Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3809 del 07/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2022, (ud. 14/01/2022, dep. 07/02/2022), n.3809

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. Di MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9927-2020 proposto da:

G.B., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato LUIGI MIGLIACCIO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso il decreto n. R.G. 8848/2018 del TRIBUNALE di SALERNO,

depositato il 05/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. DI MARZIO

MAURO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. – G.B., nigeriana, ricorre per due mezzi, nei confronti del Ministero dell’Interno, contro il decreto del 5 febbraio 2020 con cui il Tribunale di Salerno ha respinto la sua domanda di protezione internazionale

o umanitaria.

2. – Non spiega difese l’amministrazione intimata, che si limita al deposito di una comparsa di costituzione per i fini dell’eventuale partecipazione alla discussione orale.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

3. – Il ricorso denuncia:

a) error in iudicando in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione degli artt. 3 e 60 Convenzione di Istanbul; art. 8 cedu, artt. 2, 29 e 30 Cost., D.Lgs. n. 286 del 1998. art. 5, comma 6, e art. 19, comma 2, lett. d); D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, e art. 4; D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, comma 1, lett.h-bis, art. 8, comma 3, e art. 32, per avere il Tribunale ritenuto irrilevanti le violenze di genere patite dalla RA e originatesi in Libia (Cass., 13096/19), nonché la sua condizione di madre single in stato di gravidanza, sebbene entrambe le circostanze siano connese alla condizione di vulnerabilità legittimante il riconoscimento di protezione umanitaria;

b) error in iudicando in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omesso esame di fatti decisivi (condizione di madre single ed endemica violenza di genere in Nigeria) idonei, ove vagliati, ad incidere sulle esigenze di natura umanitaria.

RITENUTO CHE:

4. – Il ricorso va accolto.

I due motivi possono essere simultaneamente trattati.

Essi sono fondati in applicazione del principio che segue.

In tema di permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, lo stato di gravidanza della richiedente e, conseguentemente, anche quella di madre con figlio minore, deve essere valutato ai fini dell’individuazione di una situazione di vulnerabilità, considerato che il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 2, lett. d), prevede il divieto di espulsione per le donne in gravidanza e nei sei mesi successivi al parto e che il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, comma 11, lett. h) bis, include tra le persone vulnerabili anche le donne in stato di gravidanza ed i genitori singoli con figli minori. (Cass. 13 ottobre 2020, n. 22052).

5. – Il ricorso è cassato il rinviato per nuovo esame al Tribunale di Salerno, che si atterrà a quanto dianzi indicato e provvederà anche sulle spese di questo giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia anche per le spese al Tribunale di Salerno in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2022

 

 

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