Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38294 del 03/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 03/12/2021, (ud. 26/01/2021, dep. 03/12/2021), n.38294

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta M.C. – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al n. 25039/2014 proposto da:

L.G., rappresentato e difeso dagli avv.ti G. Barone e C.

Cermignani, elettivamente domiciliato in Roma, piazza Capponi n. 16,

presso lo studio del secondo;

– ricorrente principale –

contro

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

Avverso la decisione della Commissione tributaria regionale della

Sicilia sezione di Catania n. 271/17/13, depositata il 22.07.2013.

Udita la relazione del Consigliere Dott. Catello Pandolfi nella

Camera di consiglio del 26/01/2021.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L.G. ricorre per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia – sezione di Catania n. 271/17/13, depositata il 22 luglio 2013. La vicenda tare origine dalla notifica dell’avviso di accertamento (OMISSIS), con cui l’Ufficio deduce maggiori imposte, sul presupposto che costituisse sopravvenienza attiva la somma di Euro 43.188.600, corrisposta al ricorrente dal Comune di (OMISSIS), quale contributo ai sensi della L.R. n. 61 del 1981, art. 18. Tale normativa prevedeva finanziamenti per la rivitalizzazione del centro storico di (OMISSIS) e, nel caso specifico, destinati al restauro di un immobile da adibire a laboratorio per il restauro e la vendita di “mobilia antica”.

Il ricorrente opponeva l’atto impositivo innanzi alla CTP di Siracusa con esito negativo. La CTR, sezione distaccata di Catania, accoglieva parzialmente il ricorso.

Il contribuente contestava tale decisione per aver ritenuto, il giudice regionale, che non costituisse sopravvenienza attiva solo la parte dei contributi destinati all’arredo del laboratorio, deducendo, a base del gravame, un solo motivo sotto un duplice aspetto. Ravvisando, per un verso, violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 88, (art. art. 55 ante riforma), comma 3, lett. b); della L.R. n. 19 del 1981, art. 18, e della L.R. n. 1 del 1979, art. 19, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. E, per altro verso, ritenendo, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, che il giudice regionale avesse omesso di pronunciarsi su di un fatto decisivo per il giudizio. Ha resistito l’Agenzia delle Entrate con controricorso e ricorso incidentale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorso principale è da ritenersi infondato.

La CTR ha correttamente affermato che “i contributi concessi dallo Stato e da Enti pubblici costituiscono sopravvenienze attive” conformandosi a quanto più volte affermato da questa Corte, secondo la quale “In tema di determinazione del reddito d’impresa, sono contributi in conto capitale e, quindi, sopravvenienze attive, che concorrono a formare il reddito nell’esercizio in cui sono incassati (criterio di cassa) quelli erogati per incrementare i mezzi patrimoniali del beneficiario, senza che la loro concessione si correli all’onere di uno specifico investimento in beni strumentali, mentre sono contributi in conto impianti, che confluiscono nel reddito sotto forma di quote di ammortamento deducibili, quelli destinati all’acquisto di beni (materiali o immateriali) strumentali. (Sez. 5, 18/11/2015, n. 23555; nonché n. 13734/2016; n. 1449/2021).

In applicazione, al caso in esame, dell’anzidetto principio, deve ritenersi costituiscano contributi in conto capitale, le somme erogate destinate alla ristrutturazione dell’immobile già esistente, da adibire a laboratorio di restauro e vendita di mobili antichi. L’avviso di accertamento, del resto, riguarda il contributo di Euro 43.189,00 costituente parte del fondo destinato, esclusivamente, alla ristrutturazione dell’immobile e non anche, nella misura di lire 10.793.000, ad investimento per l’acquisto di beni strumentali ammortizzabili.

In quanto contributo in conto capitale, l’intera somma oggetto dell’avviso di accertamento, costituisce, per intero, sopravvenienza attiva, concorrente alla formazione del reddito per l’anno d’imposta 2001, in cui fu incassato. In altri termini l’importo indicato nell’avviso è distinta da quella facente parte di altro e specifico fondo contributivo, destinato all’acquisto di arredi e attrezzature. Sia pure nell’ambito di un unitario piano d’interventi per il risanamento del centro storico di (OMISSIS), articolato però al suo interno in due capitoli distinti, uno per opere edili e spese tecniche e l’altro per arredi e attrezzature. Così come previsto, in ispecie, dal provvedimento n. (OMISSIS) del Comune di (OMISSIS) del (OMISSIS), in attuazione della L.R. n. 61 del 1981, art. 18.

