Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38228 del 03/12/2021

Cassazione civile sez. II, 03/12/2021, (ud. 13/07/2021, dep. 03/12/2021), n.38228

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30664/2018 proposto da:

D.T.M., elettivamente domiciliato in Venezia, San Marco

3895, presso lo studio dell’avv.to FRANCESCA SCARPA che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI VENEZIA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA B.

TORTOLINI 34, presso lo studio dell’avvocato NICOLO’ PAOLETTI, che

lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati ANTONIO IANNOTTA,

MAURIZIO BALLARIN, NICOLETTA ONGARO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1437/2018 del TRIBUNALE di VENEZIA, depositata

il 19/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/07/2021 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE;

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La ditta individuale T.M. proponeva opposizione innanzi al giudice di pace di Venezia avverso l’ordinanza ingiunzione n. 5086/2014 emessa dal Comune di Venezia in data 23 giugno 2015 relativa al verbale n. 71691 del 19 luglio 2014 con cui veniva ingiunto il pagamento della somma complessiva di Euro 304,27 per la violazione dell’art. 2, comma 1, del regolamento della circolazione acquea, sanzionato al D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 7 bis, comma 1, e dall’art. 10, comma 8, del regolamento di attuazione della L.R. n. 63 del 1993, sanzionato dalla L.R. n. 63 del 1993, art. 43, comma 1, lett. c). In sostanza gli illeciti consistevano nell’aver superato il limite massimo di velocità e di non aver esposto la bandiera rigida di colore giallo prevista per il servizio taxi. L’infrazione era stata accertata con il sistema automatico di rilevamento di controllo e gestione denominato ARGOS, installato presso la sezione controllo moto ondoso sito nell’isola del (OMISSIS).

2. Il giudice di pace di Venezia in accoglimento del ricorso annullava il verbale e l’ordinanza ingiunzione, con compensazione integrale delle spese.

3. Il Comune di Venezia proponeva appello.

3.1 Si costituiva D.T.M..

4. Il Tribunale di Venezia accoglieva l’impugnazione.

5. Secondo il Tribunale, nel caso di specie, non poteva applicarsi

la normativa in materia di violazione al codice della strada, trattandosi di infrazioni alla circolazione acquatica o nautica e dovendo trovare applicazione la L. n. 689 del 1981, art. 13. In ogni caso a prescindere dall’applicabilità della sentenza della Corte Costituzionale sull’obbligo di taratura degli apparecchi rilevatori della velocità, il Tribunale osservava che il sistema ARGOS era stato collaudato il 30 marzo 2012 ed era stato oggetto di verifiche quantomeno annuali di funzionalità periodica e di calibrazione in data 30 agosto 2013, 24 aprile 2014, 15 ottobre 2014, 2 settembre 2015 e 28 gennaio 2016, pertanto si trattava di un’apparecchiatura dotata di un elevato grado di attendibilità.

Inoltre, doveva trovare accoglimento il motivo di appello relativo all’omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c., rispetto alla violazione dell’art. 10, comma 8, del regolamento comunale di attuazione alla L.R. n. 63 del 1993, circa la mancata esposizione sulla coperta di prua della bandierina rigida di colore giallo prevista per il servizio taxi. Dalla documentazione fotografica allegata agli atti, infatti, si evinceva che la bandierina era stata apposta all’interno del parabrezza e non, come prescritto dalla norma, inalberata sulla coperta di prua su apposita asta.

6. D.TIOZZO M. ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di due motivi.

7. Il Comune di Venezia si è costituito con controricorso.

8. Entrambe le parti con memoria depositata in prossimità dell’udienza hanno insistito nelle rispettive richieste.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso è così rubricato: violazione di norme di diritto in relazione al capo di sentenza che ha confermato l’ordinanza impugnata, ravvisando la legittimità della strumentazione ARGOS utilizzata per l’accertamento della velocità nelle acque della laguna di Venezia, omesso esame di fatto decisivo circa la necessaria taratura dello strumento impiegato.

Il giudice dell’appello ha ritenuto il sistema ARGOS omologato, collaudato e tarato sulla base della documentazione agli atti. L’amministrazione avrebbe prodotto tardivamente la documentazione sub 9 e 10. Secondo il ricorrente sulla base della restante documentazione non sarebbe stata provata la taratura dell’apparecchio.

