producibile sin dal primo grado del giudizio e trattandosi di procedimento disciplinato dal cosiddetto vecchio rito anche nel successivo giudizio di appello;

– in conclusione, all’infondatezza di entrambi i motivi consegue il rigetto del ricorso e, in applicazione del principio della soccombenza, la condanna dei ricorrente alla rifusione delle di lite a favore del controricorrente nella misura liquidata in dispositivo;

– sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti alla rifusione delle spese di lite a favore dei controricorrenti e liquidate in Euro 4100,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Seconda sezione civile, il 24 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2021

 

 

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