Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3823 del 16/02/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 3823 Anno 2018
Presidente: STALLA GIACOMO MARIA
Relatore: DELLI PRISCOLI LORENZO

ORDINANZA ir -M.:-.1’UT(5 RIM
sul ricorso 15132-2013 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI

12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente contro
ROSI
2018

LUIGI,

BUTTITTA

VALENTINA,

elettivamente

domiciliati in ROMA VIA FRANCESCO DE SANCTIS 4, presso
lo studio dell’avvocato FABIO FRANCO, che li
rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIUSEPPE
TENCHINI;

controricorrenti

avverso la sentenza n. 59/20]2 della U:OMM.TRIB.REG. di

Data pubblicazione: 16/02/2018

FIRENZE, depositata il 22/12/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 23/01/2018 dal Consigliere Dott. LORENZO
DELLI PRISCOLI;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in
persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ricorso.

STEFANO VISONA’ che ha chiesto l’accoglimento del

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FATTI DI CAUSA
Rilevato che con atto registrato il 21 luglio 2006 i coniugi Luigi
Bosi e Valentina Buttitta acquistavano dalla società “Immobiliare La
Precisa” s.r.l. un fabbricato ad uso civile abitazione nel comune di
Pietrasanta assoggettata dalla società venditrice ad IVA con l’aliquota
al 4%, prevista per l’acquisto delle abitazioni non di lusso da adibire
a prima casa da parte degli acquirenti;

avviso di liquidazione e irrogazione di sanzioni con il quale contestava
la decadenza della sopra citata agevolazione IVA dal momento che la
suddetta abitazione avrebbe presentato i requisiti delle abitazioni di
lusso, ai sensi dell’art. 5 del D.M. 2 agosto 1969 n. 1072 del Ministero
dei Lavori Pubblici – secondo il quale «sono considerate abitazioni di
lusso…. le case composte di uno o più vani costituenti unico alloggio
padronale avente superficie utile complessiva superiore a mq. 200
(esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto
macchine) ed aventi come pertinenza un’area scoperta della
superficie di oltre sei volte l’area coperta» – perché dotato di una
superficie di 239 mq e di un’area scoperta superiore di oltre sei volte
l’area coperta, in quanto, diversamente da quanto fatto dai
contribuenti, avrebbero dovuto essere anche conteggiati, ai fini del
calcolo della complessiva superficie, anche i locali accatastati come
“soffitta” e “seminterrato”, in quanto rifiniti “al civile”;
che inoltre l’Agenzia del Territorio notificava ai coniugi un avviso
di accertamento catastale con il quale modificava il classamento
dell’immobile a seguito della rettifica in aumento dei vani abitabili
catastalmente rilevanti;
che i coniugi proponevano ricorso avverso tali avvisi eccependone
l’illegittimità perché soffitta e seminterrato erano locali privi delle
caratteristiche necessarie per essere considerati come locali di

Ric.n.rg. 15132 del 2013 – Adunanza in cam.cons. del 23 gennaio 2018

che il 4 luglio 2008 l’Agenzia delle entrate notificava ai coniugi un

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abitazione (in particolare perché entrambi i locali presentavano
un’altezza media inferiore a metri 2,70) e perché il pur elevato grado
di finitura di tali ambienti non avrebbe potuto incidere su tale
qualifica;
che la Commissione Tributaria Provinciale di Lucca, con sentenza
n. 33/05/2010 riuniva tali ricorsi e li accoglieva, ritenendo che per la
qualificazione dell’abitazione con caratteristiche di lusso dovesse farsi

che avverso detta decisione proponevano appello l’Agenzia delle
entrate e l’Agenzia del Territorio ritenendo che i locali in questione
dovessero essere qualificati come mansarda e taverna e che dovesse
farsi riferimento solo all’effettiva destinazione di tali locali ad
abitazione come previsto dalla comune accezione dei termini;
che la Commissione Tributaria Regionale della Toscana, con
sentenza n. 59 del 21 dicembre 2012, riuniva i suddetti ricorsi e li
rigettava, attribuendo rilevanza alla non abitabilità dei locali in
questione in relazione alla loro altezza media inferiore a 2,70 metri e
affermando che l’Agenzia non aveva dato prova adeguata che il grado
di finitura dei locali fosse già presente al momento della stipula del
contratto di compravendita;
che l’Agenzia delle Entrate, premesso di aver incorporato l’Agenzia
del Territorio e di aver assunto le relative funzioni, proponeva ricorso
affidato a tre motivi e che i contribuente si costituivano con
controricorso;
RAGIONI DELLA DECISIONE
Considerato che con il primo motivo d’impugnazione, in relazione
all’art. 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, la ricorrente Agenzia delle
entrate deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 44, 45, 46
del d.P.R. 1° dicembre 1949, n. 1142, che disciplinano la
determinazione della consistenza delle unità immobiliari;

