Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3810 del 14/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2017, (ud. 11/01/2017, dep.14/02/2017),  n. 3810

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 560-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.R.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 157/4/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ANCONA del 17/02/2015, depositata il 19/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO

MOCCI.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c. delibera di procedere con motivazione sintetica ed osserva quanto segue.

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale delle Marche che aveva accolto l’appello di B.R. contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Macerata. Quest’ultima aveva dichiarato inammissibile l’impugnazione del contribuente avverso una cartella di pagamento per IRES, IVA e IRAP, oltre sanzioni ed interessi per l’anno 2006.

Nella decisione impugnata, la CTR ha affermato che il B. non sarebbe stato tenuto all’impugnazione dell’avviso di accertamento, sicchè sarebbe stata del tutto illegittima l’iscrizione a ruolo a carico dello stesso. La responsabilità solidale avrebbe potuto essere evocata solo a fronte di un debito certo e non di una questione ancora sub judice.

Il ricorso si articola su tre rilievi.

Col primo, l’Agenzia deduce nullità della sentenza e del procedimento per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4. La CTR avrebbe erroneamente affermato che la notifica al B. sarebbe stata effettuata solo “per conoscenza”, laddove, invece il contribuente (che aveva presentato la dichiarazione fiscale per l’A.S. Victoria Strada) avrebbe dovuto risponderne direttamente, ai sensi dell’art. 38 c.c.

Con il secondo, si assume la violazione e falsa applicazione dell’art. 38 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Con il terzo, la ricorrente invoca la nullità della sentenza e del procedimento per violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4. La CTR avrebbe dovuto sospendere il giudizio a norma dell’art. 295 c.p.c., in attesa che il processo parallelo nei confronti della società divenisse definitivo.

L’intimato non si è costituito.

Le prime due doglianze – che, per la loro stretta connessione, possono essere scrutinate congiuntamente – sono fondate.

In tema di riscossione dell’imposta sul valore aggiunto, il socio di società di persone, in caso di cessione della quota, è responsabile per le tutte le obbligazioni sociali, e perciò anche tributarie, esistenti al giorno dello scioglimento del rapporto sociale (artt. 2290, 2291 e 2269 c.c.), sicchè la sua responsabilità è diretta ancorchè sussidiaria (art. 2304 c.c.). Ne consegue che, essendo il debito del socio il medesimo della società, l’amministrazione finanziaria non ha l’obbligo di notificare al socio l’avviso di accertamento o di rettifica dell’IVA, in quanto l’accertamento effettuato nei confronti della società ha effetto anche nei confronti del socio – così come il giudicato ottenuto nei confronti della società di persone costituisce titolo esecutivo nei confronti dei singoli soci -, e può quindi limitarsi a notificargli, nella vigenza del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 46 l’avviso di mora ovvero la cartella di pagamento (come nella specie), potendo il contribuente contestare, con l’impugnazione di questo atto, anche l’esistenza e l’ammontare del debito d’imposta, senza che possa ravvisarsi violazione del suo diritto di difesa. (Sez. 5, n. 19188 del 06/09/2006).

La decisione della CTR è dunque erronea, per aver ritenuto la necessità della notifica del previo atto di accertamento nei confronti del B..

Anche il terzo motivo è fondato.

Una volta ritenuto il collegamento con l’accertamento pregiudiziale nei confronti della società, la CTR avrebbe dovuto procedere all’invocata sospensione ex art. 295 c.p.c. Infatti, la sospensione necessaria del processo ex art. 295 c.p.c. è applicabile anche al processo tributario qualora risultino pendenti, davanti a giudici diversi, procedimenti legati tra loro da un rapporto di pregiudizialità tale che la definizione dell’uno costituisce indispensabile presupposto logico-giuridico dell’altro, nel senso che l’accertamento dell’antecedente venga postulato con effetto di giudicato, in modo che possa astrattamente configurarsi l’ipotesi di conflitto al giudicato (Sez. 5, n. 21396 del 30/11/2012).

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Marche, in diversa composizione, anche per le spese del grado di cassazione.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2017

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