Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38283 del 03/12/2021

Cassazione civile sez. II, 03/12/2021, (ud. 25/06/2021, dep. 03/12/2021), n.38283

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14086-2016 proposto da:

CONSORZIO DI MARSIA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA L. CARO

62, presso lo studio dell’avvocato SIMONE CICCOTTI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

L.L., LE.LU., quali eredi di

D.A.C., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA PARAGUAY 5, presso lo

studio dell’avvocato GIUNTO RIZZELLI, che le rappresenta e difende;

– controticorrente –

avverso la sentenza n. 6730/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 03/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/06/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE TEDESCO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Consorzio di Marsia chiedeva e otteneva, nei confronti di D.A.C., ingiunzione di pagamento della somma di Euro 4.929,29, a titolo di oneri consortili ordinari e servizi di vigilanza non versati per gli anni dal (OMISSIS).

Proposta opposizione, il Tribunale di Roma l’accoglieva in parte, rilevando che era intervenuta in altro giudizio sentenza che aveva annullato alcune delle deliberazioni poste a fondamento della pretesa. La sentenza di primo grado era impugnata con appello principale dal Consorzio e con appello incidentale dalla D.A..

La Corte d’appello di Roma accoglieva l’appello incidentale della D., la quale aveva fatto valere la nullità delle deliberazioni di assemblea, sottese alla richiesta fatta con l’ingiunzione, in assenza della prova che la consorziata fosse stata convocata secondo le previsioni e modalità dello Statuto del Consorzio. La corte di merito riconosceva che il vizio, derivante dalla mancata convocazione, potesse esse fatto valere dall’interessato anche in sede di opposizione a decreto ingiuntivo. Essa ha quindi dichiarato assorbito l’appello principale del Consorzio.

Per la cassazione della sentenza il Consorzio ha proposto ricorso, affidato a tre motivi.

Il primo motivo di ricorso denuncia violazione degli artt. 1137 e 1421 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Le ragioni di invalidità, attinenti a una Delib. consortile, poste a base di una pretesa fatta valere con decreto ingiuntivo, possono essere fatte solo in sede di impugnazione ex art. 1137 c.c. contro la Delib., non in sede di opposizione a decreto ingiuntivo.

Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione delle medesime norme sotto un diverso profilo.

I vizi, in ipotesi suscettibili di poter essere fatti valere con l’opposizione a decreto ingiuntivo, sono solo quelli che determinano la nullità dell’atto e non pure le causa di annullabilità, che possono essere fatte valere solamente con l’impugnazione. Si sostiene essere solo causa di annullabilità la mancata convocazione dei condomini in assemblea.

Il terzo motivo denuncia omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

La Corte d’appello ha omesso di considerare che le delibere in questione erano state approvate dalle assemblee dei delegati e non dall’assemblea dei singoli consorziati. La D.A. non era annoverata fra i componenti dell’organo deliberante, la cui costituzione era avvenuta in conformità allo Statuto del consorzio.

L.L. e Le.Lu., quali eredi di D.A.C., hanno resistito con controricorso, con il quale hanno eccepito, fra l’altro, l’inammissibilità del ricorso in difetto di impugnazione della statuizione della Corte d’appello che aveva dichiarato assorbito l’appello principale. Si sostiene inoltre che i principi giurisprudenziali, richiamati dal ricorrente, riguardano il condominio e non i consorzi di urbanizzazione, essendo in ogni caso teoricamente non sostenibile che i vizi delle deliberazioni di assemblea non possano farsi valere anche con l’opposizione a decreto ingiuntivo.

Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

E’ infondata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per la mancata impugnazione della statuizione con la quale è stato dichiarato assorbito l’appello principale. Viene in considerazione il seguente principio: “in tema di giudizio di cassazione, è inammissibile per carenza di interesse il ricorso incidentale condizionato allorché proponga censure che non sono dirette contro una statuizione della sentenza di merito, ma sono relative a questioni sulle quali il giudice di appello non si è pronunciato, ritenendole assorbite, atteso che in relazione a tali questioni manca la soccombenza che costituisce il presupposto dell’impugnazione.

Pertanto, esse possono solo essere riproposte nel giudizio di rinvio in caso di accoglimento del ricorso principale (Cass. n. 22501/2006; n. 16016/2010).

E’ altresì infondata l’eccezione con la quale le controricorrente deducono la violazione, da parte del ricorrente, dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, perché il ricorso non conterrebbe la sommaria esposizione dei fatti di causa. Il ricorso, infatti, considerato nella totalità del suo contenuto, (Cass. n. 17036/2018), consente alla Corte di avere una chiara visione della vicenda, sostanziale e processuale, in immediato coordinamento con i motivi di censura (Cass. n. 21750/2016).

