Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38194 del 03/12/2021

Cassazione civile sez. I, 03/12/2021, (ud. 20/10/2021, dep. 03/12/2021), n.38194

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 15117/2016 proposto da:

Luxo Ltd, in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente

domiciliata in Roma, Via degli Scipioni, 288, presso lo studio degli

Avvocati Giuseppe Giuffre’, e Stefano Angeloni, che la rappresentano

e difendono per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Provincia di Nuoro, in persona del Commissario Straordinario pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via E. Tazzoli, 2,

presso lo studio dell’avvocato Andrea Buesca, rappresentata e difesa

dall’avvocato Gian Franco Mureddu, giusta procura in calce all’atto

di costituzione di nuovo difensore;

– controricorrente –

nonché

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in persona del

Ministro in carica, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura

Generale dello Stato presso i cui uffici in Roma, Via dei

Portoghesi, 12 domicilia;

– controricorrente –

nonché

Cordusio Società Fiduciaria per azioni, in persona del legale

rappresentante p.t., elettivamente domiciliata in Roma, Via Arcione,

71, presso lo studio dell’Avvocato Stefano D’Ercole, che la

rappresenta e difende per procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 247/2016 della Corte d’Appello di Cagliari,

pubblicata il 04/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/10/2021 dal Cons. Dott. Laura Scalia.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con contratti nn. (OMISSIS), la Provincia di Nuoro aveva affidato in appalto alla società Edistra S.p.A. l’esecuzione di lavori di sistemazione generale della S.P. (OMISSIS) nel tratto “(OMISSIS)” finanziati dalla Cassa del Mezzogiorno.

I lavori venivano ultimati e collaudati.

2. Con citazione notificata il 28 dicembre 2001 la società appaltatrice, ammessa a concordato preventivo, ha convenuto l’Amministrazione provinciale davanti al Tribunale di Nuoro – poi in riassunzione davanti al Tribunale di Cagliari a seguito di declaratoria di incompetenza per territorio – per ottenere il pagamento di somme spettanti a titolo di svincolo anticipato delle trattenute di garanzia, saldo revisione prezzi, interessi da ritardato pagamento dei corrispettivi contrattuali e della revisione prezzi.

Il Tribunale di Cagliari con sentenza n. 576 del 2011, in adesione alle conclusioni della disposta consulenza tecnica di ufficio, ha rigettato la domanda attrice per mancato adempimento dell’onere probatorio, nella ritenuta inidoneità della documentazione prodotta a determinare “con sufficiente certezza” gli importi effettivamente dovuti, ed ulteriori rispetto a quelli versati a titolo di corrispettivo e revisione prezzi, ed a valutare l’esistenza di ritardi imputabili all’Amministrazione.

3. La Corte d’Appello di Cagliari, con la sentenza in epigrafe indicata, ha confermato la sentenza di primo grado.

I giudici di appello hanno rigettato l’impugnazione proposta da Cordusio – Società Fiduciaria per Azioni, già cessionaria delle posizioni attive vantate dalla Edistra S.p.A., nell’interesse della fiduciante e nell’esercizio dell’attività fiduciaria di cui alla L. 23 novembre 1939, n. 1966, appello alle cui ragioni aveva aderito, costituendosi, la Luxo Ltd, cessionaria del credito, di cui pure i giudici di merito hanno escluso la richiesta estromissione, nella ritenuta insussistenza dei requisiti di legge ex art. 111 c.p.c..

La Corte di merito ha ritenuto che per i due distinti contratti, repp. nn. (OMISSIS): a) le ulteriori somme richieste in giudizio a titolo di revisione prezzi difettavano delle delibere dell’organo deputato a manifestare in esterno la volontà dell’ente pubblico nella irrilevanza degli atti provenienti da organi tecnici; b) doveva ritenersi infondata anche la pretesa ad ottenere sulle prime gli interessi ex art. 38 Capitolato Generale della Cassa per il Mezzogiorno, non spettando ulteriori somme all’indicato titolo; c) quanto agli interessi da ritardato pagamento degli acconti sui corrispettivi dovuti, ostava al riconoscimento la genericità dei motivi proposti ex art. 342 c.p.c., ratione temporis, applicabile a fronte del giudizio di inidoneità della documentazione prodotta ai fini di prova dei ritardi imputabili ritenuta dal primo giudice (esatte decorrenze degli interessi; periodi di debenza; precisi importi su cui andavano calcolati; ragioni della inidoneità), anche nella affermata non debenza degli interessi per ritardo sui sal dal 1 al 17 e sulla revisione prezzi dal 1 al 10 sal di ulteriori interessi, secondo la regola dell’anatocismo.

