Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38263 del 03/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 03/12/2021, (ud. 21/10/2021, dep. 03/12/2021), n.38263

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8327-2020 proposto da:

Z.L., Z.I., Z.M., elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA DEI FALEGNAMI 73, presso lo studio dell’avvocato BENITO

FUOCO, rappresentati e difesi dall’avvocato AURELIO CAPORICCI;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5027/19/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO SEZIONE DISTACCATA di LATINA, depositata il

12/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1 L’Associazione culturale “Sora Margherita”, Z.I., Z.L. e Z.M. proponevano ricorso avanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone avverso l’avviso, notificato in data 5/12/2016, con il quale l’Agenzia delle Entrate accertava il maggior reddito per l’anno 2011 di Euro 88.088,00 ed operava una ripresa Ires, Irap e Iva.

2. La CTP accoglieva parzialmente il ricorso confermando il provvedimento impositivo nella sua oggettività ma limitando i suoi effetti solo all’associazione ritenendo le persone fisiche soci fondatori e legale rappresentante- non responsabili.

3 Sull’impugnazione proposta dall’Agenzia delle Entrate la Commissione Tributaria Regionale accoglieva l’appello rilevando, per quanto di interesse in questa sede, la sussistenza della responsabilità solidale con l’Associazione dei membri del consiglio direttivo trattandosi di obbligazioni ex lege.

4. Avverso la sentenza della CTR hanno proposto ricorso per Cassazione Z.I., Z.L. e Z.M. affidandosi ad un unico motivo. L’Agenzia delle Entrate si costituiva depositando controricorso.

5 Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio. L’Agenzia delle Entarte ha depositato memoria illustrativa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo di ricorso denunciano i contribuenti la violazione dell’art. 38 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR erroneamente ritenuto la sussistenza della responsabilità solidale di tutti i componenti del Comitato direttivo per il pagamento delle maggiori imposte accertate dall’Agenzia non avendo l’Ufficio dato prova della concreta attività svolta in nome e nell’interesse dell’Associazione e non essendo sufficiente la prova in ordine alla carica rivestita all’interno dell’ente.

2. Il motivo è fondato.

2.1 Vanno innanzitutto disattesi i motivi di inammissibilità dedotti dalla controricorrente in quanto, contrariamente a quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate, la censura contiene una circostanziata critica delle argomentazioni contenute nella sentenza basata non su una rivisitazione dei profili fattuali della controversia ma su un asserito errore di sussunzione.

2.3 Venendo al merito, secondo il consolidato orientamento di questa Corte ” in tema di associazioni non riconosciute, la responsabilità personale e solidale delle persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione, prevista dall’art. 38 c.c., in aggiunta a quella del fondo comune, è volta a contemperare l’assenza di un sistema di pubblicità legale riguardante il patrimonio dell’ente con le esigenze di tutela dei creditori, e trascende pertanto la posizione astrattamente assunta dal soggetto nell’ambito della compagine sociale, ricollegandosi ad una concreta ingerenza dell’attività dell’ente: ciò non esclude, peraltro, che per i debiti d’imposta, i quali non sorgono su base negoziale, ma “ex lege” al verificarsi del relativo presupposto, sia chiamato a rispondere solidalmente, tanto per le sanzioni pecuniarie quanto per il tributo non corrisposto, il soggetto che, in forza del ruolo rivestito, abbia diretto la complessiva gestione associativa nel periodo considerato, fermo restando che il richiamo all’effettività dell’ingerenza vale a circoscrivere la responsabilità personale del soggetto investito di cariche sociali alle sole obbligazioni sorte nel periodo di relativa investitura” (cfr. tra le tante Cass. n. 5746/2007, n. 19486/2009, n. 20485/2013n. 12473/2015 e n. 2169/2018).

2.4 Ciò premesso, nella fattispecie in esame sono stati individuati quali responsabili in solido insieme all’Associazione delle obbligazioni tributarie maturate nell’anno di imposta 2011 il Presidente e legale rappresentante dell’Associazione e i membri del consiglio direttivo.

2.3 Orbene, come di recente precisato da questa Corte, se per i debiti di imposta che non sorgono su base negoziale ma ex lege sono chiamati a rispondere solidalmente coloro che abbiano diretto la complessiva gestione associativa nel periodo di imposta considerato non vi è dubbio che “nella misura in cui la rappresentanza fiscale dell’ente spetta, per definizione, al legale rappresentante ex art. 36 c.c., è costui che assume in via principale la qualità di soggetto passivo di imposta perché su di lui gravano gli obblighi tributari. Quand’anche, pertanto, egli non si sia ingerito nell’attività dell’ente (sebbene civilisticamente non risponda delle obbligazioni assunte da altri) verso il Fisco egli resta condebitore, a meno che non dimostri di aver assolto agli adempimenti tributari di legge. In tal senso, il rappresentante legale di un’associazione non riconosciuta non può andare esente, a fini fiscali, da responsabilità solidale con l’ente semplicemente adducendo la mancata ingerenza nella concreta gestione del medesimo. Piuttosto, mette in conto valorizzare, da un lato, il principio di autonomia del diritto tributario rispetto a quello civile, dall’altro, la fonte legale dell’obbligazione tributaria, non potendosi trascurare il nucleo dei poteri attribuiti dalle disposizioni normative in subiecta materia al rappresentate fiscale: costui non solo è obbligato a redigere e presentare una dichiarazione reddituale fedele, ovvero indicando esattamente i ricavi conseguiti e le spese sopportate dall’associazione che rappresenta, non andando esente da eventuali responsabilità sanzionatorie, ma anche ad operare, se del caso, le necessarie rettifiche provvedendo, dopo la presentazione, all’emenda delle dichiarazioni fiscali presentate con dati inesatti e ad effettuare i relativi adempimenti, ivi compreso – in ultima analisi – il pagamento delle imposte” (cfr. Cass. n. 19985/2019).

2.4 Dunque, se per la figura del legale rappresentante di una associazione può giustificarsi la responsabilità solidale con l’associazione anche a prescindere da una concreta ingerenza nella gestione dell’ente, per i componenti del Consiglio direttivo va tenuto fermo il principio giurisprudenziale di cui sopra si è dato conto secondo il quale chi riveste cariche formali all’interno dell’associazione risponde solidalmente, tanto per le sanzioni pecuniarie quanto per i tributi non corrisposti ove venga dimostrato che abbia diretto la complessiva gestione associativa nel periodo di imposta considerato (v. Cass. n. 25650/2018).

2.4 La CTR non si è uniformata ai suesposti principi in quanto ha riconosciuto la responsabilità per le obbligazioni tributarie sia al Presidente e legale rappresentante dell’Associazione che ai componenti del consiglio direttivo per il solo fatto della presenza di obbligazioni ex lege.

3 Il ricorso va quindi accolto con cassazione della sentenza e rinvio della causa alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte:

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 21 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2021

 

 

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