Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38261 del 03/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 03/12/2021, (ud. 21/10/2021, dep. 03/12/2021), n.38261

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2277-2020 proposto da:

SAN RAFFAELE SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PROPERZIO 5, presso lo studio

dell’avvocato ALESSANDRO RICCIONI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato CARLO CICALA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE GENERALE, AGENZIA DELLE ENTRATE

DIREZIONE PROVINCIALE (OMISSIS) DI ROMA;

– intimate –

avverso la sentenza n. 6814/2/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 03/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. San Raffaele spa impugnava l’avviso di liquidazione, con cui l’Ufficio ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, procedeva a recuperare l’imposta proporzionale del Registro in relazione ad un atto di risoluzione consensuale di cessione del credito tra la società e Unicredit Factoring sul presupposto che l’atto risolutivo non costituiva operazione finanziaria e, dunque, non era sottoposto ad IVA.

2. La Commissione Tributaria Provinciale di Roma rigettava il ricorso.

3. Sull’impugnazione della contribuente la Commissione Regionale del Lazio, in parziale accoglimento dell’appello, riconosceva la legittimità dell’imposizione fiscale la cui base imponibile era costituita non dal valore del credito ceduto ma dall’ammontare del corrispettivo convenuto per la risoluzione. A sostegno della propria decisione i giudici di seconde cure asserivano: a) che l’atto di risoluzione non poteva usufruire della esenzione di imposta prevista dal D.L. n. 35 del 2013, art. 8, in quanto tale norma, di natura eccezionale e, quindi, di stretta interpretazione, si riferiva esclusivamente alla cessione del credito; b) che non poteva applicarsi l’imposta fissa, come sostenuto dalla ricorrente, in quanto non era stato dimostrato l’inserimento dell’atto tassato in una operazione finanziaria ed in ogni caso il suo eventuale inserimento non modificava la natura negoziale della risoluzione.

4. Avverso la sentenza della CTR ha proposto ricorso per Cassazione la contribuente. L’Agenzia delle Entrate non si è costituita.

5. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo la contribuente denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 3, comma 2, n. 3, del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 28 e 40, in relazione all’art. 360 c.p.c., commi 1 e 3; si sostiene che la CTR abbia errato nel non ricomprendere tra gli atti inseriti in operazioni finanziarie, assoggettate ad IVA sia pur in regime di esenzione, anche la retrocessione di crediti in quanto tali atti sono strettamente funzionali al sottostante contratto di factoring.

2, Il motivo di ricorso è fondato.

2.1 Conviene riepilogare il quadro normativo di riferimento alla fattispecie posta all’attenzione di questa Corte.

2.2 Il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 40, comma 1, stabilisce che “per gli atti soggetti a cessione di beni e prestazioni di servizi soggetti all’imposta sul valore aggiunto l’imposta si applica in misura fissa”.

2.3 Viene sancito il principio della alternatività tra l’imposta del registro proporzionale e l’IVA che riguarda tutte le operazioni che rientrano nel campo di applicazione dell’IVA e, quindi, come chiarito nella seconda parte della disposizione, non solo per le operazioni imponibili ma anche per quelle che godono di esenzione.

2.4 Tra le operazioni non assoggettate ad IVA, per carenza di elemento oggettivo, vi sono, D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 2, comma 2, lett. c), “le cessioni che hanno ad oggetto denaro o crediti in denaro”.

2.5 Il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 3, comma 2, n. 3), recante norme sulle “prestazioni di servizi” dispone che “costituiscono inoltre prestazioni di servizio.. se effettuate verso corrispettivo.. i prestiti di denaro e di titoli non rappresentativi di merce comprese le operazioni finanziarie mediante la negoziazione, anche a titolo di cessione pro soluto, di crediti cambiali o assegni”.

2.6 Il citato D.P.R., art. 10, comma 1, n. 1, infine, esenta dall’imposta IVA tra l’altro, “le prestazioni di servizi concernenti la negoziazione dei crediti”.

