Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3830 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 07/02/2022), n.3830

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2194-2021 proposto da:

B.M.S., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato BAIARDINI ANNA LOMBARDI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

e contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE DI FIRENZE – SEZIONE DI PERUGIA;

– intimata –

avverso il decreto n. cronol. 807/2020 del TRIBUNALE di PERUGIA,

depositato il 14/12/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. Paola

Vella.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, B.M.S., nato a Ketu, regione del Lagos (Gambia) il 6 aprile 1997, ha impugnato dinanzi al Tribunale di Perugia il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale aveva respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria, allegando di essere fuggito dal proprio Paese in quanto accusato di essere omosessuale poiché, dopo essere rimasto orfano e costretto a vivere per strada di lavori occasionali, nel 2015 aveva iniziato a convivere con un uomo (poi rivelatosi omosessuale) che poi abusò di un ragazzo, causandone la morte, della quale la comunità incolpò lui stesso, costringendolo perciò a fuggire per il timore di essere ucciso; egli aveva così lasciato il Gambia recandosi dapprima in Mali, poi in Algeria e infine in Libia, dove era stato arrestato due volte, subendo atroci violenze e torture, prima di riuscire a fuggire e ad imbarcarsi per l’Italia.

1.1. Il tribunale adito, senza procedere a nuova audizione del ricorrente, non ha ravvisato i presupposti per il riconoscimento delle varie forme di protezione invocate, ritenendo che il racconto del ricorrente fosse vago e generico, con particolare riferimento all’accusa di omosessualità e alla morte del ragazzo, in assenza di un’accusa formalizzata di omicidio; ha altresì ritenuto che fosse un timore non razionale quello di un’incriminazione per aver dato inconsapevolmente origine ad un’occasione di incontro tra il ragazzo deceduto e il suo convivente (per aver chiesto al primo di portargli la spesa a casa); ha quindi reputato che l’accusa di omosessualità fosse un timore soggettivo del ricorrente, in considerazione dell’assenza di episodi di minaccia o aggressione a suo danno; ha anche ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), stante l’assenza in Gambia di una “condizione di violenza generalizzata e massiva” in base alle “fonti consultate”; ha infine escluso la ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria in quanto l’integrazione del ricorrente (limitata alla frequentazione di corsi di lingua) non risulterebbe sufficiente né sarebbe comparabile con alcun elemento di personale vulnerabilità.

1.2. Avverso detta decisione Salieu Mamadou Bah ha proposto due motivi di ricorso per cassazione. Il solo Ministero intimato ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale, senza svolgere difese.

2. A seguito di deposito della proposta ex art. 380-bis c.p.c. è stata ritualmente fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio non partecipata del 16 dicembre 2021.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

2.1. Con il primo motivo, rubricato “Vizio di omesso esame e di motivazione contraddittoria e inesistente, resa attraverso una mera apparenza argomentativa ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nonché violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 Oc comma 1 n. 3 in relazione al D.lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4, 5, 6 e 14 ed in particolare al D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 25, lett. a), b) e c) e agli artt. 2, 3, 4, 5 e 9 CEDU”, si censura la violazione del dovere di cooperazione istruttoria del tribunale, per non aver quest’ultimo accertato il trattamento delle persone LGBTI, o ritenute tali, da parte delle autorità gambiane, né la protezione statale offerta in caso di condotte poste in essere da privati; la stessa violazione viene contestata, sotto un secondo profilo, per avere il tribunale reso una motivazione meramente apparente sull’inesistenza di una situazione di conflitto interno in Gambia, non suffragata dall’indicazione di qualsivoglia fonte da cui tale convincimento sarebbe stato tratto.

