Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38260 del 03/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 03/12/2021, (ud. 19/10/2021, dep. 03/12/2021), n.38260

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1662-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

P.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COLA DI

RIENZO 212, presso lo studio dell’avvocato LEONARDO BRASCA, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3274/7/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 29/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 19/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. P.L. impugnava davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma l’avviso, notificato in data (OMISSIS), con il quale l’Agenzia delle Entrate liquidava d’ufficio l’imposta di successione di D.R., deceduta il (OMISSIS), calcolata sulla base della dichiarazione dell’erede.

2. La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso.

3. La sentenza veniva impugnata dall’Agenzia delle Entrate e la Commissione Tributaria Regionale del Lazio rigettava l’appello rilevando che nel procedere alla liquidazione dell’imposta di successione l’Ufficio non aveva tenuto conto delle dichiarazioni integrative della contribuente, attestanti l’esistenza di passività per Euro 521.380,00, che, sia pur tardive rispetto all’apertura della successione, erano tempestive rispetto all’accertamento d’ufficio

4. Avverso la sentenza della CTR ha proposto ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate sulla base di un unico motivo. La contribuente si è costituita depositando controricorso.

5. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio. La contribuente ha depositato memoria adesiva alla proposta.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con l’unico motivo l’Agenzia delle Entrate denuncia la violazione dell’art. 100 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, e all’art. 382 c.p.c., si sostiene che la CTR non abbia rilevato la carenza di interesse della contribuente alla impugnazione dell’avviso di liquidazione oggetto del presente giudizio alla luce del fatto che l’Ufficio aveva provveduto sulle dichiarazioni successivamente presentate dall’erede, riducendo l’ammontare delle esposte passività, sicché il rapporto giuridico complessivo sarebbe regolamentato da due avvisi emessi in momenti diversi e la contribuente avrebbe dovuto far valere le doglianze sul valore complessivo dell’asse ereditario impugnando il secondo avviso.

2. Il motivo è inammissibile in quanto privo di specificità ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6.

2.1 E’ pacifico che l’Ufficio abbia proceduto, con atto notificato in data (OMISSIS), alla liquidazione dell’imposta principale di successione di D.R., deceduta il (OMISSIS), sulla base imponibile data dai valori delle attività di Euro 919.977,66 indicati nella prima dichiarazione presentata in data (OMISSIS); è altrettanto incontestato che, prima che l’Ufficio avesse proceduto alla liquidazione dell’imposta, erano state presentate, in data (OMISSIS) e (OMISSIS), due dichiarazioni integrative che esponevano passività per complessive Euro 521.386,00.

2.2 Orbene, secondo il combinato disposto di cui al D.Lgs. n. 346 del 1990, artt. 3327,28 e 31, l’Ufficio nel procedere alla liquidazione dell’imposta principale avrebbe dovuto dare contezza anche delle passività, indicate nelle dichiarazioni integrative che, se pur tardivamente presentate rispetto ai termini previsti dal citato D.Lgs., art. 31, sono intervenute prima dell’accertamento d’ufficio.

2.3 Sostiene la ricorrente di aver provveduto ad emettere due ulteriori avvisi, non oggetto di impugnazione, con il quale l’Ufficio avrebbe disconosciuto gran parte dei debiti rappresentati nelle dichiarazioni integrative; tale circostanza avrebbe determinato il venir meno dell’interesse ad agire di P.L. in quanto, sempre a dire della difesa erariale, la stessa avrebbe dovuto indirizzare le proprie contestazioni impugnando i due successivi avvisi.

2.4 Ciò premesso, per costante affermazione di questa Corte, qualora oggetto del giudizio è il mancato esame o la non corretta interpretazione di un atto amministrativo è necessario, a pena di inammissibilità, che il ricorso riporti testualmente i passi della motivazione di detto avviso che si assumono erroneamente interpretati o pretermessi dal giudice di merito, al fine di consentire alla Corte di cassazione di esprimere il suo giudizio in proposito esclusivamente in base al ricorso medesimo (Cass., sez. 5, 28/06/2017, n. 16147; Cass., sez. 5, 13/02/2015, n. 2928).

2.5 Nella fattispecie non solo gli asseriti avvisi non sono stati né versati in atti, né riprodotti nel ricorso, ma non se ne conoscono neanche gli estremi, il contenuto e la data di notifica.

3. Va quindi dichiarata l’inammissibilità del ricorso.

4. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

5. Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. n. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, (Cass. Sez. 6 – Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016).

P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso.

Condanna l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 6.500,00 per compensi, Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfettario, ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2021

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