Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38224 del 03/12/2021

Cassazione civile sez. II, 03/12/2021, (ud. 29/04/2021, dep. 03/12/2021), n.38224

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIUSTI Alberto – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19695/2016 proposto da:

COSTRUZIONI EDILI FLLI P. DI P.M. & C. SA,

elettivamente domiciliata in Roma, Viale Pinturicchio 45, presso lo

studio dell’avvocato Caterina Borelli, rappresentata e difesa

dall’avvocato Stefano Pietro Galli;

– ricorrente –

contro

B.M., B.A., elettivamente domiciliati in Roma, Via

Acciaioli 7, presso lo studio dell’avvocato Paolo Tamietti,

rappresentati e difesi dall’avvocato Angelo Riva;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 152/2016 della Corte d’appello di Trento,

depositata il 01/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/04/2021 dalla Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– la società Costruzioni Edili F.lli P. s.a.s. di P.M. & C. (d’ora in poi solo P.) ricorre per cassazione avverso la sentenza della corte d’appello che accogliendo il gravame proposto da B.M. ed A. ha accertato e dichiarato che gli appellanti non sono debitori della società odierna ricorrente;

– il contenzioso era insorto a seguito di domanda di accertamento negativo proposta con citazione del 2013 dai sigg.ri B. al fine di sentir accertare che nulla dovevano alla società P. per lavori edili che quest’ultima asseriva, invece, di avere effettuato su loro incarico;

– gli attori premettevano di avere stipulato un contratto di appalto con l’impresa Costruzioni C. di D. e S. per il prezzo complessivo di Euro 300.000,00;

– gli attori precisavano di avere corrisposto all’impresa C. un importo ulteriore per opere originariamente non previste ma di non avere mai incaricato l’impresa P. che nondimeno, aveva recapitato quattro fatture per il complessivo importo di Euro 51.936,84, per asserita assistenza muraria per gli impianti elettrico ed idraulico, restituite al mittente stante l’insussistenza di alcun rapporto negoziale;

– nel giudizio di primo grado si costituiva l’impresa P. che articolava domanda riconvenzionale per la condanna degli attori al pagamento della somma di Euro 42.923,03;

– il giudice di prime cure, sulla scorta della documentazione e previo rigetto di tutte le istanze istruttorie, accoglieva la domanda riconvenzionale ritenendo che le opere svolte dall’impresa P. erano state richieste dal direttore dei lavori su incarico di B.E., genitore e mandatario degli attori;

– la corte d’appello a seguito del gravame proposto dagli attori soccombenti ha, invece, ritenuto il mancato adempimento dell’onere probatorio in capo all’impresa P. in relazione alla domanda riconvenzionale e, all’esito dell’assunzione delle prove testimoniali e della ctu, ha accertato che le opere oggetto della richiesta di pagamento erano state commissionate alla P. dall’impresa C. e che, quindi, i B. non avevano alcun debito con l’impresa P.;

– la cassazione della sentenza d’appello è chiesta dall’impresa P. con ricorso affidato a tre motivi, cui resistono con controricorso B.M. e A.;

– entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la violazione dell’art. 2697 c.c. e degli artt. 116,244,254 e 257 c.p.c., per omessa, illogica e contraddittoria motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti e, in particolare, errata valutazione delle prove testimoniali non avendo la corte coerentemente motivato la decisione di non ritenere attendibili i testi di parte appellata geom. Bu.Ma. e sig. C.D. in ordine alla sussistenza del contratto oggetto di causa;

– la censura è inammissibile;

– con riguardo al profilo di censura fondato sull’art. 360 c.p.c., n. 5 la Corte ha chiarito che la valutazione delle prove raccolte, anche se si tratta di presunzioni, costituisce un’attività riservata in via esclusiva all’apprezzamento discrezionale del giudice di merito, le cui conclusioni in ordine alla ricostruzione della vicenda fattuale non sono sindacabili in cassazione, sicché rimane estranea al vizio previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, qualsiasi censura volta a criticare il “convincimento” che il giudice si è formato, a norma dell’art. 116 c.p.c., commi 1 e 2, in esito all’esame del materiale istruttorio mediante la valutazione della maggiore o minore attendibilità delle fonti di prova, atteso che la deduzione del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, non consente di censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali, contenuta nella sentenza impugnata, contrapponendo alla stessa una diversa interpretazione al fine di ottenere la revisione da parte del giudice di legittimità degli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito; (cfr. Cass. 20553/2021);