1.2 Il primo motivo di ricorso è in parte inammissibile in parte infondato.

Occorre premettere che: “in materia di ricorso per cassazione, il fatto che un singolo motivo sia articolato in più profili di doglianza, ciascuno dei quali avrebbe potuto essere prospettato come un autonomo motivo, non costituisce, di per sé, ragione d’inammissibilità dell’impugnazione, dovendosi ritenere sufficiente, ai fini dell’ammissibilità del ricorso, che la sua formulazione permetta di cogliere con chiarezza le doglianze prospettate onde consentirne, se necessario, l’esame separato esattamente negli stessi termini in cui lo si sarebbe potuto fare se esse fossero state articolate in motivi diversi, singolarmente numerati” (Sez. U, Sent. n. 9100 del 2015).

1.3 La censura sull’obbligo di sottoposizione a verifica periodica di funzionalità dell’apparecchio ARGOS è infondata.

Il ricorrente non coglie esattamente la ratio posta a base della decisione del Giudice del merito. Tale ratio è correttamente incentrata sulla sussistenza della prova dell’effettuazione di verifiche periodiche di funzionalità della strumentazione utilizzata per il rilevamento velocità e sull’attendibilità della prova circa il suo corretto funzionamento.

La circolazione nella laguna veneta è disciplinata dal regolamento per il coordinamento della navigazione locale nella laguna oltre che dal codice della navigazione e dai relativi regolamenti di attuazione. L’art. 39 del suddetto regolamento prevede che per la determinazione e l’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le registrazioni del sistema di rilevamento e controllo della navigazione lagunare effettuate presso i posti di controllo delle forze di Polizia della navigazione.

Ciò premesso, deve evidenziarsi che, nella specie non rileva l’applicabilità o meno della disciplina del codice della strada, quanto piuttosto il principio di carattere generale stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 113 del 2015 secondo cui ogni apparecchiatura di accertamento deve essere periodicamente controllata e tarata. La validità di tale generale principio, infatti, non viene meno per effetto della circostanza che in ipotesi si verta in tema di circolazione acquatica e non stradale (Sez. 2, Ord. n. 17454 del 2020).

Secondo il Tribunale, l’amministrazione comunale ha dimostrato di avere sottoposto il sistema di rilevamento Argos a verifiche periodiche di funzionalità, e ha ritenuto sufficientemente attendibile l’accertamento circa il superamento del limite di velocità attestato con il verbale. In particolare, il Tribunale ha dedotto l’attendibilità dell’accertamento dalla prova fornita dall’amministrazione circa la sottoposizione a collaudo e a controlli periodici di funzionalità dell’apparecchio rilevatore, controlli effettuati il 30 agosto 2013 e il 24 aprile 2014 (poco prima dell’accertamento delle infrazioni a carico del ricorrente rilevate in data 19 luglio 2014) e poi ripetuti anche successivamente, il 15 ottobre 2014 e il 2 settembre 2015.

Nella sentenza impugnata si legge che la prova del collaudo e delle verifiche di funzionalità periodica e di calibrazione della velocità emergevano dai documenti 7 e 8 del fascicolo di appello, già documenti 4 e 5 del fascicolo di primo grado e dal documento 9 del fascicolo di appello. A tal proposito deve evidenziarsi l’inammissibilità della censura relativa alla tardività dei documenti 9 e 10 prodotti in appello. Infatti, come indicato dallo stesso ricorrente nel motivo di ricorso, la prova della verifica della calibrazione della velocità avvenuta il 24 aprile 2014, a ridosso del rilevamento, risultava dal documento 5 prodotto in primo grado, sicché il documento 9 risulta irrilevante ai fini della decisione.

In ogni caso deve ribadirsi che in tema di opposizione a sanzione amministrativa, grava sull’amministrazione opponente l’onere di provare gli elementi costitutivi dell’illecito, ma la sua inerzia processuale non determina l’automatico accertamento dell’infondatezza della trasgressione, in quanto il giudice, chiamato alla ricostruzione dell’intero rapporto sanzionatorio e non soltanto alla valutazione di legittimità del provvedimento irrogativo della sanzione, può sopperirvi sia valutando i documenti già acquisiti sia disponendo d’ufficio i mezzi di prova ritenuti necessari.

1.4 Quanto all’ulteriore censura di mancanza di omologazione del sistema ARGOS deve accogliersi l’eccezione formulata dal Comune di Venezia di inammissibilità per novità della questione.