2.7 Fornite le coordinate normative diventa dirimente accertare la nozione di operazione finanziaria correlata agli atti negoziali aventi ad oggetto crediti.

2.8 Viene, quindi, in rilevo la figura contrattuale del factoring che nella prassi commerciale presenta una serie di varianti e clausole differenziate in relazione alle particolari esigenze dei contraenti, ma il suo nucleo fondamentale e costante è costituito da un accordo complesso in forza del quale un’impresa specializzata, il factor, si obbliga ad acquistare (pro soluto o pro solvendo), per un periodo di tempo determinato e rinnovabile salvo preavviso, la totalità o parte dei crediti di cui un imprenditore è o diventerà titolare; il factor paga i crediti ceduti secondo il loro importo nominale decurtato di una commissione che costituisce il corrispettivo dell’attività da esso prestata o, talvolta, si stabilisce che al cedente il factor conceda delle anticipazioni sui crediti ceduti, nel qual caso al factor spetteranno, oltre alla commissione, anche gli interessi sulle somme anticipate (Cass. 18 gennaio 2001, n. 684; Cass. 24 giugno 2003, n. 10004; Cass. 27 agosto 2004, n. 17116; Cass. 8 febbraio 2007, n. 2746, 7 giugno 2017 n. 16850).

2.9 Al riguardo la giurisprudenza Europea (Corte di Giustizia 26 giugno 2003 causa C-305/01,) e la prassi (ris. Agenzia delle Entrate 11 marzo 2011 n. 32 e 17 novembre 2004 n. 139), hanno fornito importanti elementi indicando il trattamento riservato al factoring e all’attività di recupero dei crediti. In particolare è stato chiarito che le cessioni di credito in blocco dei crediti commerciali rientrano nel campo di applicazione dell’Iva, sia pur in esenzione allorquando il cedente è mosso dalla finalità di ottenere un finanziamento (inclusa la monetizzazione dei propri crediti). Nel factoring, secondo l’Agenzia delle Entrate, il citato scopo sussiste, perché l’impresa corrisponde una “commissione” con natura sostanziale di interesse.

2.10 Anche la giurisprudenza di questa Corte ha evidenziato che sia nel factoring in senso proprio (dove la cessione dei crediti è pro soluto) sia in quello improprio (con cessione di crediti pro solvendo) è senz’altro ravvisabile una prestazione di servizi imponibile ai fini dell’iva: il servizio prestato dal factor consiste nel sollevare il cedente dalle operazioni di recupero dei crediti e dal rischio di mancato pagamento di essi operazione di finanziamento contro cessione pro solvendo dei crediti, simile appunto allo sconto.(cfr. Cass. n. 27648 del 2020)

2.11 Nella fattispecie, come si desume chiaramente dal tenore delle premesse dell’atto riprodotto per estratto nel ricorso, la risoluzione consensuale della cessione del credito sottoposta a tassazione, si inserisce all’interno del rapporto di factoring tra le società San Raffaele spa e Unicredit Factoring spa avente ad oggetto i crediti vantati dalla società nei confronti dell’azienda Sanitaria Asl Roma (OMISSIS).

Gli effetti dell’atto risolutivo sono quelli della retrocessione dei crediti precedentemente ceduti in forza del contratto di factoring; operazione da assimilarsi ad una “negoziazione di crediti” collegata alla causa di finanziamento sottesa al contratto di factoring.

2.12 Ne consegue che, dal punto di vista del trattamento fiscale, trova applicazione il regime di cui al combinato disposto del D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 2, comma 2, lett. c), e art. 10, comma 1, n. 1, (operazione assoggettata ad IVA) con conseguente operatività del principio di alternatività IVA/Registro e tassazione in misura fissa e non proporzionale.

3. In accoglimento del ricorso la sentenza va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione anche in ordine alla regolamentazione delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 21 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2021

 

 

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