4. Luxo Ltd ricorre, con unico motivo, per la cassazione della sentenza indicata cui resistono con controricorso la Provincia di Nuoro ed il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

4.1. La Provincia di Nuoro ha concluso per la propria estromissione e per il rigetto del ricorso per sua infondatezza o inammissibilità ex art. 360-bis c.p.c., n. 1 e per non aver colto tutte le rationes decidendi poste a sostegno dell’impugnata sentenza.

4.2. La Cordusio-Società Fiduciaria per Azioni ha concluso per la propria estromissione dal giudizio e, in subordine, per l’accoglimento del ricorso.

5. La ricorrente, la Provincia di Nuoro e la Cordusio hanno depositato memorie ex art. 380-bis.1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con unico motivo la ricorrente Luxo Ltd deduce la violazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, D.L.C.P.S. n. 1501 del 1947, L. n. 1481 del 1963, L. n. 463 del 1964, L. n. 76 del 1970, L. n. 37 del 1973, L. n. 700 del 1974 e dell’art. 115 c.p.c. e dell’art. 24 Cost..

Premesso di aver agito per far valere il saldo della revisione prezzi e gli interessi per il ritardato pagamento del dovuto, la ricorrente denuncia l’errore in cui è incorsa la Corte cagliaritana nella parte in cui, nel rigettare la domanda di revisione prezzi, della revisione ha valorizzato il mancato riconoscimento da parte dell’ente committente attraverso l’organo deliberativo, deputato alla formazione e manifestazione di volontà dell’Amministrazione.

Ricostruita la normativa nel tempo succedutasi su riconoscimento e disciplina della revisione prezzi e quindi dell’alea revisionale, dei pagamenti in acconto e delle regole di quantificazione, la ricorrente deduce come il richiamato istituto debba essere riconosciuto in funzione di presupposti e parametri puntualmente stabiliti dal legislatore, oggetto di verifiche tecnico-economiche, non trattandosi di riconoscimento facoltativo.

Il giudizio è relativo al quantum e non all’an della pretesa, come confermato dal contratto e la sua esecuzione nel cui corso mai si era fatta questione dalle altre parti circa la spettanza della revisione prezzi, non potendo altrimenti la Corte d’Appello neppure pronunciare secondo propria giurisdizione.

Il Ministero non ha mai contestato nel merito il conteggio finale, ma il mancato perfezionamento della procedura di definizione del saldo finale e la mancata approvazione dell’importo indicato in conteggio con “sovvertimento” dei principi sull’onere della prova e dello stesso diritto costituzionale di difesa.

La Corte territoriale ha ritenuto la mancata approvazione preclusiva di ogni riconoscimento economico là dove invece il riconoscimento, o meno, della pretesa avrebbe inciso sullo strumento processuale azionabile, legittimando la parte, su riconoscimento della debitrice, a proporre ricorso per decreto ingiuntivo.

2. La Cordusio Società Fiduciaria per Azioni e la Provincia di Nuoro insistono in via preliminare per la loro estromissione dal giudizio.

3. Il ricorso è infondato.

In tema di appalti pubblici il diritto alla revisione spetta all’appaltatore quando l’amministrazione abbia adottato un espresso provvedimento attributivo o tenuto un comportamento denotante implicito riconoscimento del diritto alla revisione, risultando a tale riguardo necessario che il provvedimento o il comportamento concludente – che in ogni caso non possono consistere in atti interni della P.A., meramente preparatori e propedeutici ad un eventuale riconoscimento della revisione – provengano dall’organo deliberativo competente ad esprimere la volontà dell’ente pubblico non rilevando a tal fine il conteggio finale della revisione redatto e firmato dagli organi tecnici quali il direttore dei lavori e il responsabile del relativo procedimento (vd.: Cass. SU 23/07/2015, n. 15474; Cass. 05/04/2005, n. 6993).

La posizione soggettiva dell’appaltatore in ordine alla facoltà dell’amministrazione di procedere alla revisione dei prezzi – secondo la disciplina vigente anteriormente all’entrata in vigore del D.L. 11 luglio 1992, convertito in L. 8 agosto 1992, n. 359, che ha soppresso tale facoltà, sostituita poi dal diverso sistema di adeguamento previsto dalla Legge Quadro in materia di lavori pubblici 11 febbraio 1994, n. 109 – è tutelabile dinanzi al giudice amministrativo quando attenga all'”an” della revisione, in quanto espressivo dell’esercizio di un potere discrezionale riconosciuto dalla norma alla stazione appaltante, sulla base di valutazioni correlate a preminenti interessi pubblicistici (Cass. 13/09/2005, n. 18126).

