Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3815 del 14/02/2020

Cassazione civile sez. lav., 14/02/2020, (ud. 06/11/2019, dep. 14/02/2020), n.3815

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15465/2014 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

avvocati LUIGI CALIULO, SERGIO PREDEN, LIDIA CARCAVALLO, ANTONELLA

PATTERI;

– ricorrente –

contro

P.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANDREA BAFILE

2 INT 10, presso lo studio dell’avvocato MAFALDA MATTA,

rappresentato e difeso dall’avvocato NELLO SILVESTRI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 8901/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 17/01/2014 r.g.n. 8222/2009.

Fatto

RILEVATO

che:

1. P.P. con ricorso al Tribunale di Napoli chiedeva che venisse accertato il proprio diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto ai sensi della L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8 e successive modificazioni, per il periodo dal 8.11.1999 al 31.1.2006. Invocava l’efficacia di un precedente giudicato formatosi per effetto della sentenza del medesimo Tribunale n. 6901 del 2000, che aveva riconosciuto la rivalutazione contributiva suddetta, a partire dalla data di assunzione e fino a quella di deposito del ricorso (8.11.1999, come si legge a pg. 2 del ricorso per cassazione dell’Inps, o 30.7.1998, come si legge a pg. 2 del controricorso), periodo durante il quale aveva lavorato presso il medesimo datore di lavoro, la Breda costruzioni, ex Sofer di (OMISSIS).

2. La Corte d’appello di Napoli confermava la sentenza del Tribunale della stessa città che aveva accolto la domanda sulla base della ritenuta efficacia preclusiva della precedente sentenza, argomentando che essa aveva giudicato su un rapporto giuridico di durata e che pertanto l’intervenuto accertamento era idoneo a determinare il riconoscimento del diritto anche per il periodo lavorativo ad esso successivo.

3. Per la cassazione della sentenza l’Inps ha proposto ricorso, affidato a due motivi, cui P.P. ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. come primo motivo di ricorso l’INPS deduce la violazione della L. 11 agosto 1973, n. 533, artt. 7 e 8 e artt. 112 e 443 c.p.c., nonchè del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47. Lamenta che la Corte d’appello di Napoli non abbia esaminato l’eccezione di improponibilità della domanda giudiziaria per mancanza della previa domanda amministrativa all’Inps, eccezione sollevata sia in primo grado che nel ricorso in appello.

5. Ribadisce che il riconoscimento del diritto ai benefici contributivi può avvenire solo a fronte di domanda amministrativa dell’interessato; la sentenza impugnata non sarebbe conforme a diritto giacchè da un lato ha ritenuto implicitamente proponibile l’azione giudiziaria pure in assenza della specifica domanda amministrativa di prestazione rivolta all’unico ente erogatore del beneficio richiesto in causa e dall’altro non si è pronunciata sull’eccezione specificamente oggetto del primo motivo di appello proposto dall’istituto.

6. Come secondo motivo deduce la violazione dell’art. 2909 c.c., art. 324 c.p.c. e della legge n. 257 del 1992, art. 13, comma 8 e lamenta che la Corte d’appello abbia ritenuto che il precedente giudicato relativo al riconoscimento della rivalutazione contributiva per l’esposizione ad amianto fino alla data del novembre 1999 abbia l’effetto di rendere pacifica la spettanza della medesima rivalutazione anche per il periodo successivo, grazie alla sola permanenza del medesimo rapporto di lavoro, senza accertare, nonostante la contestazione tempestivamente sollevata dall’istituto, se la situazione sulla cui base il primo giudice aveva riconosciuto il beneficio alla rivalutazione contributiva fosse perdurata anche nel periodo successivo, oggetto del giudizio.

7. Il primo motivo è fondato.

Questa Corte ha chiarito che in materia di rivalutazione contributiva

da esposizione all’amianto, la domanda amministrativa della prestazione all’ente erogatore, della L. n. 533 del 1973, ex art. 7, è condizione di ammissibilità di quella giudiziaria, diversamente dal ricorso introduttivo del procedimento contenzioso amministrativo ex art. 443 c.p.c., avendo disposto il legislatore che il privato non affermi un diritto davanti all’autorità giudiziaria prima che esso sia sorto, ossia prima del perfezionamento della relativa fattispecie a formazione progressiva, nella quale la presentazione della domanda segna la nascita dell’obbligo dell’ente previdenziale e, in quanto tale, non può essere assimilata ad una condizione dell’azione, rilevante anche se sopravvenuta nel corso del giudizio. Ne consegue che l’azione iniziata senza la presentazione in sede amministrativa della corrispondente istanza comporta l’improponibilità della domanda giudiziale, rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, con conseguente nullità di tutti gli atti del processo (Cass. n. 11574 del 04/06/2015, Cass. n. 11438 del 10/05/2017, Cass. n. 27384 del 29/10/2018).

8. Nel caso, la mancanza di domanda amministrativa all’Inps per il periodo oggetto di causa rende dunque la domanda improponibile, con accertamento che può essere compiuto in questa sede, a ciò non ostando il mancato rilievo in sede di merito.

9. Nè osta a tale soluzione il precedente giudicato, considerato che il relativo ricorso era stato proposto nel 1998 e dunque la preliminare domanda amministrativa non poteva avere ad oggetto il periodo lavorativo per il quale viene domandato in questa sede il riconoscimento dell’esposizione ad amianto.

10. La sentenza gravata deve dunque essere cassata senza rinvio ex art. 382 c.p.c., u.c., in quanto la domanda non poteva essere proposta.

11. Resta assorbito l’ulteriore motivo di ricorso.

12. Le spese dell’intero processo devono essere compensate tra le parti, in ragione del fatto che la giurisprudenza di legittimità soprarichiamata si è consolidata dopo la proposizione della causa.

13. L’esito del giudizio determina la non sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente vittorioso, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dall’art. 13, comma 1 quater, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo motivo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto senza rinvio, perchè la domanda non poteva essere proposta. Compensa tra le parti le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2020

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