E’ prioritario l’esame del secondo motivo, che è fondato e il suo accoglimento determina l’assorbimento delle censure di cui agli altri motivi.

Le Sezioni Unite di questa Corte hanno recentemente stabilito i seguenti principi: a) “In tema di condominio degli edifici, l’azione di annullamento delle delibere assembleari costituisce la regola generale, ai sensi dell’art. 1137 c.c., come modificato dalla L. n. 220 del 2012, art. 15 mentre la categoria della nullità ha un’estensione residuale ed è rinvenibile nelle seguenti ipotesi: mancanza originaria degli elementi costitutivi essenziali, impossibilità dell’oggetto in senso materiale o giuridico – quest’ultima da valutarsi in relazione al “difetto assoluto di attribuzioni” -, contenuto illecito, ossia contrario a “norme imperative” o all’ordine pubblico” o al “buon costume”. Pertanto, sono nulle le deliberazioni con le quali, a maggioranza, siano stabiliti o modificati i generali criteri di ripartizione delle spese previsti dalla legge o dalla convenzione, da valere per il futuro, trattandosi di materia che esula dalle attribuzioni dell’assemblea previste dall’art. 1135 c.c., nn. 2) e 3), mentre sono meramente annullabili le deliberazioni aventi ad oggetto la ripartizione in concreto tra i condomini delle spese relative alla gestione delle parti e dei servizi comuni adottate in violazione dei criteri generali previsti dalla legge o dalla convenzione stessi, trattandosi di deliberazioni assunte nell’esercizio di dette attribuzioni assembleari, cosicché la relativa impugnazione va proposta nel termine di decadenza previsto dall’art. 1137 c.c., comma 2″; b) “Nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di contributi condominiali, il giudice può sindacare sia la nullità dedotta dalla parte o rilevata d’ufficio della deliberazione assembleare posta a fondamento dell’ingiunzione, sia l’annullabilità di tale deliberazione, a condizione che quest’ultima sia dedotta in via d’azione, mediante apposita domanda riconvenzionale di annullamento contenuta nell’atto di citazione, ai sensi dell’art. 1137 c.c., comma 2, nel termine perentorio ivi previsto, e non in via di eccezione; ne consegue l’inammissibilità, rilevabile d’ufficio, dell’eccezione con la quale l’opponente deduca solo l’annullabilità della deliberazione assembleare posta a fondamento dell’ingiunzione senza chiedere una pronuncia di annullamento” (Cass., S.U., n. 9838/2021). Occorre poi considerare che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, l’impugnazione delle deliberazioni di un consorzio costituito da diversi condominii non è disciplinata dall’art. 2606 c.c. dal momento che il consorzio non è formato da imprenditori, ma da enti di gestione, bensì dalle disposizioni dettate in materia di condominio negli edifici, applicabili in via analogica, essendo compatibili con la struttura organizzativa e con le finalità dell’ente (Cass. n. 3725/1978). Conseguentemente, la mancata comunicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea di un consorzio atipico, di gestione di parti comuni poste al servizio di proprietà esclusive (nella specie, consorzio di urbanizzazione), ad uno dei partecipanti al consorzio, in quanto vizio del procedimento collegiale, comporta, non già la nullità, ma l’annullabilità della Delib. che, ove non impugnata nel termine di trenta giorni (dalla comunicazione per i consorziati assenti e dalla approvazione per quelli dissenzienti), è valida ed efficace nei confronti di tutti i partecipanti al consorzio, in applicazione di un indirizzo, rinvenibile nella materia delle delibere delle assemblee condominiali, cui la materia delle delibere consortili è assimilabile, ed al quale il legislatore si è uniformato anche in materia societaria, che, invertendo i principi comuni di diritto negoziale, ha assunto la generalità dei casi di contrasto con la legge od il regolamento nella categoria dell’annullabilità, rimanendo pertanto confinata la nullità assoluta in casi nominati o residuali nella elaborazione giurisprudenziale (Cass. n. 24052/2004).

In contrasto con tali principi la Corte d’appello ha riconosciuto la nullità della Delib. per il difetto di convocazione; tuttavia, non risulta essere stata proposta dalla D.A. alcuna domanda, ai sensi dell’art. 1137 c.c., comma 2, nel termine perentorio ivi previsto, volta in ipotesi ad ottenerne l’annullamento.

In accoglimento del secondo motivo, la sentenza deve essere cassata e la causa rinviata ad altra sezione della Corte d’appello di Roma, che si atterrà ai principi di cui sopra e liquiderà le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il secondo motivo; dichiara assorbiti i restanti motivi; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto; rinvia la causa ad altra sezione della Corte d’appello di Roma anche per le spese.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile della Corte suprema di cassazione, il 25 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2021

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