Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38246 del 03/12/2021

Cassazione civile sez. II, 03/12/2021, (ud. 11/05/2021, dep. 03/12/2021), n.38246

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERTUZZI Mario – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21410/2016 proposto da:

CONDOMINIO (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma, Via Marianna

Dionigi, 29, presso lo studio dell’avvocato Ernesto Aliberti,

rappresentato e difeso dall’avvocato Maurizio Salari;

– ricorrente –

contro

A.B.I.M. COSTRUZIONI GENERALI SRL, rappresentata e difesa

dall’avvocato Stefano Mariconda, con studio in Napoli via A. Diaz n.

8;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2471/2016 della Corte d’appello di Napoli,

depositata il 20/06/2016 e notificata il 20/6/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

11/05/2021 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– il Condominio (OMISSIS) impugna per cassazione la sentenza della Corte d’appello di Napoli che, in accoglimento del gravame proposto dalla società A.B.I.M. Costruzioni s.r.l. (d’ora in poi solo ABIM), ha respinto l’opposizione proposta nei confronti del decreto ingiuntivo richiesto dalla ABIM per il pagamento di Euro 20.315,45 oltre interessi e spese a titolo di compenso dei lavori oggetto del contratto d’appalto stipulato il 3 giugno 1999 tra il Condominio e la ditta M.G., in proprio e quale mandataria della A.T.I. costituita tra la ditta G.M. Paracucchi di (OMISSIS), la COAP Generali s.r.l. di (OMISSIS) e l’A.B.I.M. Costruzioni Generali s.r.l. di (OMISSIS);

– la corte territoriale ha riformato la decisione di primo grado che aveva accolto l’eccezione di difetto di legittimazione dell’ABIM sollevata dal Condominio ritenendo che con il contratto costitutivo dell’ATI era stata conferita irrevocabilmente la rappresentanza processuale esclusiva all’impresa mandataria M.G.;

-diversamente opinando, la corte napoletana ha ritenuto infondata l’eccezione preliminare di incompetenza territoriale e, nel merito, ha osservato come la Delib. 4 giugno 2002 intervenuta fra le medesime imprese costituenti l’ATI aveva disciplinato lo scioglimento dell’associazione per intervenuto raggiungimento dello scopo, stabilito che gli importi ancora dovuti a saldo dal Condominio dovessero essere ripartiti fra la società A.B.I.M. e la C.O.A.P. Costruzioni Generali s.r.l. e disposto che la mandataria quale capogruppo era esonerata e priva di poteri per qualsiasi azione relativa al contratto di appalto con il condominio in quanto l’ATI è estinta (cfr. pag. 5 della sentenza);

– inoltre la corte territoriale ha riconosciuto l’importo richiesto nel decreto ingiuntivo escludendo la previsione dello sconto allegato dall’opponente poiché tale previsione, presente nel preventivo, era poi stato esclusa nel contratto sottoscritto tra le parti perché, come allegato dalla creditrice oppostale parti avevano concordato che per l’intero prezzo di esecuzione del contratto senza sconto l’ATI avrebbe eseguito anche ulteriori lavori extracontrattuali, non indicati nella contabilità finale in quanto non suscettibili del finanziamento pubblico concesso per i lavori di riparazione e miglioramento sismico;

– la cassazione della sentenza impugnata è chiesta dal Condominio sulla base di due motivi, illustrati da memoria, cui resiste con controricorso la società A.B.I.M..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, l’omesso esame di un fatto decisivo e relative all’eccepito difetto di legittimazione attiva, per non avere la corte territoriale considerato che al momento dell’instaurazione del procedimento non era avvenuto lo scioglimento della ATI;

– il motivo è infondato perché quando si è determinata la pendenza della lite ai sensi dell’art. 643 c.p.c., comma 3, con la notifica in data 13 luglio 2002 del decreto ingiuntivo (emesso il 14 giugno 2002), era già intervenuta la Delib. 4 giugno 2002, ed era anche già stata notificata all’amministratore del Condominio in data 12 giugno 2002 (cfr. pag. 3 del controricorso e non contestate neppure nella memoria illustrativa del Condominio ricorrente);

– con il secondo motivo si deduce in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per avere la corte negato lo sconto del 10% così omettendo la valutazione di elementi decisivi e di regole di esperienza in relazione agli artt. 26972727 c.c.;

– assume parte ricorrente che la corte d’appello aveva omesso di considerare che nel contratto d’appalto tra i documenti richiamati vi era anche il preventivo dell’impresa nel quale lo sconto era specificamente indicato;

– la censura è infondata;

– diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, la corte territoriale ha considerato il preventivo nel quale era indicato lo stesso motivatamente escludendo che lo stesso potesse integrare il contenuto del contratto che nulla prevedeva in proposito, essendo esso richiamato dall’art. 1 del medesimo contratto solo ai fini della individuazione dell’oggetto del contratto (e non del prezzo) come indicato nella rubrica dell’articolo;

– la corte napoletana ha, inoltre, verificato l’effettiva previsione di un accordo su lavori extracontratto come sostenuto dall’ABIM, sicché la censura è destituita di fondamento;

– il ricorso è dunque destinato al rigetto, e, in applicazione del principio della soccombenza, il ricorrente è condannato alla rifusione delle spese di lite a favore della controricorrente nella misura liquidata in dispositivo;

– sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese di lite a favore della controricorrente e liquidate in Euro 2935,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso spese generali ed oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 11 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2021

 

 

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