Va, quindi, respinta la tesi del ricorrente ove contesta la natura di sopravvenienza attiva dell’intera somma oggetto dell’avviso.

E’ poi da dichiarare inammissibile il secondo profilo dedotto nell’unico motivo di ricorso principale in quanto il ricorrente, deducendo l’omesso esame di un fatto decisivo, ha in realtà contestato la valutazione del giudice regionale in merito al provvedimento n. (OMISSIS) del Comune di (OMISSIS). La contestazione non riguarda cioè l’omesso esame di un fatto, ma l’asserita errata valutazione di un documento.

Il ricorso principale va dunque rigettato.

Venendo al ricorso incidentale dell’Amministrazione, il motivo posto suo fondamento è da ritenere fondato.

Con esso l’Ufficio intende recuperare a tassazione anche la parte di contributo, pari a lire 10.793.000, da qualificare anch’essa come sopravvenienza attiva, che la CTR aveva ritenuto, in parziale accoglimento dell’appellante, non concorresse a formare reddito imponibile. E’, quindi, interesse dell’Amministrazione finanziaria a coltivare il ricorso in incidentale avverso la parte della sentenza del giudice regionale a lei sfavorevole.

Il motivo di ricorso dedotto è articolato con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, ravvisandosi violazione degli artt. 112,115 e 116 c.p.c., per aver omesso il giudice regionale di pronunciarsi su quanto dedotto dall’Ufficio in merito alle ragioni per le quali l’intera somma, oggetto dell’avviso di accertamento impugnato, dovesse qualificarsi come sopravvenienza attiva. L’Ufficio lamenta, cioè, la completa omissione di ogni valutazione in merito a quanto dedotto, in violazione dell’art. 112 c.p.c., (Sez. 5, 05/03/2021, n. 6150). Ed, invero, la sentenza impugnata rende palese come essa abbia del tutto ignorate le argomentazioni e le prove addotte dall’Ufficio, tacendo sul perché le une e le altre fossero inidonee o insufficienti per indurre la Commissione a respingere in toto l’appello e ad accoglierlo parzialmente.

In particolare, la ricorrente incidentale ha dedotto che la somma pretesa con l’avviso di accertamento in parola (Lire 43.188.000) costituisse il 30% della somma complessiva erogata (con il provvedimento n. (OMISSIS) del Comune di (OMISSIS)), a titolo di contributo a fondo perduto, di Lire 143.962.000 (pag. 6 del ricorso principale), destinato interamente alle opere edili ed alle spese tecniche. Tal che era finalisticamente distinta dalla somma di Lire 10.793.000 destinata ad arredi ed attrezzature, in quanto costituente, invece, il 60% della somma di Lire 17.988.000 a ciò finalizzata e quindi estranea all’importo oggetto dell’avviso di accertamento opposto.

Al riguardo, questa Corte, come già ricordato, ha più volte affermato che “In tema di determinazione del reddito di impresa, sono contributi in conto capitale, e, quindi, sopravvenienze attive, quelli erogati per incrementare i mezzi patrimoniali del beneficiario, senza che la loro concessione si correli all’onere di uno specifico investimento in beni strumentali, mentre sono contributi in conto impianti, che confluiscono nel reddito sotto forma di quote di ammortamento deducibile, quelli destinati all’acquisto di beni (materiali o immateriali) strumentali” (Sez. 5 -Ordinanza n. 21438 del 27/07/2021).

Alla stregua di tale principio, da ribadire, la cifra indicata nell’avviso di accertamento, in quanto devoluta interamente ad opere edili e spese tecniche per il restauro dell’immobile da adibire a laboratorio artigianale, la cui concessione non è correlata all’onere di uno specifico investimento in beni strumentali, è da qualificare come contributo in conto capitale e quindi come sopravvenienza attiva che concorre a formare il reddito nell’esercizio in cui è incassata. Per ciò stesso soggetta interamente al recupero d’imposta.

Ciò, precisato, la Corte, trattandosi di valutare una questione di diritto ed in assenza di accertamenti di fatto da demandare al giudice regionale, può decidere nel merito.

Tal che, accogliendo la domanda incidentale, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente.

Alla soccombenza del ricorrente principale segue la condanna alle spese. Ricorrono le condizioni per il versamento da parte sua del c.d. doppio contributo.

PQM

Rigetta il ricorso principale. Accoglie il ricorso incidentale e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente, che condanna al pagamento delle spese di legittimità, che liquida in Euro 2.300,00, oltre che alle spese prenotate a debito. Compensa le spese di merito.

Dà atto della sussistenza ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello versato per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 26 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2021

 

 

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