In corretta applicazione degli indicati principi la Corte d’appello di Cagliari ha rigettato la domanda attrice di riconoscimento del diritto alla revisione prezzi in difetto di Delibera dell’organo competente senza che, per lo svolto ragionamento, sia venuto in rilievo l’an stesso della diritto alla revisione e, con esso, la giurisdizione del giudice ordinario adito preclusa, nel suo esercizio, in ragione del carattere facoltativo della presupposta Delibera di riconoscimento, esito della valutazione della pluralità di interessi pubblici in gioco.

Il sindacato della Corte territoriale non si è esteso alle ragioni della Delibera mancata e quindi alle valutazioni che avrebbero dovuto sostenere la scelta dell’Amministrazione nel deliberare la revisione.

D’altra parte mai questa Corte si è espressa nel senso che il giudice ordinario in materia di appalti pubblici possa accertare il diritto del privato alla revisione prezzi in forza delle sole previsioni di legge, indicative dei requisiti oggettivi, automatici nella loro applicazione, così come deduce la ricorrente, con esclusione di ogni margine di discrezionalità per l’Amministrazione deliberante, al cui esercizio, soltanto, si correla l’affermazione della giurisdizione amministrativa.

Secondo costante orientamento di legittimità ad integrazione del diritto alla revisione prezzi, da azionare dinanzi al giudice ordinario, concorre la delibera di approvazione-autorizzazione dell’organo deliberante della pubblica committenza.

Là dove la Corte d’Appello ha accertato la mancanza della Delibera di approvazione della revisione prezzi, tanto non equivale a ritenere quel giudice privo di giurisdizione non venendo in considerazione, per il difetto dell’indicato presupposto costitutivo della fattispecie del diritto alla revisione prezzi, valutazioni sulla composizione di diritti ed interessi propri della giurisdizione amministrativa.

Il motivo di ricorso, a cui non sono estranee ragioni finanche di inammissibilità nella rilevata novità della questione sulla delibera di revisione, sulla quale si e’, pertanto, formato, nel passaggio tra primo e secondo grado di giudizio, giudicato implicito, è pertanto infondato ed assorbe anche i contenuti relativi agli interessi richiesti sulla revisione prezzi.

3.1. Quanto al riconoscimento degli interessi da ritardata corresponsione del saldo lavori, il motivo è poi inammissibile perché non autosufficiente.

Il ricorrente a fronte della motivazione impugnata nella parte in cui il giudice di appello apprezza come inammissibile il motivo ex art. 342 c.p.c., per mancata individuazione dei termini che, per decorso e quantificazione della posta rivendicata, consentirebbero di qualificare come puntuale la censura portata in appello, non ha trascritto in modo completo l’atto di appello nel ricorso, così da dimostrare che nel suddetto atto di impugnazione non erano ravvisabili gli errori e la mancata attinenza dei motivi di appello alle motivazioni del giudice di primo grado indicati dal giudice del gravame (Cass. 20/08/2021, n. 23249).

3.2. In ordine poi alla sollecitata estromissione dal giudizio della Provincia di Nuoro e della Cordusio, per le normative di riferimento nella dedotta non opposizione ex art. 111 c.p.c., delle altre parti a siffatto evento processuale, con la stessa le controricorrenti ripropongono, sostanzialmente, le ragioni della loro estraneità al giudizio e quindi l’erroneità dell’accertamento della Corte di appello per cattiva interpretazione della norma processuale di riferimento, l’art. 111 cit..

La questione è ormai irrilevante rispetto alla Provincia di Nuoro in ragione degli esiti del giudizio di cassazione.

Per il resto quanto alla posizione della Cordusio, costituitasi in adesione alle posizioni della ricorrente, il motivo è infondato e finanche inammissibile avendo la Corte d’appello escluso l’operatività dell’art. 111 c.p.c., comma 3, nell’osservanza dei principi solidamente affermati da questa Corte e per i quali alla successione a titolo particolare del cessionario nel diritto controverso, consegue, ai sensi dell’art. 111 c.p.c., la valida prosecuzione del giudizio tra le parti originarie e la conservazione della legittimazione da parte del cedente, in qualità di sostituto processuale del cessionario, anche in caso d’intervento di quest’ultimo fino alla formale estromissione del primo dal giudizio, attuabile solo con provvedimento giudiziale e previo consenso di tutte le parti (Cass. 22/10/2009, n. 22424), in modo incontestato mancante.

4. Il ricorso conclusivamente infondato va, pertanto, rigettato e la ricorrente Luxo Ltd e Cordusio Società Fiduciaria per Azioni condannate, in solido, alla rifusione i delle spese di lite come in dispositivo indicato, secondo soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente Luxo Ltd. e la Cordusio Società Fiduciaria per Azioni, in solido, a rifondere alla Provincia di Nuoro ed al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti le spese di lite che liquida in Euro 10.000,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali al 15% forfettario ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 20 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2021

 

 

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