Ric.n.rg. 15132 del 2013 – Adunanza in cam.cons. del 23 gennaio 2018

riferimento alle caratteristiche prescritte per l’abitabilità;

che in particolare l’art. 45 cit. assumerebbe come criterio di
riferimento il “vano utile” e che i locali contestati sono posti al primo
piano e al piano seminterrato dell’unità abitativa dei contribuenti, con
luce diretta e con rifiniture al civile;
che con il secondo motivo d’impugnazione, in relazione all’art.
360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, la ricorrente Agenzia delle entrate
deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 6 ss. del d.P.R. 1°

n. 1072, in quanto dette norme catastali mirerebbero ad attribuire
agli immobili urbani un classamento ed una correlata rendita e
sarebbero autonome rispetto a quelle del D.M. citato, le cui
disposizioni individuerebbero le caratteristiche delle abitazioni di lusso
rilevanti per l’esclusioni di determinate agevolazioni fiscali, tanto che
il concetto di “abitabilità”, pur rilevante sotto il profilo urbanistico,
rimarrebbe estraneo ai fini della considerazione di un vano catastale
come vano principale;
che peraltro il concetto urbanistico di “abitabilità” sarebbe
irrilevante altresì ai fini del calcolo della superficie utile ex art. 5 del
D.M. cit., mentre rileverebbe invece il diverso concetto di “utilità”;
che con il terzo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360
cod. proc. civ., comma 1, n. 5, la ricorrente Agenzia delle entrate
deduce insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine ad un
fatto controverso e decisivo per il giudizio in quanto la sentenza
impugnata confonderebbe gli accertamenti fatti dall’Ufficio di Lucca e
oggetto di due distinti atti ossia la relazione di stima con cui è stata
riscontrata l’esistenza delle caratteristiche di lusso dell’abitazione e
l’avviso di classa mento con cui l’Ufficio ha notificato ai contribuenti la
rendita catastale modificata in conseguenza della determinazione
della nuova consistenza;

Ric.n.rg. 15132 del 2013 — Adunanza in cam.cons. del 23 gennaio 2018

dicembre 1949, n. 1142, nonché dell’art. 5 del D.M. 2 agosto 1969,

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che i coniugi contribuenti si sono costituiti eccependo la
formazione di un giudicato interno relativamente alla non adeguata
dimostrazione da parte dell’Agenzia delle entrate che il grado finitura
dei locali fosse già presente al momento della stipula del contratto di
compravendita;
che il primo motivo di ricorso non sarebbe ammissibile per difetto
di autosufficienza in quanto non sarebbe stata trascritta la perizia

che i primi due motivi di ricorso sarebbero comunque infondati in
quanto, anche ai fini dell’attribuzione del classa mento e della rendita
catastale, la “superficie utile” rilevante ai fini della configurabilità o
meno di un’abitazione come lussuosa dipenderebbe dall’abitabilità dei
singoli locali da verificare sulla base delle disposizioni urbanistiche e
non quello di finitura dei diversi ambienti, che creerebbe un margine
di discrezionalità inaccettabile in capo all’ente impositore;
che il terzo motivo di ricorso sarebbe inammissibile in quanto si
dedurrebbe un vizio ex art. 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 5 che
sarebbe applicabile al processo tributario e si lamenterebbe l’omessa
motivazione su un elemento fattuale decisivo per la controversia
mentre avrebbe dovuto farsi riferimento al vizio di cui all’art. 360 cod.
proc. civ., comma 1, n. 4, per difetto totale della motivazione della
sentenza circa l’illegittimità dell’atto di classa mento oggetto di causa;
che in ogni caso la causa non potrebbe essere decisa nel merito
perché i contribuenti, in appello, avevano eccepito, in via gradata,
l’illegittimità della sanzione irrogata;
che la Procura Generale, con conclusioni scritte depositate in data
2 gennaio 2018, concludeva per l’accoglimento del ricorso, da un lato
rilevando l’esistenza di una giurisprudenza di legittimità tesa ad
attribuire rilevanza all’utilità dei locali per “il padrone” a prescindere
dalla loro abitabilità in senso giuridico, e dall’altro affermando

Ric.n.rg. 15132 del 2013 – Adunanza in cam.cons. del 23 gennaio 2018

rr

relativa all’immobile;

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l’irrelevanza del più o meno elevato livello delle finiture dei locali
stessi;
ritenuto che la Corte non è in condizione di procedere all’esame
del merito del ricorso;
che si evince infatti, dalla decisione impugnata, che è stata
parte dei giudizi di merito celebrati innanzi alla Commissione
Tributaria Provinciale di Lucca e a quella Regionale della Toscana

secondo grado, essere in liquidazione), che aveva dapprima, in primo
grado, anch’essa proposto separata impugnazione, con procedura poi
riunita in primo grado, avverso l’avviso di accertamento;
che il ricorrente non risulta però averle notificato l’atto
introduttivo del giudizio di legittimità;
Che occorre pertanto ordinare l’integrazione del contradditorio
in favore di La Precisa s.r.I., nel termine indicato in dispositivo.
PQM
La Corte dispone l’integrazione del contraddittorio in favore di
Immobiliare La Precisa s.r.I., a cura del ricorrente, entro il termine di
novanta giorni dalla comunicazione della presente ordinanza.
Dispone il rinvio a nuovo ruolo del giudizio.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di sua competenza.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione
tributaria della Corte di Cassazione, il 23 gennaio 218.
Il Presid

anche l’Immobiliare La Precisa s.r.l. (che risulta, dalla sentenza di

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