Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3816 del 14/02/2020

Cassazione civile sez. lav., 14/02/2020, (ud. 06/11/2019, dep. 14/02/2020), n.3816

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15709/2014 proposto da:

I.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO POMA,

2, presso lo studio degli avvocati SILVIA ASSENNATO e MASSIMILIANO

PUCCI, che lo rappresentano e difendono;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

avvocati SERGIO PREDEN, LIDIA CARCAVALLO, LUIGI CALIULO, ANTONELLA

PATTERI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 593/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 29/07/2013 r.g.n. 2555/2010.

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte d’Appello di Milano, in parziale riforma della sentenza di primo grado, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, rigettava la domanda con cui I.S. aveva chiesto l’accertamento del diritto alla rivalutazione contributiva di cui alla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8, in relazione all’attività di lavoro subordinato svolta dal 14.8.1964 al 31.12.1992, dapprima a bordo di navi mercantili e poi quale manutentore e conduttore di impianti termici industriali.

2. A sostegno del decisum il Collegio di secondo grado rilevava che la domanda giudiziaria era priva delle indispensabili allegazioni in fatto dalle quali poter evincere la durata e la consistenza dell’esposizione a rischio; a fronte delle dette carenze allegative, l’invocata istruttoria non avrebbe potuto condurre ad esiti rilevanti ai fini della decisione, ed in particolare all’accertamento dell’esposizione così come richiesta dalla legge per il riconoscimento del beneficio oggetto di causa, in termini sia quantitativi che temporali.

3. Per la cassazione della sentenza I.S. ha proposto ricorso, affidato ad un unico motivo, cui l’Inps ha resistito con controricorso.

4. Le parti hanno depositato memorie ex art. ex art. 380-bis 1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

5. a fondamento del ricorso, il ricorrente deduce che la soluzione adottata dalla Corte territoriale violerebbe gli artt. 112,116,441,443 e 445 c.p.c., in relazione alla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8 e successive modificazioni, e sarebbe affetta da omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione.

6. Riferisce il contenuto del ricorso di primo grado e sostiene di avere puntualmente descritto l’attività lavorativa svolta nel tempo, con indicazione dei periodi lavorativi, degli stabilimenti ove era stata svolta l’attività di lavoro, delle mansioni svolte e delle caratteristiche delle lavorazioni, nonchè delle modalità attraverso le quali era stato realizzato il contatto con l’amianto; di avere articolato prova per testimoni e ulteriori istanze istruttorie, nonchè richiesto c.t.u. ambientale.

7. Il motivo è fondato, nel senso che si va ad esporre.

Questa Corte a Sezioni Unite ha chiarito che nel rito del lavoro, qualora il ricorrente non provveda ad indicare ex art. 414 c.p.c., n. 4, nel ricorso introduttivo della lite gli elementi di fatto e di diritto posti a base della domanda, la conseguenza è la nullità del ricorso, che ricorre allorchè sia assolutamente impossibile l’individuazione dell’uno o dell’altro elemento attraverso l’esame complessivo dell’atto, perchè in tal caso il convenuto non è posto in condizione di predisporre la propria difesa nè il giudice di conoscere l’esatto oggetto del giudizio (v. da ultimo Cass. n. 19009 del 17/07/2018). Tale nullità è da ritenersi però sanabile ex art. 164 c.p.c., comma 5, norma ritenuta estensibile anche al processo del lavoro (Cass. S.U. n. 11353 del 17/06/2004). Si è anche successivamente precisato che in caso di mancata fissazione, da parte del giudice adito, di un termine perentorio per la rinnovazione del ricorso o per l’integrazione della domanda nonchè in mancanza di una tempestiva eccezione del convenuto, ex art. 157 c.p.c., relativa al vizio dell’atto, deve ritenersi provata l’intervenuta sanatoria del ricorso nullo per il raggiungimento dello scopo, ex art. 156 c.p.c.; in questo caso, ai fini dell’identificazione dell’oggetto della domanda (la cui impossibilità produce comunque l’inammissibilità della domanda stessa) il giudice di merito deve prendere in considerazione ogni elemento risultante dagli atti e dai documenti di causa, proveniente sia dall’attore che dal convenuto, e può anche chiedere chiarimenti alle parti, pur non valendo la sanatoria a rimettere in termini il ricorrente rispetto ai mezzi di prova non indicati nè specificati in ricorso e salva la possibilità del convenuto di eccepire, in ogni tempo e in ogni grado del giudizio, il mancato rispetto da parte dell’attore della norma codicistica sull’onere della prova (Cass. n. 23929 del 23/12/2004).

8. Diverso è il caso dell’inidoneità delle prove offerte al fine di desumere la fondatezza della domanda e dell’irrilevanza della documentazione prodotta: in tal caso, dal mancato assolvimento dell’onere della prova incombente sul ricorrente deriva il rigetto del ricorso, ed è orientamento consolidato presso questa Corte che l’accertamento in ordine alla sussistenza e all’idoneità di una prova offerta a rendere verosimile il fatto allegato costituisce un apprezzamento di merito insindacabile in sede di legittimità se congruamente e logicamente motivato (v. ex multis Cass. n. 7705 del 28/03/2018).

9. La Corte territoriale ha nel caso argomentato che per il periodo svolto come marittimo, della durata complessiva ultraventennale, l’esposizione ad amianto secondo il ricorrente si sarebbe verificata per un totale di 8 anni, 4 mesi e 20 giorni. Tuttavia, ha rilevato che il ricorrente aveva descritto le imbarcazioni sulle quali aveva prestato la propria attività in termini alquanto generici, così rendendo impossibile individuare tra tutte le imbarcazioni nelle quali aveva lavorato quelle in cui era adoperato l’amianto, nonchè quelle in cui il cattivo stato di conservazione dell’amianto era tale da indurre una maggiore dispersione. Non diversamente, per il periodo di impiego a terra, protrattosi dal 1980 al 2007, con situazione di stabilità nell’impiego solo dal 1989 in poi, a fronte di numerosi mutamenti di ambienti di lavoro, ad avviso della Corte territoriale le deduzioni in ordine alle caratteristiche degli stessi venivano erano state formulate in modo generico ed indifferenziato. In ordine alle attività manutentive, il ricorrente aveva precisato di occuparsi in prima persona degli interventi manutentivi di minore entità e delle riparazioni accidentali, posto che gli interventi di manutenzione straordinaria erano svolti da personale esterno con il quale egli collaborava, ma anche la descrizione di questi interventi di manutenzione era generica e lacunosa perchè nessun elemento veniva fornito con riguardo alla frequenza e alla durata degli interventi eseguiti in prima persona, nè alle modalità dell’esposizione all’amianto determinate dal diverso ruolo di affiancamento e collaborazione con il personale esterno, anch’esso peraltro indicato senza alcun preciso riferimento di carattere temporale.

10. La Corte territoriale ha dunque fatto discendere dalla mancata specifica esposizione degli elementi di fatto su cui si fondava la domanda il rigetto nel merito della stessa, così confondendo i due profili (nullità del ricorso ed infondatezza dello stesso) testè descritti e le relative conseguenze

11. Discende da quanto detto la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, che dovrà rivalutare gli atti sulla scorta dei principi sopra individuati.

12. Al giudice designato competerà anche la regolamentazione delle spese del presente giudizio.

13. Non sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente vittorioso, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la regolamentazione della spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Milano in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2020

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