Secondo l’indirizzo consolidato di questa Corte, infatti, “In tema di ricorso per cassazione, qualora siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorrente deve, a pena di inammissibilità della censura, non solo allegarne l’avvenuta loro deduzione dinanzi al giudice di merito ma, in virtù del principio di specificità, anche indicare in quale specifico atto del giudizio precedente ciò sia avvenuto, giacché i motivi di ricorso devono investire questioni già comprese nel “thema decidendum” del giudizio di appello, essendo preclusa alle parti, in sede di legittimità, la prospettazione di questioni o temi di contestazione nuovi, non trattati nella fase di merito né rilevabili di ufficio” (ex plurimis Sez. 2, Sent. n. 20694 del 2018, Sez. 6-1, Ord n. 15430 del 2018).

Infatti, il ricorrente che proponga in sede di legittimità una determinata questione giuridica, la quale implichi accertamenti di fatto, ha l’onere, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice di merito, ma anche di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione stessa (per l’ipotesi di questione non esaminata dal giudice del merito: Cass. 02/04/2004, n. 6542; Cass. 10/05/2005, n. 9765; Cass. 12/07/2005, n. 14599; Cass. 11/01/2006, n. 230; Cass. 20/10/2006, n. 22540; Cass. 27/05/2010, n. 12992; Cass. 25/05/2011, n. 11471; Cass. 11/05/2012, n. 7295; Cass. 05/06/2012, n. 8992; Cass. 22/01/2013, n. 1435; Cass. Sez. U. 06/05/2016, n. 9138).

Nella sentenza del Tribunale di Venezia la questione dell’omologazione non risulta in alcun modo trattata, in quanto i motivi di ricorso proposti dalla ditta T. attenevano all’applicabilità della normativa del codice della strada e alla verifica periodica della funzionalità del sistema di rilevamento della velocità. Pertanto, rispetto alla omologazione o approvazione del sistema ARGOS non risulta proposto alcun motivo di opposizione e non risulta svolto alcun contraddittorio, sicché, trattandosi di una questione che implica un accertamento di fatto, la relativa censura è inammissibile.

2. Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: violazione di norme di diritto in relazione al capo di sentenza che ha confermato l’ordinanza impugnata circa la contestazione di cui all’art. 10, comma 8, del regolamento comunale di attuazione della L.R. n. 63 del 1993, per mancata esposizione della bandierina taxi gialla.

A parere del ricorrente la coperta di prua sulla quale va inalberata la bandiera, ex art. 10 del regolamento comunale di attuazione della L.R. n. 63 del 1993, comprende anche il parabrezza dove la stessa era esposta come risulta dalla foto del fascicolo. Peraltro la bandierina era visibile da entrambi i lati della barca così soddisfacendo i requisiti richiesti dalla norma.

2.1 I secondo motivo di ricorso è infondato.

Ai sensi dell’art. 10 regolamento comunale di attuazione della legge regionale n. 63 del 30.12.1993: “I taxi acquei autorizzati dovranno recare come contrassegno: – n. 2 fasce di colore giallo rifrangente, da applicare all’esterno dei vetri laterali della cabina; – n. 2 targhe a fascia, di colore giallo rifrangente, recante il numero di licenza e la targa del natante, con stemma; – n. 3 contrassegni identificativi del simbolo di accessibilità condizionata per le unità specificamente attrezzate, da applicare ai vetri laterali della cabina e sul parabrezza; – n. 2 etichette trasparenti, con stampa in nero del numero di licenza da applicare all’interno del natante; – una bandiera rigida recante la scritta “TAXI” in lettere di colore nero su fondo giallo, che deve essere inalberata sulla coperta di prua su apposita astina e ben visibile da entrambe le facce”.

La tesi del ricorrente circa l’equiparabilità dell’esposizione della bandiera inalberata a prua su apposita asta con la sua collocazione all’interno del parabrezza è manifestamente infondata e, in ogni caso, presuppone una rivalutazione degli elementi istruttori estranea al giudizio di cassazione. Nella specie, infatti, con accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, il Tribunale ha ritenuto che dalla documentazione fotografica allegata agli atti, risultava che la bandierina era stata apposta all’interno del parabrezza e non, come prescritto dalla norma, inalberata sulla coperta di prua su apposita asta.

3. Il ricorso è rigettato.

4. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

5. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 1 bis dello stesso art. 13, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della parte resistente delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 550, più spese prenotate a debito;

ai sensi delD.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 1 bis dello stesso art. 13, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile, il 13 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2021

 

 

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