– con specifico riferimento alla dedotta violazione dell’art. 2697 c.c., va ricordato che essa si configura nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne era gravata in applicazione di detta norma, non anche quando, a seguito di una incongrua valutazione delle acquisizioni istruttorie, abbia ritenuto erroneamente che la parte onerata avesse assolto tale onere, poiché in questo caso vi è un erroneo apprezzamento sull’esito della prova, sindacabile in sede di legittimità solo per il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (Cass. 17313/2020);

– richiamata la cornice interpretativa entro la quale si inscrive la censura in esame, la valutazione sull’attendibilità dei testimoni svolta dal giudice del merito a pag. 14 della sentenza, come ogni valutazione di attendibilità, sufficienza e congruenza delle testimonianze, si colloca interamente nell’ambito della valutazione delle prove, ed e’, conseguentemente, estranea al giudizio di legittimità (cfr. Cass. 25166/2019; id. 16056/2016);

– con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti nonché l’omessa, illogica e contraddittoria motivazione, in particolare, in ordine alla circostanza che l’impresa ricorrente eseguì in favore di B.M. e A., assistenza muraria per impianto elettrico e idraulico anche dopo il 14/09/2012, nonché altre e diverse opere che mai erano state commissionate all’impresa C.;

– la censura appare inammissibile per difetto di decisività della circostanza dedotta;

– la circostanza non e’, infatti, idonea ad inficiare l’elemento valorizzato dalla corte territoriale (e derivante dalla deposizione dai testi E.L. e Pa.Gi.) che l’impresa P. lasciò il cantiere prima della conclusione dei lavori perché non pagati dalla C., con ciò ritenendo confermato che era stata quest’ultima e non i B. ad assegnare l’incarico alla P.;

– la conclusione, in difetto di elementi di prova dell’affidamento di un diverso incarico, è stata ritenuta valida per tutte le opere svolte dall’impresa P.;

– con il terzo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione dell’art. 244 c.p.c., per avere illegittimamente ammesso i capitoli di prova avversari nonostante l’assenza di specificità dei medesimi;

– la censura è inammissibile;

– infatti, il ricorrente non deduce dove e quando ha svolto la tempestiva eccezione di nullità – in applicazione del principio secondo cui con il ricorso per cassazione per nullità della assunzione della prova testimoniale per mancata specificazione dei fatti oggetto della prova mediante formulazione di appositi capitoli (art. 244 c.p.c.), il ricorrente, a pena di inammissibilità, deve integrare la critica alla sentenza con l’indicazione dell’atto processuale con il quale fece opposizione all’assunzione della prova o ne dedusse tempestivamente la nullità (cfr. Cass. 12577/1999);

– inoltre, è principio consolidato che il giudizio sulla idoneità della specificazione dei fatti dedotti nei capitoli di prova – che va comunque condotto non solo alla stregua della letterale formulazione dei capitoli medesimi, ma anche ponendo il loro contenuto in relazione agli altri atti di causa ed alle deduzioni dei contendenti – costituisce apprezzamento di merito non suscettibile di sindacato in sede di giudizio di cassazione se correttamente motivato (cfr. Cass. 2201/2007; 1513/1997; 5354/1980););

– l’inammissibilità di tutti i motivi comporta l’inammissibilità del ricorso e, in applicazione del principio di soccombenza, la ricorrente va condannata alla rifusione delle spese di lite a favore dei controricorrenti, liquidate come in dispositivo;

– sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese di lite a favore dei controricorrenti e liquidate in Euro 5500,00 per compensi per Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 29 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2021

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