2.2. Il secondo mezzo, rubricato “Vizio di omesso esame e di motivazione inesistente, resa attraverso una mera apparenza argomentativa ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4; omesso esame circa un fatto decisivo del giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5; violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3 in relazione al D.lgs. n. 251 del 2007, artt. 2,3 e 5, al D.Lgs. n. 25 del 2008art. 32 e al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, comma 1 e comma 1.1., D.P.R. n. 394 del 1999, art. 28”, contesta la valutazione operata in ordine alla protezione umanitaria, per non avere il tribunale dato rilievo ai numerosi elementi allegati dal ricorrente ai fini del giudizio comparativo tra la sua situazione in Italia e quella cui andrebbe incontro in caso di rientro nel paese di origine; in particolare, il giudice di merito avrebbe mancato di valutare: che il ricorrente, rimasto orfano fin da bambino, era stato costretto a vivere per strada, sino a quando un uomo non aveva deciso di ospitarlo; che egli, pur essendo responsabile solo di aver fornito al convivente l’occasione di incontro con il ragazzo che questi aveva poi abusato, cagionandone la morte, era stato accusato sia di omosessualità che della morte del ragazzo, senza poter fruire della protezione da parte dello stato gambiano; che egli aveva lasciato il Gambia giovanissimo e aveva poi subito violenze in Libia; che ormai mancava dal proprio paese da molti anni.

3. I motivi meritano accoglimento.

3.1. In primo luogo il tribunale, nel definire il racconto del richiedente “non coerente e intrinsecamente contraddittorio”, con motivazione generica e non esaustiva, sembra incentrare il rigetto della domanda per lo più sul carattere soggettivo del timore del ricorrente, senza però procedere ad acquisire informazioni sugli specifici profili personali della vicenda, come la legislazione del Gambia, il trattamento delle persone percepite come LGBTI, il sistema giudiziario ecc. (cfr. Cass. 6738/2021, per cui la ricerca delle COI può ritenersi inutile solo in mancanza di una storia individuale rispetto alla quale valutare la coerenza esterna, la plausibilità ed il livello di rischio); aspetti, questi, rilevanti nel caso di specie a prescindere dall’assenza di specifici episodi di minaccia e aggressione già subiti.

3.2. Risulta altresì evidente come il tribunale abbia completamente omesso di riportare le fonti utilizzate ai fini della decisione (quanto a contenuto, data di risalenza ed ente promanante), nel qual caso il ricorrente che voglia censurarne l’inadeguatezza, in relazione alla violazione del dovere di cooperazione istruttoria, non è tenuto ad allegare nel ricorso le fonti alternative ritenute idonee a prospettare un diverso esito del giudizio, risultando sufficiente la censura di carenza dei relativi elementi identificativi (Cass. 7105/2021).

3.3. Le riferite carenze ridondano anche sulla valutazione dei presupposti dell’invocato permesso di soggiorno per motivi umanitari – riconoscibile ratione tempo,- secondo la disciplina antecedente al D.L. n. 113 del 2018, che si applica alle domande, come quella per cui è causa, presentate in sede amministrativa prima del 5 ottobre 2018 (Cass. Sez. U, 29459/2019) – ai cui fini occorre altresì tener conto di tutti i profili di vulnerabilità, soggettivi ed oggettivi, allegati dal ricorrente (v. sub 2.2.), alla luce del sopravvenuto insegnamento delle Sezioni Unite per cui, “in base alla normativa del T.U. Imm. anteriore alle modifiche introdotte dal D.L. n. 113 del 2018, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, occorre operare una valutazione comparativa della situazione soggettiva ed oggettiva del richiedente con riferimento al Paese d’origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta in Italia. Tale valutazione comparativa dovrà essere svolta attribuendo alla condizione soggettiva e oggettiva del richiedente nel Paese d’origine un peso tanto minore quanto maggiore risulti il grado di integrazione che il richiedente dimostri di aver raggiunto nel tessuto sociale italiano. Situazioni di deprivazione dei diritti umani di particolare gravità nel Paese d’origine possono fondare il diritto del richiedente alla protezione umanitaria anche in assenza di un apprezzabile livello di integrazione del medesimo in Italia. Per contro, quando si accerti che tale livello sia stato raggiunto, se il ritorno in Paesi d’origine rende probabile un significativo scadimento delle condizioni di vita privata e/o familiare, sì da recare un vulnus al diritto riconosciuto dall’art. 8 della Convenzione EDU, sussiste un serio motivo di carattere umanitario, ai sensi dell’art. 5 T.U. cit., per riconoscere il permesso di soggiorno” (Cass. Sez. U, 09/09/2021 n. 24413).

4. Il decreto impugnato va quindi cassato con rinvio al Tribunale di Perugia, in diversa composizione, per un riesame delle domande proposte alla luce dei principi sopra richiamati, oltre che per la statuizione sulle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia al Tribunale di Perugia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

 

 

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