Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38238 del 03/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 03/12/2021, (ud. 05/10/2021, dep. 03/12/2021), n.38238

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 3660 del ruolo generale dell’anno

2020, proposto da:

P.D., (C.F.: (OMISSIS)) avvocato costituito personalmente

ai sensi dell’art. 86 c.p.c.;

– ricorrente –

nei confronti di:

B.M., (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e difeso dall’avvocato

Elisa Stevenazzi, (C.F.: STVLSE74L44F704H);

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza del Tribunale di Milano n.

11291/2019, pubblicata in data 5 dicembre 2019 (e che si assume

notificata in data 6 dicembre 2019);

udita la relazione sulla causa svolta nella Camera di consiglio in

data 5 ottobre 2021 dal consigliere Augusto Tatangelo.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

P.D. ha proposto opposizione avverso un atto di precetto notificatogli da B.M..

L’opposizione, qualificata come opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., è stata rigettata dal Tribunale di Milano.

Ricorre il P., sulla base di un unico motivo.

Resiste con controricorso il B..

E’ stata disposta la trattazione in Camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375,376 e 380 bis c.p.c., in quanto il relatore ha ritenuto che il ricorso fosse destinato ad essere dichiarato manifestamente infondato.

E’ stata quindi fissata con decreto l’adunanza della Corte, e il decreto è stato notificato alle parti con l’indicazione della proposta.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo del ricorso si denunzia “Violazione dell’art. 91 c.p.c., e del D.M. n. 155 del 2014. Liquidazione dei compensi generica e riconosciuta anche per la fase conclusiva”.

Il ricorrente sostiene che la liquidazione delle spese processuali operata dal Tribunale non sarebbe sufficientemente specifica e non consentirebbe quindi di contestare la relativa quantificazione. Inoltre, sostiene che sarebbe stato illegittimamente riconosciuto, alla controparte vittoriosa nel merito il compenso anche per la fase conclusiva del procedimento, mentre lo stesso non potrebbe ritenersi dovuto, avendo l’opposto depositato la comparsa conclusionale tardivamente. Il ricorso è manifestamente infondato.

La liquidazione delle spese processuali è stata effettuata in modo sufficientemente specifico, avendo avuto il Tribunale cura di precisare che erano stati utilizzati i valori medi dei parametri di tariffa “previsti dal D.M. n. 55 del 2014, per i giudizi di cognizione innanzi al Tribunale di valore sino ad Euro 26.000,00”, “ridotti della metà (in considerazione della limitata attività svolta dalle parti)”.

Del resto, lo stesso ricorrente ricostruisce agevolmente, nel ricorso, le componenti di detta liquidazione, in relazione alle varie voci della tariffa, corrispondenti alle varie attività processuali svolte.

Per quanto riguarda la contestazione del compenso per la “fase conclusiva”, si tratta della voce che nella tariffa è in realtà riferita alla “fase decisionale” del giudizio ed il cui riconoscimento di certo non può ritenersi subordinato – come pare sostenere il ricorrente – al mero deposito tempestivo degli scritti conclusionali, avendo essa invece ad oggetto, in generale, l’attività di assistenza del cliente nell’intera fase della decisione della causa, che nella specie ha senz’altro avuto luogo. Basti considerare in proposito che il D.M. n. 55 del 2014, art. 4, comma 5, lett. d), definisce espressamente la fase decisionale come segue: “le precisazioni delle conclusioni e l’esame di quelle delle altre parti, le memorie, illustrative o conclusionali anche in replica, compreso il loro deposito ed esame, la discussione orale, sia in Camera di consiglio che in udienza pubblica, le note illustrative accessorie a quest’ultima, la redazione e il deposito delle note spese, l’esame e la registrazione o pubblicazione del provvedimento conclusivo del giudizio, comprese le richieste di copie al cancelliere, il ritiro del fascicolo, l’iscrizione di ipoteca giudiziale del provvedimento conclusivo stesso; il giudice, nella liquidazione della fase, tiene conto, in ogni caso, di tutte le attività successive alla decisione e che non rientrano, in particolare, nella fase di cui alla lettera e)”.

2. Il ricorso è rigettato.

Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo.

Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012 n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte:

– rigetta il ricorso;

– condanna il ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 1.500,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese generali ed accessori di legge.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso (se dovuto e nei limiti in cui lo stesso sia dovuto), a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2021

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